Paganella — 30 giugno 2014

Quello che vi proproniamo, è la cronistoria di un evento dimenticato: L’alluvione del Giugno 1957 in Piemonte, un evento che probabilmente di cui nessuno ha mai sentito parlare

 

ALLUVIONE IN PIEMONTE

 

14 GIUGNO 1957

IL NUBIFRAGIO: DRAMMA IN VAL DI SUSA
INSEGNANTE INGHIOTTITO DA UNA VORAGINE PRESSO VINADIO

SI ABBATTE SUI PAESI
LA VALANGA D’ACQUA
DEI TORRENTI IN PIENA

FERMATI GLI IMPIANTI DELLA CENTRALE DI CHIOMONTE
UNA CASA TRAVOLTA:
SALVI ALL’ULTIMO MOMENTO GLI ABITANTI
A SUSA: SOMMERSO IL “PONTE DEGLI ALPINI”
AD ULZIO: IN PERICOLO IL PONTE DELLA FERROVIA DI MODANE
AD AVIGLIANA: I VIGILI DEL FUOCO SALVANO I CONTADINI
NELLE CASCINE CIRCONDATE DAGLI ALLAGAMENTI
A SANT’ANTONINO: BLOCCATA LA STRADA STADALE DEL MONCENSIO

PARTITA DA TORINO UNA PRIMA AUTOCOLONNA DI VIVERI
L’intera Valle di Susa è in questo momento in pericolo: il nubifragio scatenatosi ieri sera, proseguito nella notte, ripreso ancora questa mattina con rinnovata violenza ha sommerso strade, asportato ponti, obbligato ad aprire dighe, travolto case, allagato paesi, costretto intere popolazioni ad evacuare in gran fretta.
La linea ferroviaria fra Torino e Modane è interrotta a causa di una frana; le linee telegrafiche e telefoniche con la francia sono state travolte da scoscedimenti di terra sul versante francese del Moncenisio, per cui non è possibile sapere quando le comunicazioni potranno essere riprese.

 

Questo in rapida sintesi è il quadro di una situazione che con il passare delle ore va facendosi disastrosa, prende contorni apocalittici, aggiunge nuove sventure al Piemonte flagellato dal maltempo.
Purtroppo nulla di buono è da attendersi dalle prossime ore.
Il cielo si è di nuovo incupito, le nubi basse, incombenti rovesciano ancora correnti d’acqua scrosciante, altri danno stanno per aggiungersi a quelli attuali che già sono valutabili in decine di miliardi.

L’epicentro della catastrofe è nell’alta Valle.
Le prime avvisaglie, di grandi proporzioni si sono verificate ieri pomeriggio verso le 4.
Un temporale furibondo si è scatenato sulle alture del Moncenisio, il torrente Gioglio è ingrossato con rapidità fulminea tanto che non ha trovato sfogo.
La popolazione per fortuna si è accorta del pericolo imminente ed ha abbandonato le case mettendo in salvo anche il bestiame.
Era tempo: pochi minuti prima delle 4 e mezzo con un terrificante boato, il rio Gioglio ha rovesciato a valle centinaia di migliaia di metri cubi d’acqua mista a massi ed a tronchi d’albero.
Poi le acque hanno continuato a salire, sebbene con minor foga.

LA STAMPA SERA 14 GIUGNO 1957
L’IMPRESSIONANTE EPISODIO DI PRATOLUNGO SOPRA VINADIO
SPARI’ FRA IL FANGO
MENTRE ERA CON LA FIDANZATA
L’INSEGNANTE DALLA STRADA OSSERVAVA CON LA RAGAZZA
LO SPETTACOLO DELLA PIENA DELLA STURA
A UN TRATTO LA TERRA SI APRIVA SOTTO I PIEDI
MENTRE LA DONNA RIUSCIVA A SALVARSI EGLI VENIVA INGHIOTTITO
LA SALMA NON ANCORA RECUPERATA DAL TORRENTE STRARIPATO
DEMONTE 14 GIUGNO 1957
Demonte, minacciata come Vinadio, argentera e tutta l’alta valle dalla piena del fiume Stura – che ha già travolto i ponti di Ferdioni e Festiona – è da ieri sera sotto l’impressione della tragica scomparsa di un giovane insegnante della scuola di avviamento locale, il trentenne Mario Melchio, inghiottito da una voragine.
Si tratta della prima vittima umana nel Cuneese di questo tremendo scatenarsi primaverile degli elementi.
Sull’impressionante episodio, avvenuto nel paese di pratolungo, sopra Vinadio, mancano ancora particolari precisi dato che le comunicazioni telefoniche con l’alta valle sono tuttora interrotte per il maltempo.
Comunque i fatti si possono così ricostruire.
Il Melchio era salito nel pomeriggio di ieri, verso le 17, in motocicletta all’alpestre centro per andare a trovare la fidanzata che fra breve avrebbe dovuto portarlo all’altare.
Nonostante la pioggia, il Melchio e la fidanzata – Emilia Margaria, di 24 anni – erano usciti per assistere dalla strada alla devastatrice opera del torrente straripato.
Lo spettacolo era apocalittico: le acque tumultuose avevano sommerso i terreni circostanti e sfioravano la strada.
Ad un tratto avvenne l’imprevedibile.
Il Melchio si sentì mancare la terra sotto i piedi: l’erosione sotterranea delle acque era giunta fin sotto la strada e aveva aperto improvvisamente una voragine.
L’insegnante sparì in questa voragine sotto gli occhi terrorizzati della giovane donna.
Questa fece appena in tempo a tirarsi indietro; vide il suo fidanzato inghiottito dal fango e dalle acque della Stura, scorsa ancora una mano agitarsi al di sopra del gorgogliare tumultuoso, poi più nulla.
Salva per miracolo, la ragazza rimase li per li come inebetita; quando si riprese corse urlando a casa a dare l’allarme.
Giunsero carabinieri, valligiani, finanzieri, vigili del fuoco che per tutta la notte, servendosi di fari o torce, hanno esplorato le limacciose acque del fiume in piena.
Fino a stamane la salma del maestro scomparso non è stata ancora ritrovata.
Da ulteriori particolari si apprende che il Melchio era salito a Pratolungo per recare aiuto alla famiglia della fidanzata, che ha la casa sulle sponde della Stura e che, per un vago presentimento temeva in pericolo.
Quando giunse sul posto, comprese subito che i suoi timori erano più che fondati; i Margaria erano occupati a portare in salvo le masserizie perchè le acque stavano per invadere la loro casetta.
L’insegnante si adoperò a dare una mano ai Margaria e cercò anche di sbarcare le acque con mezzi di fortuna.
In un momento di riposo, mentre stava con la giovane promessa sposa osservava l’opera disastrosa del fiume avvenne quanto abbiamo già narrato.
Stamane con le autorità provinciali è salito in valle Stura anche l’Arcivescovo, che ha recato il conforto della sua parola ai danneggiati dell’alluvione e le condoglianze ai familiari dell’insegnante così tragicamente perito.
A cuneo stanotte una casupola presso la Stura è stata invasa dalle acque, ore di angoscia ha vissuto una povera vecchietta che è stata tratta in salvo a stento dai vigili del fuoco e da alcuni volenterosi.

GAETANO MOLINO

LA STAMPASERA 14 GIUGNO 1957
BUSSOLENO 14 GIUGNO 1957
All’ultima ora il nostro inviato ci telefona:
A Bussoleno è saltato il ponte della diga del Cotonificio Valle di Susa, i tronchi si sono ammassati contro il ponticello e l’hanno divelto.
I vigili del fuoco di Torino e il personale del “Valle di Susa” cercano di eliminarlo per intero per far defluire l’acqua che ha allagato Bussoleno.
Poichè il livello sta aumentando, e se non si riesce a far saltare anche il resto di questo ponte, almeno due terzi del paese saranno per intero allagati.
A San Valeriano, frazione di Borgone, i vigili del fuoco hanno salvato in barca la famiglia del custode della centrale: i coniugi Riccardo e Pierina Traverso, il figlio Franco di sei annie Angelo Perdomo.
Il salvataggio ha richiesto più di un’ora.
A susa parte della spalliera del ponte “degli Alpini” è crollata.
A Bardonecchia, poco prima di mezzogiorno, è franato il ponte che scavalca il torrente lungo la centrale via Torino.

 

LA STAMPA SERA 14 GIUGNO 1957
FIUMI E TORRENTI IN PIENA
SEMINANO DISTRUZIONE E TERRORE
CAMPANE A MARTELLO NEI PAESI
LE ACQUE DEL PO HANNO ROTTO GLI ARGINI
DA OGNI PARTE UN GRIDO DI ALLARME PER IL PERICOLO CHE INCOMBE
SITUAZIONE DRAMMATICA A CASALGRASSO, CARMAGNOLA
LOMBRIASCO E LUNGO LA VALLE CHISONE
NELLA NOTTE I CONTADINI FUGGONO DALLE CASCINE
PER SCAMPARE ALLA PIENA CHE SALE SENZA TREGUA
NUMEROSE FAMIGLIE ISOLATE NELLE CAMPAGNE
SUL VARAITA E SUL MACRA, PONTI CHE MINACCIANO DI CROLLARE
SOTTO L’IMPETO DEI TRONCHI TRASCINATI A VALLE DAI VORTICI
MOLTISSIME STRADE INTERROTTE FRA FRANE
BLOCCATE LE COMUNICAZIONI CON PRAGELATO
IL TELEFONO NON FUNZIONA CON MOLTO COMUNI COLPITI DALL’ALLUVIONE
L’INTERESSAMENTO DEI PARLAMENTARI PIEMONTESI

