Slider — 09 Febbraio 2018

Riportiamo dal forum di meteodue

Molte considerazioni di gran rilievo tecnico sono state fatte riguardo la dinamica stratosferica in fieri.
Alcune particolarità che vengono ad evidenziarsi (che non so se correttamente definire quali anomalìe vere e proprie) discendono dalla notevole profondità del vps al momento dello split.

Di fatto l’intrusione da parte delle due onde planetarie avviene operando una scissione del vps ove il lobo canadese presenta ancora valori di profondità caratteristici di uno strat cooling (meno di 2800 dam) e non so se questo fatto possa essere annoverato tra le serie storiche degli MMW tipo split.
Da questo possiamo già da subito quantificare l’enorme energia delle forze contrapposte, quella del vortice stratosferico e quella della troposfera.
La resistenza del lobo canadese al breakdown del vortice dovuto allo split, presenta caratteristiche del tutto insolite al punto da rendere solo parziale il deposito di momento easterlies in quanto l’inversione (appunto parziale) di gradiente di temperatura e di pressione mantiene attivi i vettori dell’e.p flux e una Mjo ad alta magnitudo (fasi 7 e/o   8 ).
Il secondo riscaldamento che interesserebbe subito dopo l’area tra la Groenlandia ed il Canada sovrapponendosi al primo è effetto di questo deposito di momento solo parziale post split e che quindi consente ai flussi di calore di creare attrito contro le velocità zonali del lobo canadese.
alcune sono le particolari caratteristiche che deriverebbero da questo MMW:

1. la particolare profondità del vortice canadese che inibendo la totale soppressione degli eddy heat e momentum fluxes, vanno di fatto a rallentare la propagazione caratteristica della fase s-t che opera nel momento in cui la precedente fase t-s si è conclusa;

2. la mancata soppressione del vps canadese non dà luogo alla nuova genesi del vps con la risoluzione del riscaldamento a partire dal lobo eurasiatico, come previsto in letteratura.

EFFETTI IN TROPOSFERA

Evidente il rallentamento della discesa degli effetti del MMW split che potrà concludersi solo allorquando i flussi verticali saranno azzerati (quanto occorrerà prima di indebolire definitivamente il lobo canadese??) dal momento che lo strato antizonale che si crea nel piano isentropico opera anche la funzione di impermeabilizzare gli strati più alti consentendone il nuovo raffreddamento e accelerando il processo di propagazione della zonalità negativa verso gli strati inferiori.
Un processo di propagazione molto lento infatti si ha allorquando gli strati superiori fanno fatica a raffreddarsi e questo è caratteristico ad esempio dei final major warmings ( con i quali qualcuno, non a torto, vede qualche somiglianza).

Ciò che oggi i modelli concordemente individuano in troposfera è una sorta di parziale dinamica propagativa a decorrere dal 17 c.m. in poi ove si evidenzia una sempre maggiore ondulazione della corrente a getto polare nel NATL fino ad un netto indebolimento della stessa.
Alla luce di quanto emerge mi aspetterei una sempre minore influenza diretta da parte delle correnti atlantiche le quali progressivamente opererebbero ” a strappo” e in interazione con masse d’aria fredda di estrazione continentale.

Share

About Author

Daniele Baroni

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Informativa sui cookie. Continuando la navigazione ne accetti l'utilizzo maggiori informazioni

Non utilizziamo alcun cookie di profilazione. Sono utilizzati cookie legati alla presenza di plugin di terze parti. Se vuoi saperne di più sul loro utilizzo e leggere come disabilitarne l’uso, leggi la nostraINFORMATIVA

Chiudi