Editoriali Slider — 10 febbraio 2018

Le visioni dettate dalla possibile influenza del major stratwarming di metà mese delineano anche estremi meteo associati a richiami russo-siberiani, che, se non possono essere esclusi (non si sa mai), non meritano oltre la percentuale di probabilità di una ipotesi tra le ipotesi. Di certo, alla luce del fenomeno, diventa assolutamente interessante scrutare la risposta delle proiezioni modellistiche di medio e lungo termine, e valutare se, effettivamente, la terza decade del mese potrebbe regalare qualche bella sorpresa ai freddisti (o freddofili). Tuttavia, considerando che la risposta troposferica ad uno stratw, può essere più o meno tardiva (una o più settimane), per le certezze occorre attendere ancora qualche giorno. Di fatto alcuni modelli cominciano a mostrare movimenti che, quanto meno, possono accendere l’entusiasmo dei più fiduciosi anche se certi forecast di lungo termine si sono già visti nel corso dell’inverno e senza associazione alcuna con stratw e robe simili. In relazione a quanto detto possiamo comunque provare ad esaminare certi scenari possibili quale quelli che, al momento, delineano alcuni modelli. Il disegno vuole rappresentare contemporaneamente lo stratwarming con la situazione del VP stratosferico prevista il giorno 13 e la fisionomia del VP troposferico prevista il giorno 20 (a distanza di una settimana). Le linee nere, rappresentative di isoterme di riferimento a 10hPa (circa 30.000 m di altezza) rendono l’idea dello split del VP stratosferico con il lobo siberiano in transito, da est, su europa e mediterraneo, mentre i colori delineano la fisionomia barica del VP troposferico riferita al geopotenziale di 500 hPa. Quanto si può evincere da quest’ultima fisionomia e, soprattutto, da quanto, in relazione, previsto nei giorni seguenti, è l’area anticiclonica in sede artica (frutto di rimonta da wave2) e la maturazione successiva (linea trateggiata) di un’area anticiclonica dinamica alle alte latitudini con la possibilità che si abbia, per conseguenza, l’inversione, alle latitudini medio-alte, della corrente zonale (freccia blu). Si tratta di un contesto, comunque, ancora tutto da scrivere, così come, e a maggior ragione, la possibilità che il realizzarsi di tale contesto crei le dirette influenze in mediterraneo care ai freddisti (ciclogenesi iberico-mediterranee alimentate da richiamo artico/continentale e movimenti retrogradi di poli freddi continentali alle basse latitudini…)…

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Pierangelo Perelli

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