La lieve speranza in un miglioramento delle condizioni meteorologiche, sorta nel pomeriggio di ieri con l’apparizione, fra gli squarci della nera nuvolaglia, di un pallido sole, ha avuto breve durata:
prima ancora che calasse la sera il cielo si era nuovamente coperto di una fitta ed uniforme coltre plumbea e l’acqua ricominciava a cadere ora con violenti scrosci temporaleschi accomagnati da tuoni, ora sotto forma di fine pioggerella di carattere autunnale.
La situazione, già precaria si è pertanto ulteriolmente aggravata, alcuni corsi d’acqua sono usciti dagli argini, vaste zone di terreno sono state allagate.
Particolarmente allarmante è la situazione in tutta la zona percorsa dal Po compresa fra Pancalieri e le porte di Torino.
Infatti il fiume è straripato in più punti allagando una larga fascia di terreno che si estende per oltre un chilometro dall’una e dall’altra sponda e ad aumentare la rovina hanno concorso alcuni torrenti ingrossati paurosamente.
A monte di Carignano il Po è uscito dall’alveo in più punti e le sue acque limacciose e turbinose si sono rovesciate sulle campagne di Lombriasco, Pancalieri, Casalgrasso, Faule, Polonghera.
Gli straripamenti più imponenti si sono verificati presso Casalgrasso e Lombriasco.
Da quest’ultima rotta le acque si sono dirette verso Campagnino e Ceretto ed hanno intaccato la circonvallazione della strada statale.
Alcune case minacciano dic rollare.
A Casalgrasso le turbinose acque del fiume si sono rovesciate fuori dagli argini in direzione di Pancalieri giungendo fin presso Racconigi.
Molti contadini, impauriti, nella notte hanno cominciato a portare via il bestiame verso località che per ora non sembrano minacciate da allagamenti.
A Casalgrasco si sono vissuti momenti drammatici quando le campane suonate a martello hanno svegliato nel cuore della notte le popolazioni del grosso centro e quelle disseminate nelle campagne.
I contadini sono dovuti accorrere per aiutare a tamponare le falle.
Qui la situazione si è fatta estremamente grave perchè anche il torrente Maira è gonfiato paurosamente.
L’arginatura sulla sponda sinistra, che difende un vasto territorio e l’intero abitato, è seriamente minacciata.
Squadre di volonterosi hanno cominciato a lavorare stanotte – ancora continuano stamane – per scongiurare il grave pericolo.
Il ponte sulla provinciale Carmagnola – Casalgrasso minaccia di crollare da un momento all’altro per i numerosi alberi di alto fusto che ne ostruiscono le carcate formando una specie di diga.
Anche il Varaita è in piena paurosa: i due torrenti non riescono più a smaltire le loro acque nel Po.
Ben 25 sono le case abbandonate in queste località.
Nella vicina zona di Carmagnola oltre alla pioggia è caduta, nella scorsa notte anche grandine.
Il torrente Maletta è straripato nei pressi di Borgo San Bernardo: il torrente Maira, rigonfio di acque turbinose e velocissime, è uscito dal letto nella campagna fra Borgo San Bernardo e la Motta.

Anche qui un altro ponte è in pericolo a causa di grossi tronchi di pioppo che durante la notte sono stati trascinati contro i piloni ed hanno ostruito in parte le arcate.
Sono stati chiamati tecnici e uomini del Genio civile e i pompieri di Torino perchè provvedano a rimuovere l’ostruzione.
Purtroppo sia il livello del Po che quello dei torrenti continua ad aumentare velocemente e senza sosta.
Le acque del fiume nelle ultime 12 ore sono salite di oltre due metri e stamane il ritmo di innalzamento aveva superato i 20 centimetri all’ora.
Non poche sono le situazioni drammatiche: di parecchie famiglie rimaste isolate nelle cascine non si hanno notizie.

Ad esempio non si conoscono le condizioni delle 10 persone ( di cui 6 bambini) bloccate nella cascina “Macchina” fra Casalgrasso e Polonghera.
Dalle ore 5 di stamane e fino alle ore 11 siè temuto per la sorte di un giovane della nobile famiglia Radicati di Primeglio il qualche aveva voluto inoltrarsi nella campagna allagata, fra Carmagnola e Carignano, per raggiungere la cascina Betlemme di sua proprietà, in cui i suoi mezzadri erano stati bloccati.
Finalmente egli ha potuto segnalare che tutti errano in salvo ma purtroppo senza viveri.
Non si sa però come rifornirli perchè qui non vi sono barche, e quelle ormeggiate sul Po sono state portate via dalla piena e altre non è stato possibile inviarne perchè attualmente tutti i mezzi dei pompieri e del Genio sono attualmente dislcati in altre località.
Nella zona di Cuorgnè si è scatenata, a partire dalle ore 23, una serie di temporali violentissimi con enormi rovesci di acqua.
Il grado massimo di intensità delle precipitazioni è stato raggiunto stamane alle ore 7.
Aveva cominciato anche a grandinare, ma il pericolo è stato scongiurato grazie all’entrata in funzione delle batterie antigrandine.
L’erogazione della luce elettrica è da qualche ora interrottà.
Anche il Pinerolese è sotto l’incubo dei torrenti in piena.
Il Chisone ha provocato diverse frane.
La strada per il Sestriere è interrotta fra Pinasca e Perosa Argentina e oltre Pragelato che per parecchie ore è rimasto bloccato.
La Val Germanasca è rimasta completamente isolata.
Una grossa frana ha interrotto per oltre 50 metri la strada di fondovalle tra Perraro e Praly travolgendo i solidi muri di sostegno; per cui occorrerà, almeno un anno per rimetterla in efficienza.
La linea telefonica è interrotta in più punti.
La valle è perciò rimasta tutta isolata.
Pure interrotte da frane sono le strade per Massello, Salsa e Fontane.
In pianura a Garsigliana, il torrente Chisone ha rotto gli argini allagando la frazione Baite, dove la situazione si fa di ora in ora più grave.
Alcune case allagate minacciano di crollare.
La popolazione della frazione ha chiesto soccorsi ed è tutta duramente impegnata in arginature provvisorie onde difendere le case dalle acque.
Quattro gravi interruzioni sono segnalate nella statale 26 in seguito allo straripamento della Dora: a Settimo Vittone, Arnas, in due punti a Morgiove ( presso la centrale elettrica).
La centrale elettrica di
BREIL (a circa due chilometri e mezzo da Chatillon) è allagata, tanto che è stato necessario l’intervento dei pompieri di Chatillon.
Si segnala una frana sulla strada di Cervinia, nei pressi di Valtournanche.
La linea ferroviaria funziona invece regolarmente.
A Vische l’allagamento della Dora aumenta sempre più: gli abitanti delle cascine Luigina, Gerbido e Monessa sono completamente isolati.
Pure le comunicazioni telefoniche hanno subito danni.
E stato interrotto un cavo tra Ulzio e Cesana; si riesce a parlare con i centri di questa zona attraverso la deviazione per Pinerolo ma le comunicazioni sono precarie.
E’ stato interrotto il circuito Bardonecchia – Modane perchè un torrente fatto cadere i pali e portato via un cavo nei pressi della frontiera.
Ad Ulzio è grollata una cabina della “Stipe”.

LA STAMPA SERA 14 GIUGNO 1957
DRAMMATICI EPISODI DI SALVATAGGIO
A TORINO: UN CAMPEGGIATORE BLOCCATO SU UN ISOLOTTO
AL CENTRO DELLO STURA
A CARIGNANO: UN MANOVALE TRAVOLTO DA UNA DRAGA CHE SI ROVESCIA

Mattinata drammatica nella caserma dei vigili del fuoco in corso Regina Margherita: il telefono ha suonato ininterrottamente, tutti gli uomini, tutti i mezzi sono stati mobilitati.
Le squadre che rientravano dai servizi meno difficili venivano subito avviate in altre località dove la loro opera era attesa d’urgenza.
“Neppure ai tempi delle grandi alluvioni del Polesine – confidava un veterano dei vigili del fuoco – ci siamo trovati in tali difficoltà”.
I servizi più difficili sono stati richiesti da tutte le località della provincia, in citt, fortunatamente, la situazione era assai meno grave.
Il primo allarme è venuto all’alba dalla Valle di Susa: Avigliana, Condove, Sant’Antonino.
Poco dopo giungevano appelli dalla Val Chisone: una squadra partiva per Pragelato, un’altra per Sestriere dove si segnalavano frane ed allagamenti.
Intanto giungevano le prime chiamate in città: fortunatamente non si trattava che di cantine allagate ed i Vigili del fuoco potevano essere nuovamente disponibili presto.
Il telefono squillava da Villarfocchiardo e da Cesana Torinese: altre squadre partivano.
Poi una voce contata da Borgone: “Presto, c’è una famiglia isolata.
Bisogna arrivare con le barche per Salvarla”.
Anfibi e mezzi partivano verso Carmagnola, Carignano e Casalgrasso.
In città c’era un’officina allagata, un uomo da salvare, bloccato in mezzo alla Stura.
Intanto dalla zona di Carmagnola si chiedevano altre barche: “c’è molta gente bloccata nelle cascine.
In qualcuna di esse non hanno provviste e viveri e ci sono dei bambini affamati”.
Purtroppo, questa volta, i pompieri dovevano rispondere di non poter fare nulla.
Le barche erani impegnate in altre zone, dove c’erano vite umane in pericolo, non si poteva richiamarle.
A Torino, sulle acque tempestose della Stura in piena, un gruppo di Vigili del fuoco ha rischiato la vita per raggiungere e salvare un giovane campeggiatore di 30 anni.
Questi aveva sistemato la sua tenda su un isolotto asciutto, circa 200 metri a monte del ponte ferroviario, in località “Pilone di Sant’Antonio”.
L’improvviso rigonfiarsi del torrente aveva isolato il poveretto mentre il livello continuava a crescere minacciando di sommergere l’isolotto.
Dopo una difficile lotta con le onde, i pompieri sono riusciti a portare a riva lo studente, il quale non si era reso conto del pericolo che stava per correre.
Un altro drammatico salvataggio è avvenuto a Carignano: vicino al ponte sul Po, in direzione di Carmagnola, una grossa drava stava per essere travolta dalla furia del fiume.
Verso le sei di stamane due manovali si arrampicavano su di essa per rinforzare gli ormeggi.
In quel momento la draga si rovesciava: uno dei due uomini si accorgeva in tempo del pericolo e riusciva a mettersi in salvo: l’altro, Desiderio Audagna, di 30 anni rimaneva imprigiovano fra le corte.
Sarebbe annegato senza l’intervento di un esperto barcaiolo, Luigi Tarditi, che riusciva a portarlo a riva a rischio della sua stessa vita.
L’Audagna è ricoverato all’ospedale di Carignano, ma le sue condizioni non sono gravi.
Nel complesso la situazione della città di Torino non è molto allarmante, anche se il Po continua a crescere ed ha già invaso i Murazzi.
In via Caselette 11, l’acqua ha invaso l’officina per la pulitura dei metalli di Vincenzo Parisi.
I macchinari, eccetto i torni fissati al pavimento, sono stati sgomberati, i muri perimetrali minacciano di crollare.
Tra sassi e San Mauro, all’altezza della confluenza del Po e della Stura, una colossale draga è rimasta isolata in mezzo al fiume e rischia di essere portata via dalla corrente.
In molte zone si sono avute interruzioni dell’energia elettrica in seguito ai danni causati dal maltempo alle centrali ed alle reti di distribuzione.

