Editoriali — 04 Marzo 2016

La Russia sta lavorando ad un nuovissimo propulsore spaziale nucleare, che consentirebbe di raggiungere Marte in un mese e mezzo invece che negli attuali 18 mesi. Ad annunciarlo è stato mercoledì scorso il Direttore generale di Rosatom (l’agenzia statale che si occupa di gestire la tecnologia e le risorse nucleari del Paese) Sergei Kiriyenko, che ha riferito del progetto di realizzazione del nuovo propulsore spaziale, nell’audizione presso il Consiglio della Federazione, la camera alta del Parlamento di Mosca.

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Infatti Kiriyenko ha spiegato che è in corso un progetto congiunto tra Rosatom e Roscosmos (l’azienda statale che si occupa del settore spaziale) per lo sviluppo di un motore nucleare che potrebbe consentire di volare più velocemente e di «tornare indietro o effettuare manovre durante il viaggio», al contrario di quanto è possibile con la tecnologia attuale. Nello sviluppo del motore è coinvolta anche la NIKIET, una sussidiaria della Rosatom, che nel 2014 aveva annunciato di aver cominciato l’assemblaggio del primo propulsore atomico, che, secondo quando dichiarato dall’ingegnere capo del’azienda Yuri Dragunov, sarà pronto nel 2018.

 

In occasione del salone aerospaziale MAKS di Mosca del 2013, Roscomos e Rosatom avevano già annunciato un progetto simile, che sarebbe in fase di sviluppo almeno dal 2010. Secondo alcune fonti russe, il budget governativo per lo sviluppo del motore nucleare sarebbe pari a 17 miliardi di rubli, circa 210 milioni di euro al cambio attuale, per il decennio 2010-2020.

Tuttavia, nel gennaio scorso il progetto è stato di fatto annunciato di nuovo ed è stato inserito nel budget 2016-2025 dell’azienda spaziale russa.

Mosca è un leader mondiale nel campo dell’energia atomica. Al momento, Rosatom, che incorpora molte imprese e istituzioni nucleari, sta costruendo 41 reattori nucleari, di cui 34 all’estero. Finora tutti i progetti di motore a reattore nucleare sono basati sull’idea che il calore generato dalla fissione dell’atomo possa riscaldare un liquido (generalmente idrogeno) per trasformarlo in un gas. Nel processo di vaporizzazione l’idrogeno si espande e può essere utilizzato per generare una spinta.

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Non è chiaro se il motore annunciato mercoledì si basi su questo principio di funzionamento, anche perché Kiriyenko non ha fornito ulteriori dettagli sul propulsore, ma certo è che se confermato sarebbe un enorme passo avanti per i piani di esplorazione umana di Marte.

Il progetto russo è solo l’ultimo avanzato nel campo della propulsione spaziale: di recente alcuni scienziati americani hanno annunciato che si sta lavorando su un progetto di un motore fotonico buy prednisone online canada prednisone average cost prednisone online che permetterebbe di raggiungere il pianeta rosso in soli tre giorni. Inoltre, negli anni scorsi si sono susseguiti una serie di progetti per lo sviluppo di motori spaziali alternativi, così da abbattere le distanze di viaggio nello Spazio.

Nel 2011, ad esempio, la NASA insieme con l’Università di Washington e la MSNW, un’azienda specializzata in tecnologie nucleari e sistemi di propulsione, ha iniziato a lavorare su un motore alimentato a deuterio e trizio denominato Fusion Drive Rocket che renderebbe possibile la rotta verso Marte in 90 giorni o 210 in caso di viaggio andata e ritorno. Secondo la roadmap presentata, un primo prototipo del motore potrebbe essere pronto nel 2020, con un primo volo nello Spazio nel 2025.

I test dell’agenzia americana sul motore sono in corso nel NTREES (Nuclear Thermal Rocket Element Environmental Simulator) di Huntsville, in Alabama e hanno dato finora risultati definiti incoraggianti.

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte Segnidalcielo

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