Editoriali Slider — 12 Giugno 2026

Le spinte meridiane o le rimonte del sub-tropicale in sede mediterranea non sono certo, nella stagione estiva e non solo, una novità. Per gli scienziati l’aumentata frequenza di tali spinte è legata al riscaldamento climatico. Ed in effetti non si può non riconoscere la validità di una tale riflessione, oltretutto basata su dati di fatto scientifici. E’ evidente come un riscaldamento planetario possa portare ad una risalita di latitudine del fronte polare, dei jet stream e dell ‘ITCZ in generale, ma non solo. E non solo perché a questo aspetto di carattere generale occorre poi aggiungere aspetti di altro genere ed anche di natura orografica, a cui affidare il compito di spiegare l’aumentata frequenza delle fasi ad alto indice NAO, specie in inverno, in apparente contraddizione con l’elemento amplificazione artica, nonché il non sporadico realizzarsi di situazioni di segno opposto in cui il medio atlantico ed il vicino atlantico, piuttosto che vedere la presenza dell’anticiclone delle azzorre, vedono affondi e stagnanti situazioni di cut-off. Tutta materia complessa e, naturalmente, da affidare ai climatologi, quelli veri, e, di sicuro, non agli improvvisati che scrivono e scrivono su internet senza dire praticamente niente. Venendo alla situazione è da considerare, nell’arco dei prossimi 8-10 giorni, la successione di tre step. I più certi, ed ovvero i primi due, sono quelli costituiti, da un certo rialzo barico prima, già in atto ed in ulteriore incremento nel corso del fine settimana, e da una flessione poi, nel corso della prima parte della prossima settimana, e che accenna ad un apparente ripristino della fase gradevole e zonale di questi ultimi giorni. Ho detto apparente o, se volete, illusorio, per il fatto che il terzo step evolutivo, e, praticamente, quello immediatamente successivo e della seconda parte della settimana, potrebbe corrispondere alla classica rimonta sub-tropicale in veste di promontorio che, come sappiamo e purtroppo, è all’origine delle ondate di caldo. Il mio disegno, che illustra la situazione generale prevista intorno al giorno 18, è eloquente nell’indicare il profilo di un classico pattern WR3 o di qualcosa di simile, nel quale i forcing in atlantico puntano ad un affondo nord/sud o, addirittura, nord-est/sud-ovest, inevitabilmente complementare rispetto ad una stabilizzazione dinamica in mediterraneo. Nel disegno, oltre ai colori della configurazione dei 500hPa ed alle linee delle isobare della struttura barica al suolo, ho inserito anche lo schema dei jet streak, chiaramente favorevoli a detto affondo, nonché ad una generale stabilizzazione dell’azione dinamica anticiclonica. Da sottolineare, ancora una volta, come il caldo di tali situazioni sia legato, in gran parte, alla subsidenza o alla compressione adiabatica e, in alcun modo, ad avvezioni calde dei bassi strati, praticamente inesistenti per come ci racconta la fisionomia stessa della situazione. Va detto infine che, al netto del determinarsi di un tale contesto da confermare nei prossimi giorni, il futuro che appartiene alla ancora ben lontana terza decade, viaggia, per i freddisti come il sottoscritto, tra la rassegnazione di dover sopportare una fase più o meno lunga di caldo e la speranza di vedere un graduale trasferimento dei massimi verso ovest con la conseguenza di un trasferimento verso ovest anche del suddetto caldo da subsidenza…

Pierangelo Perelli

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