LA STAMPA SERA 14 GIUGNO 1957
ALLARME IN VAL DI SUSA
PER LA PIENA DELLA DORA
In questo momento gli abitanti di Novalesa e della frazione di Santa Maria sono in grave pericolo.
Gli altri tre torrenti, paralleli al Gioglio, ciè il Malo, il Claretto ed il Maderello, hanno assunto aspetti impressionanti e si precipitazioni a valle muggendo, con una furia che sembra tutto travolgere.
Le conseguenze del nubifragio sull’alta Valle di Susa si sono fatte sentire lungo tutto il percorso del grande solgo alpino, a distanza di ore.
Nella città di Susa, la Dora ha toccato nel corso della notte un livello quale nessuno ricorda.
Il ponte “degli Alpini” è sommerso, l’acqua passa al di sopra della massicciata stradale, si teme che le arcate non possano resistere.
Lo spettacolo della Dora in piena è spaventoso.
A mano a mano che si scende verso valle, incomincia il triste spettacolo dei campi allagati e devastati: la Dora in molti punti ha praticamente cambiato corso, tagliando anche ed esercitando una così potente opera di erosione lungo i fianchi, da asportarne fette di dimensioni enormi.
A San Giuliano di Susa, gli abitanto sgombrano in tutta fretta le case, portando con sè quel poco che possono.
Gli stabilimenti della nova e della IMP hanno rimandato a casa i pochi operai che si erano presentati al lavoro: l’acqua è entrata nelle officine, si presenta la possibilità che molte macchine vengano danneggiate, che diversi dipendenti debbano restare inoperosi.
Anche in altri paesi che fino a questo momento si ritenevano al sicuro, sono stati allagati.
A Villadora, Sant’Antonino, Sant’Ambrogio l’acqua corre per le strade del paese, ha tramutato gli ampi cambi dei dintorni in laghi in cui galleggiano tronchi, cespugli, ammassi del maggengo già tagliato da giorni, che i contadini non hanno mai potuto raccogliere, detriti di ogni genere.
L’elenco delle calamità continua.
Il torrente Gravio è diventato un fiume di melma incontenibile, Villarfioccardo è allagata.
A Sant’Antonino in poche ore l’altezza dell’inondazione ha raggiunto il mezzo metro, la strada statale numero 25 è interrotta fra Sant’Antonio e Borgone; altrettanto si deve dire purtroppo della strada ex – Militare ( conosciuta con il nome o “raddoppio”) costruita da un grande scoscedimento di terra fra Almese e e Novaretto.
In questo punto la furia dell’alluvione è stata talmente improvvisa, che molte persone hanno corso il rischio di restare annegate nelle loro stesse abitazioni.
I pericoli peggiori sono stati corsi nei dintorni di Avigliana.
Alla cascina Tossi, la famiglia Bonadero ha dovuto essere evacuata in gran fretta dai vigili del fuoco giunti da Torino al comando dell’Ingegner Consiglio.
Gran parte del bestiame è però rimasto nelle stalle, da lontano si sentono le mucche muggire disperatamente, mentre l’acqua continua a salire e sta per sommergerle.
Nulla è possibile fare per portarle in salvo: significherebbe mettere in pericolo troppe vite umane.
Altri contadini sono stati evacuati dai vigili del fuoco della nostra città che hanno lavorato per tutta la notte, con la solita abnegazione, sotto scrosci d’acqua che a tratti raggiungevano l’aspetto di un diluvio.
Fino a questo momento abbiamo parlato dei danni subiti dalla valle del Moncenisio e dal ramo centrale della valle di Susa.
Non minori sono i disastri in quel ramo che da Susa risale verso Bardonecchia da una parte e Cesana dall’altra.
La situazione di Ulzio è più che allarmante.
Il ponte su cui transitano i treni della ferrovia per la Francia, a duecento metri dalla stazione venendo da Torino, è in pericolo, i convogli sono costretti a transitare a velocità ridottissima; un altro ponte ( che per fortuna in questi ultimi tempi non era più utilizzato ) è precipitato nel corso della notte.
La Dora ha infranto gli argini a circa due chilometri a valle di Ulzio, nei pressi della frazione Moretta, ed una casetta è stata asportata dalla furia del torrente dilangante.
Quattro persone si sono messe in salvo all’ultimo momento, allarmate dal fatto che le acque minacciose erano giunte rapidamente a lambire le mura delle loro abitazioni.
Tutte hanno trovato rifugio presso conoscenti, ma non sono riuscite a salvare nulla dei loro beni.
La strada statale per il valico del Monginevro è stata asportata per un tratto lungo circa 300 metri, a due chilometri da Ulzio.
Anche in questa zona carabinieri e alpini si sono prodigati per tutta la notte, accorrendo nei luoghi in cui si trovavano a repentaglio vite umane.
Decine di abitanti hanno potuto essere evacuati in jeep od in barca.
A Cesana Torinese, una piccola centrale elettrica è stata letteralmente strappata alla montagna come un minuscolo fuscello; la diga che la alimentava, a quanto si teme, non riesce più a contenere la furia del torrente che preme contro la muraglia.
Nei dintorni, la strada per Rollierca è franata; questa frazione, assieme a Busson, sono allagate.
Per raggiungere Cesana Torinese è ora necessario passare per il colle del Sestriere, ma anche questa “statale” sembra ora interrotta nei pressi di pragelato.
Preoccupazioni si nutrono pure per la centrale elettrica di Chiomonte.
L’ingegnere Brunetti, direttore dell’azienda elettrica municipale ed il professor. Colonnetti si sono recati sul posto per esaminare i provvedimenti di più immediata urgenza onde evitare che l’allagamenti si muti in un disastro.
A Bardonecchia è stato necessario distruggere il ponte sul torrente omonimo, che ostacola il deflusso delle acque.
Una frazione, chiamata “Difensiva”, è stata così salvata da una sicura inondazione.
La frazione Rochemolles è rimasta senza luce ed isolata; tre case hanno dovuto essere sgomberate in gran fretta.
Sul versante francese delle Alpi il maltempo ha provocato e sta provocando danni come in Italia.
Fra l’altro una frana si è abbattuta sulla linea ferroviaria fra Modane e Saint Jean de Maurienne, cioè sul proseguimento del tratto Torino Bardonecchia.
Il passaggio dei convogli ferroviari, già difficile sul percorso italiano è pertanto totalmente impedito.
L’ultimo treno giunto in Italia è quello che arriva a Torino alle 7,30.
Poichè la stessa frana ed altre di minore entità hanno travolto pure la linea telegrafica e la linea telefonica, si ignora, almeno per il momento se i lavori di riattamento abbiano già potuto avere inizio e fino a quando potranno durare.
In questo stato di incertezza il Compartimento ferroviario di Torino ha preso la decisione di deviare il transito fra la nostra città e la Francia attraverso la linea Santhià – Domodossola – Sempione.
Verso le 18 un pallido sole si è fatto strada tra la nuvolaglia ancora densa, ma la furia delle acque non è ancora cessata.
Occorrerà molto tempo prima che i torrenti abbiano scaricato tuttà l’acqua che, come in un gigantesco imbuto, stanno convogliando lungo tutta la valle di Susa.
Le ultime notizie segnalano che mentre i pericoli si sono fatti meno gravi nell’alta valle, lungo il resto del percorso invece incombano ancora minacce di altri disastri.
Nei centri al di sotto di bussoleno, le acque continuano ad aumentare.
L’epicentro, a quanto si può desumere da notizie forzatamente frammentarie ed incerte, si va spostanto nella zona che si stende attorno a Sant’Antonino, Sant’mbrogio, Villardora.
In questi centri l’acqua ha toccato in certi punti, un’altezza di quasi un metro e mezzo.
I raccolti ormai possono dirsi integralmente distrutti, ma anche molte case, ponti, strade, dovranno essere riattati a fondo.
Una catastrofe, quella che ha colpito questa parte del Piemonte, quale da anni ed anni, da decenni non si era lamentata.
All’ultima ora si apprende che anche i grandi stabilimenti della Magnadyne e dei cotonifici della valle di Susa hanno rimandato a casa gli operari.
I vigili del fuoco della nostra città sono ancora sul posto.

