Ambiente, territorio & dissesti — 28 Maggio 2015

Che fine ha fatto la nave italiana Sorrento delle Grimaldi lines, bruciata al largo delle Baleari con il suo carico di combustibile solo 3 settimane fa? Non se ne è saputo più nulla nonostante si sia gridato al disastro ambientale. Il pericolo rappresentato dalla dispersione di combustibile in acqua è la conseguenza naturale di disastri di tale portata. E di nuovo, a pochi giorni di distanza, una falla rischia di devastare le splendide coste della località più in della California, Santa Barbara.

Dall’oleodotto danneggiato 400 mila litri di greggio, dichiarato lo stato d’emergenza

L’emittente americana CNN ha subito lanciato la notizia pochi giorni fa: un oleodotto si è rotto in California, lungo le coste di Santa Barbara, nota località vip. Dei 400 mila litri di greggio fuoriusciti quasi 8000 avrebbero già raggiunto l’acqua e si starebbero spostando verso la Refugio State Beach. Le notizie si aggiornano di ora in ora, e la guardia costiera pubblica costanti comunicati via Twitter. E’ la Plains All American Pipeline di Houston il proprietario dell’oleodotto che è stato subito chiuso. Purtroppo però non si è arginata la perdita in tempo.

Un risarcimento miliardario che non protegge l’ambiente, Transocean patteggia per Deepwater Horizon

Mentre l’oleodotto californiano cedeva, la società Transocean, proprietaria della piattaforma Deepwater Horizon che nel 2010 aveva causato la tristemente celebre “marea nera”, che uccise 11 persone rappresentando la più grande marea nera della storia americana, patteggiava i danni per circa 11 milioni di dollari. Certamente questo super risarcimento non potrà cancellare gli indelebili danni provocati all’ambiente.

Una speranza italiana, dalla spugna che assorbe il petrolio alle tecnologie per limitare i danni

In seguito a questi due incidenti disastrosi e in considerazione di tutti quelli che troppo spesso inquinano i mari e gli oceani causando danni permanenti all’intero ecosistema, la ricerca italiana si sta applicando per trovare se non delle soluzioni almeno dei sistemi efficaci di limitare i danni. All’indomani del disastro delle Baleari si fece attuale la notizia della “spugna nanotech” che assorbe il petrolio sperimentata nel laboratori italiani. All’indomani di questa nuova catastrofe il network “LifeGate” comunica che un’azienda italiana, di cui è portavoce il manager Gloria Mazzoni, sta sperimentando dei salsicciotti galleggianti per limitare la dispersione di petrolio in acqua.

Fonte: blastingnews.com

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