Editoriali Senza categoria Slider — 04 Febbraio 2022

Che la seconda decade del mese possa essere più perturbata o più piovosa della prima è, per ovvii motivi, nelle speranze di molti. Fino a fine prima decade, infatti, non risultano particolari movimenti intesi a veicolare in modo franco perturbazioni atlantiche in mediterraneo. Rispetto a giorni fa qualcosa si è mosso nella direzione di un corso più occidentale e relativamente mobile che potrà anche essere quello destinato a coinvolgere tutto il medio termine, con la sostanza di un clima mite e a metà, tra deboli/moderate infiltrazioni da ovest e riprese anticicloniche, ma senza apprezzabili peggioramenti. In relazione al freddo e sullo sgomento dei freddisti c’è poco dire; detto sgomento è ampiamente giustificato. La fisionomia generale è quella di un flusso occidentale nel quale il fronte polare risulta piuttosto spostato a nord ed in cui vortice polare e sub-tropicale si fronteggiano ben solidi. La relativa compattezza dello stesso vortice polare annulla ogni possibilità di significativi travasi freddi ed alimenta il disegno di un profilo, si ondulato e mobile ma, nel contempo, sempre orientato nella direzione di presenze sub-tropicali alle nostre longitudini. Quanto ci racconta il disegno della situazione prevista in quota ad inizio seconda decade è, nel senso della invadenza verso nord del sub-tropicale, eloquente. Le due falle bariche, in oceano e sul nord-africa, possono suggerire un certo indebolimento della fascia anticiclonica ma, nello stesso tempo, sono la testimonianza, nella loro veste di cut-off o di simil cut-off, di una presenza anticiclonica ingombrante, poco arrendevole e che cede alle infiltrazioni atlantiche solo in parte. Se il medio-lungo termine sembra non offrire sconvolgimenti di segno invernale si può, tuttavia e quanto meno, cominciare a pensare alla tendenza verso una relativa progressione del flusso atlantico umido ed instabile che potrebbe, nel corso della prima parte della seconda decade, produrre profili ciclonici mediterranei. Nel disegno la simbologia delle frecce piccole serve a delineare i grandi flussi in quota nei quali spiccano le due falle bariche suddette ma anche la dominante ovest-est ondulata che, sostenuta da una sub-tropicale ben disposto alle medio-basse latitudini, tiene a distanza ed a nord il flusso perturbato, mentre le frecce più grandi servono ad identificare l’accenno di affondo che, nelle prospettive, tende ad agganciare la falla sul nord-africa e a produrre quel certo possibile cambiamento di seconda decade sopra indicato…

Pierangelo Perelli

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