UN COMUNICATO “SIP”
SULLA DIGA DEL MONCENISIO
La Direzione della S.I.P comunica:
“La notizia che al Moncenisio sono state aperte le saracinesche per evitare il crollo della diga è destituita di fondamento.
L’invaso del lago del Moncenisio è attualmente appena al 35% della sua capacità e continua regolarmente senza destare alcuna preoccupazione, contribuendo anzi a ridurre l’afflusso delle acque verso valle.
Nelle ultime 24 ore è stato infatti trattenuto nel lago circa un milione di metri cubi d’acqua e inoltre vi si sta pompando anche l’acqua che affluisce alla sottostante presa di San Nicolae.
Sono così altri 40 mila metri cubi d’acqua al giorno che sono trattenuti dagli impianti del Moncenisio.
“Altrettanto dicesi per i laghi della Valle d’Aosta, il cui invaso è ancora inferiore al 20 per cento della loro capacità massima, anche per questi laghi continua normale l’invaso a tutto beneficio della sottostanti valli”.

STAMPA SERA 14 GIUGNO 1957
L’INVIO DI SOCCORSI
REPARTI DEL GENIO
PRONTI A PARTIRE
Un’autocolonna di soccorso della Prefettura è partita poco dopo mezzogiorno alla volta di Cesana:
L’organizzazione dell’opera di assistenza degli alluvionati è stata assunta dal prefetti, dott. Saporiti.
Sono stati acquistati 19 quintali di viveri di vario genere: pane, marmellata, formaggio, biscotti e carne in scatola.
Le segnalazioni giunte dalla Val di Susa avvertivano che difficilmente dei grossi autocarri sarebbero riusciti agiungere a destinazione per cui la prefettura ha incaritato del trasporto la Polizia.
I viveri sono stati sistemati su camionette che, per le loro caratteristiche potranno superare le zone su cui si sono abbattute delle piccole frane.
Reparti del genio sono consegnati nelle caserme, pronti a partire verso i luoghi colpiti, non appena la Prefettura ne farà richiesta.

SAVIGLIANO MINACCIATA
DALLE ACQUE DEL MACRA
SAVIGLIANO 14 GIUGNO 1957
I pompieri di Savigliano, aiutati da agricoltori della zona, hanno lavorato tutta la notte per cercare di costruire dei ripari all’irrompere delle acque del Macra, che hanno rotto gli argini in regione Campasso, allagando le campagne circostanti i cui raccolti sono andati distrutti.
Tutti gli abitanti della zona compresa nel triangolo fra la statale Torino – Cuneo, via Saluzzo, e la strada per Monasterolo, questa notte non hanno dormito: diverse abitazioni sono state sgomberate.
Verso le ore 10 di stamane un nuovo allarme ha fatto soccorrere i tecnici del Comune nei pressi della Colonia Elioterapica in regione Becco d’Annia, dove il macra minaccia di infrangere i ripari di recente costruzione e di infiltrarsi nel Rio Chiaretto.
Cioò provocherebbe un immediato pericolo per Savigliano stessa, che potrebbe venire in parte allagata, come già nel 1948-49.

NELL’ALTA VAL VARAITA
ISOLATO DALLA PIENA
IL BORGO DI PIANALE
SALUZZO 14 GIUGNO 1957
Una situazione di allarme si è determinata questa notte in alcuni centri dell’alta valle Varaita.
Drammatiche ore hanno vissuto gli abitanti di Chianale, Pontechianale,Casteldelfino e Sampeyre, seriamente minacciati dalla furia delle acque del Torrente Varaita, che in seguito al violento temporale di questa notte sono paurosamente ingrossate.
Il piccolo agglomerato di Chianale, l’ultimo paese della valle, è ora isolato.
Piccole frane e le acque hanno infatti bloccato la stretta camionabile che da Pontechianale sale a Chianale.

PER LE PIOGGE
TRAVOLTO DAL CROLLO
DELLA SUA CASA A IMPERIA
IMPERIA 14 GIUGNO 1957
Un boato ha svegliato alle 5 di stamane gli abitanti del piccolo paese di Villa San Pietro: era crollato parte dell’alloggio abitato dal calzolaio Giovanni Vescino di 58 anni.
Questi è stato rinvenuto sotto le macerie, nella stalla.
Il crollo del tetto della casetta, a seguito del cedimento di alcune travi da imputarsi alle prolungate piogge di questi giorni, determinava il crollo del pavimento di una camera in cui si trovava il Vescino.
Questi è stato ricoverato all’ospedale della nostra città in grave stato per la frattura del bacino e di una gamba.

PIOGGIA DIROTTA
SULLE DUE RIVIERE
GENOVA 14 GIUGNO 1957
Imperversa il maltempo a Genova e sulle due Riviere.
Dopo il breve ma violento temporale di ieri pomeriggio, il cielo è rimasto nuvoloso e stamane è ancora piovuto.
Soffia un forte vento di scirocco: fa caldo ed il mare è leggermente mosso.
Ieri due turisti tedeschi rimasti sconosciuti, che si erano avventurati al largo con una piccola imbarcazione nei pressi di Voltri hanno rischiato di naufragare.
Sono stati salvati dal pronto intervento dei pescatori.
Il persistere del maltempo ha causato inevitabili danni al settore alberghiero delle due riviere.
L’afflusso dei turisti, infatti, specialmente nazionali, è notevolmente ridotto, a differenza degli scorsi anni in questa stagione.
Solo gli stranieri frequentano le Riviere.
Non si hanno a registrare nè frane, nè interruzioni stradali, nè allagamenti.

PIOGGE TORRENZIALI
RAFFICHE DI VENTO
SCARICHE ELETTRICHE
UNA NOTTE TEMPESTOSA
SU TUTTO IL PIEMONTE
MINACCIA DI CEDIMENTO DELLA LINEA ASTI – TORINO
PRESSO SAN PAOLO SOLBRITO
IL TANARO STRARIPATO NELL’ASTIGIANO,
IL GRANA NEL CASALESE,
MENTRE IL PO E IL SESIA CRESCONO A VISTA D’OCCHIO
FRANE E ALLAGAMENTI NEL CUNEESE: ALCUNI PAESI RISCHIANO
L’ISOLAMENTO NELLA VALLE STURA DI DEMONTE
PREGHIERE PROPIZIATORIE NELL’ALESSANDRINO,
UN “PELLEGRINAGGIO DI PENITENZA” AL SANTUARIO DI OROPA
Il maltempo continua in tutto il Piemonte aumentando il disagio e i danni nelle campagne e aggravando la situazione delle colture agricole già colpite in precedenza dal gelo e dalla brina.
Stanotte su quasi tutto il Piemonte si sono scatenati violenti temporali.
Ad
ASTI l’acquazzone è avvenuto verso le ore 3 con lampi e tuoni.
La pioggia è caduta a catinelle per oltre un’ora, accompagnata da un forte vento.
Stamane il cielo si mantiene nuvoloso e minaccioso.
Temperatura 10 gradi.
A causa delle continue piogge la massicciata della linea ferroviaria Asti – Torino minaccia di crollare nei pressi del cavalcavia di San Paolo Solbrito.
Il fiumeTanaro è notevolmente ingrossato e ieri è straripato in alcuni punti, senza gravi conseguenze per ora.
Un furioso temporale, con piovaschi e ripetute scariche elettriche, alle 4,30 di stamane ha dato la sveglia alla popolazione di
CASALE MONFERRATO e dei paesi vicini; poi, verso le 7, le nubi si sono squarciate lasciando intravedere qualche pò di sereno.
Il cielo permane comunque sempre minaccioso, i corsi d’acqua del Casalese sono tutti in piena; il Po e il Sesia crescono a vista d’occhio, il Grana è straripato in territorio di Giarole.
Ad
ALESSANDRIA la curia vescovile ha disposto che ogni sacerdote, celebrando la messa, reciti la colletta “Ad Petendam Serenitatem” perdurando il maltempo che danneggia le campagne.
Tecnici del settore agricolo stanno eseguendo sopraluoghi e accertamenti per stabilire esattamente l’entità dei danni cagionati dalle calamità atmosferiche.
Stamane è tornato il sole dopo il temporale di questa notte con caduta di fulmini in città e nelle campagne ma senza danni.
Nella zona di
NOVI LIGURE stamane è cessato di piovere.
Soffia un vento caldoe afoso.
Il termometro, che nelle prime ore di ieri mattina segnava 10 – 11 gradi, stamane alle ore 8 ha già raggiunto i 22 gradi.
Pure nella vallata del Borbera è cessato di piovere.
Nel tardo pomeriggio di ieri si era scatenato un violento temporale.
I corsi d’acqua della zona Scrivia, Lemma e Borbera, sono sempre in piena.
Durante la notte violenti temporali si sono nuovamente abbattuti su tutta la zona di
ACQUI e della Valle Bormida, provocando ulteriori danni alle coltivazioni.
Un violento temporale, accompagnato da tuoni e fulmini, si è scatenato stamane all’alba su tutta la zona di
OVADA e la Valle d’Orba.
Gravi i danni alle colture, specie nelle zone di Roccagrimalda, Cremolino, Carpenetoe Tagliolo Monferrato.
Dopo l’acquazzone di stanotte, sul
CUNEESE è tornato il sereno.
Sulla statale 22 Valle Maira il traffico non è ancora tornato alla normalità per effetto della frana caduta ieri pomeriggio oltre Dronero, il terriccio ha ostruito metà della strada.
In Valle Stura i vigili del fuoco di Cuneo sono sono all’opera per liberare dall’isolamento Vinadio, Bersezio, Argentera, parzialmente allagate dai torrenti usciti dagli argini.
A Demonte la piena dell Stura minaccia le frazioni di Festiana e di Perdioni.
Il maltempo persiste sull’intera
VALLE D’AOSTA e la pioggia cade ormai da 50 ore consecutive.
La situazione è preoccupante, soprattutto nel settore agricolo; si ritiene che gli allevatori di bestiame che già avevano condotto le mandrie negli alti alpeggi debbano farle rientrare poichè la neve ha coperto la montagna.
Nella zona di bassa valle il foraggio e altre colture sono gravemente compromesse.
Non vengono segnalate per il momento frane, nè interruzioni stradali.
Il transito è ancora possibile attraverso i valichi del Piccolo e Gran San Bernardo.
Durante la notte, nel
BIELLESE, si sono susseguiti violentissimi temporali; in alcune zone, per fortuna non molto vaste, si sono registrate anche grandinate.
Le acque del torrente Elvo hanno travolto la passerella pedonale sita lungo la strada Borriana – Mongrando.
La temperatura, che ieri, per effetto di un’ondata di vento caldo, era salita a 25 gradi, durante la notte si è mantenuta sui 18 gradi.
Per impetrare la cessazione del maltempo, il Vescono di Biella, Monsignor Rosso ha promosso per domenica prossima un “pellegrinaggio di penitenza” al Santuriario di Oropa.
Alla processione, che partirà alle 8 del mattino, parteciperanno le maggiori autorità cittadine.
Un nuovo violento temporale si è abbattutto stanotte sul
NOVARESE, Tuoni, fulmini e scrosci d’acqua sono continuati per circa due ore.
Non si hanno per il momento notizie di danni; soltanto a Cerano, a distanza di quarantotto ore, la roggia Cerana è ancora una volta straripata allagando una vasta zona di campagna ed i piani terreni di alcune case coloniche.
Stamane il cielo è ancora coperto con nuova minaccia di pioggia.

MODANE ALLAGATA

UN METRO D’ACQUA PER LE STRADE
TRE PONTI DISTRUTTI
LA FERROVIA CON L’ITALIA INTERROTTA
MODANE 14 GIUGNO 1957
Numerosi abitanti di Modane, la cittadina francese situata vicino al confine con l’Italia, sono stati costretti questa mattina a trasportare i mobili e le altre suppellettili ai piani superiori delle loro case a causa dello straripamento del fiume Are le cui acque hanno raggiunto in alcune strade della città l’altezza di un metro.
L’energia elettrica è venuta a mancare e la linea ferroviaria Parigi – Roma è interrotta.
Il traffico ferroviario fra Italia e Francia e viceversa è dirottato attraverso il Sempione – Domodossola.
Anche la strada che conduce in Italia è intransitabile.
Tre ponti sull’Are sono stati distrutti dall’impeto della corrente del fiume ingrossato in seguito alle intense piogge di questi giorni.
Stamane la pioggia continuava a cadere e la piazza della stazione di Modane, l’unico posto non allagato, era stipata di automobili.
Inondazioni provocate dalle continue piogge e dallo sciogliersi delle nevi vengono segnalate anche da altre località delle Alpi francesi.
Parecchi villaggi dei dipartimenti di Savoia, Alte Alpi e Isère sono stati sgomberati dalle popolazioni ed il ponte sulla strada principale fra Briaçon e Gap è stato asportato dalla furia delle acque a Gulliestre.
Un vero torrente d’acqua nerastra ha invaso la nota stazione climatica e sportiva in Val d’Isere che offre uno spettacolo di desolazione.
Una cappella, numerose baracche, due automobili sono state trascinate via dalla furia delle acque.
Gli abitanti sono isolati.
La strada è allagata per parecchi chilometri e i pompieri di Bourg Saint Maurice, chiamati di urgenza stamane alle 6, non sono riusciti a raggiungere Val d’Isere.
Tutte le comunicazioni telefoniche sono interrotte.

ANCHE IN SVIZZERA
INONDAZIONI E FRANE
GINEVRA 14 GIUGNO 1957
Le piogge torrenziali cadute ieri nel Vallese hanno causato inondazioni e frane nella valle di Zermatt e principalmente nella regione di Viège.
Numerosi torrenti sono straripati provocando gravi danni.
Alcuni ponti sono stati abbattuti dalla furia delle correnti e parecchi villaggi sono invasi dalle acque che in alcuni punti hanno raggiunto il primo piano delle case.
Particolarmente colpito risulta il villaggio di Taesch i cui abitanti sono stati fatti sgombrare.
Non si segnalano vittime, ma ovunque danni considerevoli.

GRAVI DANNI IN AUSTRIA
CAUSATI DAL MALTEMPO
INNSBRUCK 14 GIUGNO 1957
La polizia austriaca ha reso noto che oltre 200 turisti, provenienti per la maggior parte dalla Germania occidentale e da Vienna, sono rimasti isolati nelle valli del Tirolo orientale presso Liens perchè le inondazioni provocate dalle piogge torrenziali hanno interrotto tutte le comunicazioni, anche telefoniche, con alcuni villaggi di quella zona.
Un vero e proprio lago artificiale ha bloccato la valle di Defreggen; i corsi d’acqua alpini sono straripati, allagando moltre strade, fra cui l’autostrada per la Carizia, per varie miglia.
Alcune abitazioni sono rimaste distrutte, altre sono state evacuate.
Nella giornata odierna si provvederà, per mezzo di elicotteri, a rifornire di viveri i villaggi isolati.
La polizia ha affermato che finora non sono state segnalate vittime; i danni sono rilevanti.

LA FURIA DELL’ALLUVIONE SUL PIEMONTE,
FRANE,
INONDAZIONI,
DANNI CATASTROFICI

LA STAMPA 15 GIUGNO 1957
In quattro zone soprattutto la situazione appare tragica:
VAL DI SUSA: sono allagate Bussoleno, Novalesa, Sant’Ambrogio, Sant’Antonino, Borgone, Avigliana; la “nazionale” del Monginevro è scomparsa per centinaia di metri; crolli a Ulzio.
VA CHISONE:Sestriere è isolata; Pragelato è colpita da frane; molte strade della valle sono crollate o invase dalla melma.
CUNEESE: decine di paesi, isolati nelle alte valli, saranno riforniti con elicotteri; sono scomparsi molti chilometri di ferrovia e crollati trenta ponti; vastissimi allagamenti in pianura.
VALLE D’AOSTA: è tutta isolata da Pont Saint Martin in avanti; mancano telefoni e luce;
sono crollati due chilometri di massicciata ferroviaria.
(Nella foto: uno dei 30 ponti distrutti nelle valli del Cuneese: è quello di Pratolungo nella Valle dello Stura).

CRONACA CITTADINA DI TORINO ( LA STAMPA 15 GIUGNO 1957)

LA STAMPA 15 GIUGNO 1957
CRONACA CITTADINA – TORINO
UNA GIORNATA DRAMMATICA:
TORINO SOTTO ROVESCI DI VIOLENZA TROPICALE
LA PIENA IMPETUOSA DEL PO E DELLA DORA
PROVOCA ALLAGAMENTI E MINACCIA I PONTI
FAMIGLIE BLOCCATE DALLE ALLUVIONI
IN CORSO BELGIO E SASSI
UNA CASA IN PERICOLO A LUCENTO
INTERROTTO IL PASSAGGIO SUL PONTE DEL “BALON”
VIA BORGODORA INVASA DALLE ACQUE
I “MURAZZI” SOMMERSI
IN VIA CONFIENZA UN LAMPIONE SRADICATO
DALLA FURIA DEL TEMPORALE PRECIPITA E SCHIACCIA UN’AUTO
DUE DONNE SFUGGONO ALLA SCIAGURA
TORINO 14 GIUGNO 1957
Migliaia di torinesi si sono alternati per tutta la giornata di ieri, lungo le rive del Po, della Dora, della Stura.
Valanghe di fango e d’acqua ribollivano e trascinavano a valle tronchi d’albero, travi, resti di capanne, carogne di animali.
La massa gonfia, limacciosa aggrediva gli argini come volesse schiantarli, si scagliava contro i pilastri dei ponti.
Appena trovava un varco, la marea di fango vi si avventava straripando.
Dalle rive e dai ponti, la gente guardava sbigottita.
Difficile una graduatoria della pericolosità dei corsi d’acqua, nelle ultime ventiquattro ore.
Tutti i fiumi, torrenti, ruscelli sono in piena: le campagne che li circondano sono tutte sommerse, le case delle zone basse che li costeggiano sembrano isolotti.
Particolarmente drammatica la situazione di tre famiglie che vivono in altrettante casupole
– tra lo chalet e la baracca – al n.160 di Lungodora Voghera.
Una località sperduta, alla confluenza della Dora con il Po.
Le tre casette sorgono in una “bass”, quasi in riva all’acqua.
Gli abitanti contendono all’acqua la poca terra sabbiosa, campano la vita allevando conigli e galline.
L’altra notte, verso le 3, l’acqua straripata dalla Dora cominciò a salire.
Immersi fino alla caviglia, poi a mezza gamba, più tardi all’altezza dei fianchi, i poveretti cercarono di mettere in salvo le stie dei conigli, le covate dei pulini.
Mentre la pioggia scrosciava, ieri alle 16, giunse sul posto una camionetta dei vigili urbani: li avevano avvertiti che c’erano persone da salvare.
Ma i vigili non udirono voci, non video luci nelle casupole: convinti che fossero ormai deserte se ne andarono.
Placatosi il temporale, vedemmo uscire da una delle casupole una donna: l’acqua le arrivava alla cintola, le faceva battere i denti per il freddo e la paura.
Era Ersilia Beltrami di 53 anni: dentro la baracca, c’erano il marito Antonio Clari di 49 anni, la quarantasettenne Alberica Capello e il cinquantacinquenne Giuseppe Miraglio.
Si erano rifugiati nella costruzione più solida, l’unica cosa asciutta che gli era rimasta erano un paio di materassi.
Gli altri due componenti della piccola comunità erano Maria Sasso di 55 anni, moglie del Miraglio, e il figlio:
Quest’ultimo era all’ospedale, operato ieri mattina.
La madre stava al suo capezzale, ignara del pericolo che incombeva sull’abitazione sul marito.
I quattro sono stati invitati ieri sera a sgomberare, il Municipio era disposto ad alloggiarli a proprie spese in un albergo.
Solo il Miraglio non ha voluto abbandonare la sua casa: è rimasto, lui solo, a veglie sui polli e sui conigli morenti, sulle sedie, i tavoli e le pentole che galleggiano come residui di un naugfragio.
Anche quattro famiglie che abitavano in via Caselette 11, una viuzza che corre parallela alla Dora in borgata Lucento, sono state costrette ad andarsene.
Le infiltrazioni di acqua minacciano di far crollare la casa, se ne sono accorti i tecnici del Genio Civile e del Minicipio accorsi per un sopralluogo.
Le 12 persone che occupavano lo stabile – la famiglia Albina Tavillini vedova Pavetto e quelle di Giordano Pozzi, di Vincenzo parisi, di Antonio Narducci – sono state sistemate a spese del comune in albergo.
La giunta minicipale ha inoltre incaricato l’assessore all’assistenza di provvedere ai soccorsi per i centri della valle di Susa più colpiti dal disastro.
Tra gli edifici che hanno subito più gravi conseguenze per le intemperie, c’è la parrocchia del Santissimo Sacramento in via Casalborgone.
Una parte del tetto della canonica, già lesionato dalle infiltrazioni d’acqua nei giorni scorsi, ieri mattina è crollata all’improvviso sopra l’abitazione del curato, monsignor Gorgellino.
Precaria anche la situazione di parecchi ponti sulla Dora: da ieri mattina, i tecnici del Comune li tengono sotto controllo e a mezzogiorno hanno provveduto a bloccare il transito sul ponte “del Balon”, che collega via Borgo Dora al corso Vercelli.
Qui l’acqua aveva raggiunto la base del parapetto e minacciava di ingoiare tutto il ponte.
Potrebbe rendersi necessario di vietare anche il passaggio sul ponte di via Bologna.

 

Per precauzione ieri è statto anche , temporaneamente, sospeso il transito dei convogli sul ponte in ferro della Ciriè – Lanzo.
La via Borgo Dora – qualche decina di metri oltre il ponte – è allagata per un tratto di cento metri.
I chiusini delle fognature sono venuti a trovarsi sotto il livello della Dora e anzichè lasciare defluire l’acqua piovana riversano sulla strada quella del fiume.
Le macchine non potevano superare il tratto allagato se non rasentando i muri delle case.
Nel centro della via, coperto da 70 centimetri d’acqua, passavano con difficoltà solo gli autocarri.
Allagati completamente anche il campo sportivo di Moncalieri e le case e campagna di borgata Rosa, oltre il dazio di sassi, verso San mauro, alla confluenza del Po e della Dora.
Altra zona in cui l’acqua ha raggiunto un livello pauroso è quello dei murazzi, lungo il Po, da corso Vittorio a corso San Maurizio.
Il fiume ha invaso i magazzini e si spinge fino a metà delle scalette che da corso Cairoli e via Napione scendono verso le rive.
Gli “inbarcaderi” sono sommersi, le imbarcazioni sono state tirate in secco fin quasi in piazza Vittorio, per metterle al sicuro dai gorghi.

Sciagure, in città per fortuna non se ne sono verificate.
Una, raccapricciante, ha tuttavia sfiorato due donne di via confienza, davanti al palazzo della Stipel, verso le 16 di ieri, mentre infuriava il temporale.
Corroso dalla ruggine e dal tempo, un pesantissimo lampione in ghisa è precipitato all’improvviso accanto al marciapiede, un attimo dopo che due donne erano passate correndo in quel punto.
Uscivano dagli uffici della Stipel e si affrettavano per ripararsi dalla pioggia.
Il lampione – grosso come un palo telegrafico, del peso di parecchi quintali – è finito su di una “Alfa Romeno 1900″ in sosta fracassandole la capote.
Dall’auto di proprietà della “Timo”, era sceso pochi minuti prima un dirigente della società: sedeva proprio sul sedile posteriore, dal lato destro.

Se al momento del crollo fosse stato ancora nella macchina, la tremenda mazzata lo avrebbe ucciso sul colpo.
Il grosso globo di vetro del lampione è rimasto intatto.
Non hanno avuto tregua, ieri, i vigili del fuoco.
Il centralino della caserma ha captato centinaia di appelli: provenivano da tutti paesi della provincia, segnalavano disastri o pericoli reali o imminenti.
Le squadre si prodigavano, non potendo accontentare tutte le richieste davano la precedenza ai casi più urgenti e più gravi.
Verso sera, cessata la pioggia – che aveva ceduto il posto ad un sole caldissimo – la situazione appariva in netto miglioramento.
Pur essendo salite di 2 metri e 80 centimetri le acque del Po non fanno temere per i ponti e gli argini del territorio urbano.
La dora, salita di 3 metri, è sotto vigilanza per scongiurare possibili sinistri.
La Stura ha un livello di soli metri 1,70 superiore al normale.
Tutti i suoi ponti sono solidi, eccetto quello di corso Vercelli.

LA STAMPA 15 GIUGNO 1957
CON IL DISGELO IMPROVVISO
IL MALTEMPO IN PIEMONTE
HA RAGGIUNTO IERI IL MASSIMO DELLA VIOLENZA
ISOLATE LE VALLI DI SUSA E DI AOSTA
PER IMMENSI ALLAGAMENTI,
FRANE E CROLLI
LA DORA RIPARIA HA ROTTO GLI ARGINI NELLA NOTTE,
STRARIPANDO DA BUSSOLENO AD AVIGLIANA
LA STRADA CHE PORTA A CESANA TORINESE E BARDONECCHIA
E’ SPROFONDATA: CI VORRA’ FORSE UN ANNO PER RICOSTRUIRLA
LA DORA BALTEA PROVOCA DISASTRI,
PRESSO VILLENEUVE E POINT SAINT MARTIN:
DUEMILA METRI DI FERROVIA TRAVOLTI DALLA PIENA

DISTRUZIONI FINO A BARDONECCHIA

Un’alluvione disastrosa ha sconvolto ieri notte e questa mattina la val di Susa.
Nessuno si ricorda di aver visto qualcosa di simile.
Nel 1921 c’era stata una piena, ma l’acqua si era limitata a riempire qualche cantina, e ad abbattere alcune passerelle.
Ieri la Dora più che acqua pareva portasse fango.
La fiumana travolgente così torbida e pesante che le ondate accavalalndosi o frantimandosi neppure spumeggiavano.
Aveva un color marrone scuro e portava con sè la terra trascinata dai monti o strappata al fondo valle, alberi, erba, detriti in una furia paurosa.
Ha invaso interi paesi, come Sant’Antonino, Villarfocchiardo e Borgone, ha travolto ponti, ha distrutto in più punti la nazionale del Monginevro tra Exilles e Salabertano e tra Ulzio e Cesana.
Per parecchi mesi non si andrà in auto a Ulzio e a Bardonecchia.
A Cesana Torinese si arriverrà passando dal Sestriere dopo che questa strada sarà liberata dai massi che la ricoprono.
Per la valle di Susa è un danno gravissimo, non tanto perchè ha distrutto il raccolto dei magri campi e dei tristi vigneti, ma perchè ha paralizzato il turismo.
Le comunicazioni sono mantenute per ora con il treno, ma c’è stato un momento ieri notte in cui si temeva che le acque portassero via la massicciata.
Per ora ha resistito.
Venendo da Torino si incomincia a trovare la strada coperta di acqua ad Avigliana, appena dopo la stazione.
La Dora ha rotto verso l’una di notte, dopo il ponte di Borgone, e l’acqua ha invaso Sant’Antonino ed’è scesa ad Avigliana per rientrare nel letto un chilometro o due verso Rivoli.
Per poter andare oltre Avigliana è necessario passare per la parte alta e girare nella strada del dinamitificio.
A Condove di nuovo la strada è coperta di acqua e si devia a destra per la strada militare sino a Borgone.
Allagati sono Sant’Ambrogio e, più ancora, Sant’ANtonino.
Nella piazza di questo paese c’è il circo Roma.
Ieri sera aveva dato il primo spettacolo.
Quando la gente stava tornando a casa cominciava ad arrivare la piena.
Così nessuno ha dormito.
L’acqua stamane alle 6 superava il mezzo metro di altezza.
La gente aveva abbandonato gli alloggi al pian terreno e si era rifugiata ai piani superiori e guardava sbalordita dai balconi e dalle finestre.
I sette luoni del circo di tanto in tanto ruggivano.
L’acqua lambiva le loro gabbie e li innervosiva.
Il domatore non li abbandonava.

Tra Sant’Antonino e Borgone in località San Valariano la centrale idroelettrica del cotonificio Valle di Susa è stata circondata da una fiumana ruggente e le quattro persone che vi si trovavano, il custode, Riccardo Traversa, la moglie Pierina, il piccolo Franco di 6 anni, l’aiutante Michelangelo Perdomo con il cane bassotto, hanno duvuto attendere che arrivassero i vigili del fuoco da Torino a salvarli con la barca stamane alle 11.
A Bussoleno l’acqua ha invaso le case nella mattina ed il livello si è alzato questa sera.
Nessun edificio però è pericolante.
E’ saltato il ponte della diga, nel mezzo del paese

A Susa si temeva per il ponte degli Alpini.
Un pezzo della spalletta se n’è andato, ma alcuni volenterosi sono riusciti a togliere i tronchi che facevano ingorgo e pare che esso possa considerarsi salvo.
Da Borgone per arrivare a Susa si deve inerpicarsi sino a Mattie.
Dappertutto case allagate, isolate dalle acque.
Ma il peggio viene dopo Chiomonte.
Il ponte in legno è stato portato via per intero.
Tra Exilles e Salabertano è crollata la nazionale per circa trecento metri.
La strada faceva una curva: la Dora, che corre circa duecento metri in basso, ha scavato il fianco della montagna: l’asfalto è rimasto per alcune ore sporgente sul vuoto, poi verso le 17, si è sbriciolato.
Si temeva che l’enorme frana potette chiudere il letto della Dora, che in quel punto è molto affossato, ma le acque avevano una tale violenza che si sono rifatte la via prima che il livello si alzasse sino a minacciare Salabertano.
In questo paese una casa è stata travolta, una seconda a sera tarda era in pericolo.
Per portare via gli abitanti di una delle due case, gli anziani coniugi Alessio e Maria Jannon, ed il loro nipotino Aldo di 5 anni, – gli alpini sono partiti da Ulzio salendo con una camionetta sino a Salice e scendendo per una mulattiera.
Non c’era altra via.
Da Salabertano ad Ulzio il rio Secco (ironia di nome) ha portato un cono di deiezione sulla nazionale.
Gli alpini si sono affrettati a fare un passaggio alle acque.
Le poche auto che osavano attraversare erano trainate da un trattore.
Ad Ulzio è crollata la casa all’angolo con il ponte.
La casa era stata rimessa a nuovo quest’anno e vi abitavano i coniugi Angelo e Teresa Barilli.
Stavano mangiando, quando oggi a mezzogiorno, si sono visti aprire le pareti: hanno fatto in tempo a fuggire e mettersi in salvo.
La casa era di proprietà della signora Montaldo che abita a Torino in via Sant’Anselmo 81.
Più a monte è stato necessario sgomberare il negozio di vini Lanfranchi: i volenterosi e la corrente lottavano a strapparsi damigiane e fiaschi e bottiglie.
Per poter arginare la furia delle acque sono stati tagliati gli alberi lungo la via principale di Ulzio e legati contro le sponde.
Da Ulzio a Cesana la strada del Monginevro manca in tre punti per tratti di centinaia di metri.
In regione Moretta con la strada se n’è andata la villa dell’Ingegnere Ferrero che abita a Torino in corso Duca degli Abruzzi 53 e la casa, con segheria di Carlo Maccagno.
Le furie delle acque hanno trascinato dai monti migliaia di alberi: tutta la valle, che è per intero occupata dalla Dora, ne è ricoperta.
Tanta furia che addirittura si sono visti galleggiare isolotti con ritti cinque o sei pini.
Ad Ulzio manca l’acqua potabile.
Da Exilles a Cesana la luce è stata data ad interruzione.
Non si telefona da Cesana Torinese, da Bardonecchia, Da Ulzio.
Neppure funzionano le linee internazionali con Parigi,
Questa sera dopo una giornata incerta tra poco sole e molta pioggia si è fatto serenoo
La gente guarda e spera.

LA COLONNA DEI SOCCORSI DA TORINO A CESANA
PEROSA ARGENTINA 14 GIUGNO 1957
Fra Pragelato e Fenestrelle un agente della polizia stradale con il casco, la giacca e gli stivaloni grondanti pioggia ferma la nostra macchina: “Avete intenzione di scendere a Torino? Sbrigatevi, fra mezz’ora non paserà più nessuno.
La frana di Fenestrelle ha cominciato a muoversi…”.
Altri avvertimenti dello stesso genere avevano dovuto udire nel triste viaggio per la valle del Chisone, lungo quelle zone incantevoli che in anni normali, di questa stagione, sono gremiti di villeggianti e di fiori: “State attenti, a Pragelato il torrente sta mangiando la strada…”.
Ed ancora: “Badate, che rischiate di farvi intrappolare fra Monteulles e Roreto!”.
Come tutta questa iradiddio sia potuta avvenire, risulta chiaro se appena si guardano le montagne che attorniano il Sestriere: sono ancora tutte bianche di neve, come fosse marzo, fino ad una quota sui duemila trecento metri.
Ieri specialmente nel pomeriggio, è stato un giorno di gran caldo; la neve si è sciolta come fosse messa a cuocere ed intanto dal cielo calavano turbinose colonne d’acqua.
Un finimondo.
I risultati, purtroppo, sono ben evidenti.
Cerchiamo di enumerarli risalendo la valle, avvertendo che non terremo conto dei campi allagati, delle coltivazioni distrutte perchè dovremmo riempirne il giornale.
A Souchèeres basse, prima di Pragelato, un punte è stato distrutto, i vigili del fuoco di Torino (otto uomini con il brigadiere Serazio) hanno lavorato ore ed ore appesi a corde per salvare quanto restava.
A Souchèeres alte un altro ponte in cemento, inaugurato due anni fa, ha perso un’arcata su tre.
La frazione Pattemouches è isolata, delle sei o sette famiglie che la abitano non si può più sapere nulla.
A Pragelato eccol al distruzione della strada di cui abbiamo detto: dove c’era l’asfalto adesso si spalanca una voragine.
In fondo alla quale urla e schiumeggia il Chisone.
Bisognerà erigere un’alta massicciata per sostenere la “Statale”: sarà un lavoro assai lungo e difficile.
A Sestriere – borgata lo spettacolo è penoso: la civettuola frazioncina, meta di tante gare sciatorie, è immersa nella melma, sprofondata in una laguna di fango in movimento.
Qualche casa corre pericolo di essere spazzata via.
Un discorso più lungo è necessario per Cesana.
Arrivandoci dal colle, ad una curva a due chilometri e mezzo dal paese ci si trova di fronte ad una muraglia compatta.
Dai fianchi della montagna sono rotolati sulla strada massi giganteschi, taluno dei quali pesa decine di tonnellate.
La frana è lunga soltanto una decina di metri, ma bastano per arrestare qualsiasi transito di autoveicoli: per proseguire bisogna fare dell’alpinismo fra un macigno e l’altro.
Qui ci vorrà la dinamite, non bastano i picconi dei volontari che abbiamo visto adoprarsi a tutt’uomo.
A Cesana – Paese una vista strana: la facciata della maggior pate delle case è divenuta griugia fino ad un’altezza di un metro e mezzo dal suolo, cioè fino al punto a cui era salita l’inondazione di fanghiglia che ora si è ritirata. Uno stabile dell’INA che ospitava quattro famiglie si è afflosciato come fosse di carta, una segheria è stata distrutta; se l’ondata di caldo e di pioggia dovesse ripetersi Cesana sarebbe in grave pericolo.
Tre frazioni (Bousson, Rouilles, Thures) sono rimaste isolate, probabilmente senza viveri; non si hanno più notizie di un gruppo di cinquanta militari del Nizza Cavalleria in esercitazione oltre Bousson, ma si pensa che riescano a cavarsela senza danni da sè
Gli unici aiuti che oggi siano arrivati a Cesana Torinese bloccata dalle due parti (verso il Chisone e verso Susa) sono quelli organizzati dal prefetto di Torino e recati da un’autocolonna della polizia.
Un grosso camion e sei automobili hanno trasportato dieci quintali di viveri e decine di paia di stivaloni di gomma.
La marcia della colonna, comandata dal dottore Allitto e dal Tenente Curcio, partita verso le 13 da Torino, ha potuto essere seguita passo passo grazie ai collegamenti disposti in diversi punti con altrettanti ponti – radio.
Ma alla frana fra Sestriere e Cesana Torinese anche le macchine della polizia hanno dovuto arrestarsi, ed è toccato agli agenti caricarsi in spalla sacchi, scatole e pacchetti, cioccolato, cognac e caffè per superare l’ostacolo saltando da un masso all’altro.

CARLO MORIONDO

ACQUA E FANGO NEI CAMPI

AOSTA 14 GIUGNO 1957
Dal primo pomeriggio di oggi la Valle d’Aosta è completamente isolata dal resto del Paese, le comunicazioni ferroviarie sono interrotte, la strada nazionale è allagata in più punti fra Pont San martin e MontJovet, a Villeneuve la furia delle acque alla confluenza della Dora di Rhèmes col Savara e la Baltea ha spezzato ogni collegamento isolando completamente l’Alta Valle dal resto della Regione.
Travolti i pali delle linee telefoniche come di quelle elettriche, è impossibile avere un quadro anche approssimativamente esatto della situazione: coloro che riescono a passare, parlano di frane su tutte le strade delle vallate laterali, di decine di paesi semisommersi, di case evacuate davanti alla minaccia dell’acqua e del fango che continuano a precipitare ricoprendo migliaia di ettari.
Se fino a ieri si poteva parlare di danno gravissimo alle culture e alle cose, da oggi si trepida per le persone.
Gli uomini fanno il possibile per difendersi: per tutta la giornata, a Gressan, dove una enorme frana ha coperto vigneti, pascoli e prati, un migliaio di persone ha lavorato senza soste per aprire un varco alle acque ed impedire che si precipitassero sull’abitato.
Ma spesso c’è poco o nulla da fare: a Villeneuve già in mattinata tutti si erano accorti della crescente minaccia costituita dal ribollire della Dora Baltea dopo la confluenza di quella di Rhèmes e del Savara, dal premere sempre più impetuoso contro il muro e il ponte che ne precedono l’arcata.
Avvertiti dal sindaco Vauthier e dal consigliere regionale Petigax, giungevano sul posto i tecnici della Valle: il quadro era impressionante, non solo le acque cominciavano ad incrinare le difese ma l’accumularsi di detriti, di alberi e massi enormi, stava creando uno sbarramento che avrebbe potuto far dilagare il torrente ingigantito nel paese stesso.
L’intervento di reparti alpini permetteva di scongiurare questo pericolo e di aprire un varco, ma non poteva salvare la strada e la ferrovia: alle 14,30, con un cupo boato, duemila metri di massicciata crollavano in un turbinio di acqua e di fango.
L’Alta valle era tagliata fuori: decine di macchine di turisti stranieri che già avevano valicato il piccolo San Bernardo dovevano tornare indietro.
A Villeneuve si recavano immediatamente il presidente della Regione Avvocato Bondaz, l’assessore ai lavori pubblici geometra Vesan, l’ingenier Pasquali del Genio Civile, i tecnici dell’ANAS.
Il compito di ripristinare le comunicazioni appare estremamente difficile: più a nord anche la ferrovia di Prè Saint Didier risulta interrotta da una frana.
In Valsavaranche tutti i ponti sarebbero crollati, e così pure in Val di Rhèmes; bloccata la valle di Cogne da quattro frane in località Chevril, Vieyes, Ponte della Valle e cascata di Lex; interrotta la strada di Ollomont per lo straripare del torrente Berio.
Nella valle di Champoluc, la strada è interrota almeno in tre punti da piante, massi, fango, che l’Evançon continua a rovesciare al piano.
I danni maggiori sono segnalati a Champoluc stessa dove il torrente ha dilagato distruggendo una casa in frazione Frachei, mentre un’altra trentina di abitazioni han dovuto essere sgombrate d’urgenza.
In frazione Perlasc il ponte principale resiste ancora per quanto paurosamente inclinato, ma un ponte secondario ed una casa sono “scivolati” nelle acque.
Segnalazioni da altri centri della Valle: a Pollein lo straripamento del Comboè ha interrotto ogni comunicazione e ha indotto all’evacuazione di quindici case.
A Saint Marcel la centrale della SIP in fase di allestimento è stata invasa dalla Dora e l’acqua è alta quattro metri.
Ad Aosta, allagamenti in periferia, sgombero di case, frequenti interruzioni dell’energia elettrica.

Altre notizie frammentarie e imprecise continuano a giungere nella notte.
Il cielo è mutato, tornato al sereno: ma non è tornata la calma in tutta la Valle dove il rombo dei torrenti continua cupo, inquietante.

SERGIO RAMERA

BLOCCATE TUTTE LE ALTE VALLI DEL CUNEESE
ELICOTTERI IN VOLO PER PORTARE SOCCORSI
CUNEO 14 GIUGNO 1957
Il nubifragio di ieri notte ha provocato ovunque danni enormi all’agricoltura e alle opere pubbliche.
Quasi tutti i paesi che si trovano nella parte alta delle valli del Cuneese sono isolati.
La piena dei fiumi e dei torrenti ha spazzato via una trentina di ponti e decine di chilometri di strade statali e provinciali.
Alla Prefettura di Cuneo vi è stata questa sera una lunga riunione alla quale hanno partecipato tutte le autorità civili e militari.
Si sono coordinati i primi soccorsi urgenti.
Domani saranno istituiti in città due centri di raccolta viveri e medicinali uno della Sepral e l’altro della Pontificia Commissione di Assistenza.
Altri due “centri mobili” saranno formati a Vinadio (per l’alta Valle Stura) ed a Dronero (per la Val Maira).
Il trasporto dei soccorsi alle popolazioni isolate sarà effettuato con due elicotteri che giungeranno domattina da Milano.
Per molti giorni il cielo sarà l’unica via di comunicazione per raggiungere i centri bloccati.
Questa sera la Prefettura di Cuneo ha trasmesso al ministero degli Interni il seguente quadro schematico della situazione.

ALTA VALLE STURA – Il comune di Argentera è completamente isolato e minacciato dall’acqua della Stura, chiede soccorsi generici.
Il comune di Sambuco è isolato ma ha scorte di diveri e di medicinali.
Con la popolazione è bloccato un gruppo dell’Artiglieria da montagna Susa della forza di 175 uomini.
Il comune di Pietraporzio è minacciato dalle acque.
I militari chiedono con urgenza esplosivi per far saltare il ponte ostruito da alberi.
Il comune di Vinadio è isolato dalle frazioni di Pratolungo, Roviera, Aie e Pianche.
Il comune di Demonte è isolato dalla frazione Festiona.
ALTA VALLE MAIRA – Acceglio completamente isolata chiede viveri.
A sera, sotto la spinta delle acque, l’edificio postale è crollato.
La popolazione è vivamente allarmata.
Comune di Piazzo: le case periferiche sono invase dalle acque e minacciate di crollo.
Sia a Piazzo che ad Acceglio con la popolazione sono bloccate truppe dell’Artiglieria Alpina gruppo Pinerolo.
ALTA VALLE VARAITA – I centri di Casteldelfino, Bellino, Pontechianale, sono completamente isolati.
Il capoluog e la frazione di Chianale sono stati sgombrati dalla popolazione.
Si chiedono in tutti i centri soccorsi di viveri e specialmente medicinali.
Notizie altrettanto catastrofiche abbiamo potuto avere dal Genio Civile.
Tutti i ponti della Valle di Stura che collegano i paesi della riva destra sono stati spazzati dalle acque.
A monte di Vinadio la statale del Colle della Maddalena è interrotta in più punti per frane ed asportazione della massicciata.
In alta Valle Maira il ponte Marmora è crollato e la strada è anche ostruita dalle frane.
Nella Valle Varaita tutti i ponti che collegano la sponda destra del torrente con la sponda provinciale sono caduti.
In valle Po, valle Gesso, valle Vermegnano, valle Pesio altri ponti che collegano frazioni minori sono caduti.
Le strade che dipendono dall’Amministrazione provinciale hanno subito la scorsa notte danni per oltre 250 milioni di lire da aggiungere ai 100 milioni delle piogge precedenti.
Per riparare i guasti occorreranno 4 o 5 mesi.
Impossibile per il momento il bilancio dei danni all’agricoltura.
L’altra sera si parlava di 10 miliardi per tutta la provincia.
Ora si ritiene che il totale superi i 12 – 13 miliardi.
Nella pianura il Po ha allagato vaste zone nei comuni di Faule, Polonghera, Moretta e Casalgrasso.
A Polonghera anche il torrente Varaita ha rotto gli argini.
Il torrente Grana, che diventa Mellea a Cavallermaggiore, ha allagato centinaia di ettari di terreno della zona.
Una grandinata massiccia ha colpito le coltivazioni fra Savigliano e Marene.
Una striscia di oltre 1000 ettari di cui 400 seminati a grano ha subito danni per l’80%.
Gli episodi di famiglie che hanno trascorso la notte (e un’altra la trascorreranno) per contendere cascine e terreni alle acque sono centinaia.
Ovunque con le popolazioni abbiamo visto all’opera i pompieri, carabinieri, polizia, alpini e militari del Genio e della Finanza.
Sulla strada della Maddalena un camionista che stava scendendo verso Vinadio con autocarro e rimorchio l’altra sera ha sentito franare la strada sotto le ruote.

E’ ancora riuscito a percorrere un centinaio di metri poi per salvarsi ha sganciato il rimorchio ( che poco dopo è finito nello Stura) scendendo alla massima velocità con la sola motrice.
Purtroppo si deve lamentare anche una vittima: Mario Melchio di 33 anni, insegnante della scuola di Avviamento di Vinadio.
E’ scomparso nella Stura in circostante drammatiche alla vigilia del matrimonio.
Il Melchio, che nella mattinata di giovedì aveva fatto le pubblicazioni di matrimonio con la fidanzata Emilia Margaria di 24 anni, nel pomeriggio si era recato in moto a Pratolungo dove abitano i parenti della sposa.
La Stura molto ingrossata minacciava già il ponte di Pratolungo.
Egli si avvicinò per vedere le acque che si scagliavano contro i piloni.
Un istante dopo il terreno gli franava sotto i piedi e scompariva nelle acque tumultuose senza un grido.
Con lui erano la fidanzata e la sorella che si sono salvate.
Il cadavere non è ancora stato ritrovato.
Alle Terme di Vinazio vi sono centinaia di ammalati bloccati.
Sui piazzali stazionano anche auto, camion e Pullman e un automezzo con pompieri che per muoversi dovranno attendere che sia ricostruito il ponte di pratolungo.
Domani si tenterà di raggiungere le Terme con un elicottero.
Anche le Terme di Valdieri ( che dovevano essere inaugurate in settimana) sono isolate per crollo di ponti.
Da Genova stanotte è partita una squadra di venti pompieri che si metterà a disposizione delle autorità di Cuneo.
Vi sono anche tre sommozzatori.
La squadra è attrezzata con gruppi elettronici, cannoncini lancia sagole, esplosivi, ecc..
Ecco infine notizie schematiche delle altre zone del Cuneese.
RACCONIGI – I danni all’agricoltura superano il 60 per cento.
Il torrente Maira è straripato a Cavallerleone allagando i cascinali della Pedaggera.
Minacciata è pure la statale numero 20.
FOSSANO – La Stura ha rotto gli argini allagando vaste zone coltivate a grano ed ortaggi.
MONDOVI’ – Nel Monregalese i danni sono ingenti.
Il raccolto delle psche, pere e mele, maggiore risorsa della zona, è annientato.
Il reddito dei vigneti sarà ridotto di un terzo: la grandinata di giovedì ha annientato mille giornate di viti.
A Dogliani, Murazzano e Clavesana il grano è perduto per il 35 – 40 per cento.
Molte frane lungo le strade comunali di collina.
Alcuni ponti sono pericolanti.
SALUZZO – Parte della strada provinciale è stata divorata dall’impeto della corrente del Varaita.

Alcuni piccoli ponti sono crollati.
A Frassino le acque hanno travolto un mulino: a Rove una segheria.
Decine di case e stalle sono allagate e le famiglie senza tetto.
La corrente trasporta a valle tronchi di mezzo metro di diametro come fossero fuscelli.
A tarda sera il traffico è stato sospeso sul ponte Val Curta e le acque minacciano l’abitato di Venasca.
Dal lago artificiale di Casteldelfino si fanno defluire le acque attraverso le chiuse di emergenza per salvare la diga.
Il varaita ha rotto gli argini anche nei pressi di Villanova Solaro e minaccia l’abitato di Moretta.

SERGIO DE VECCHI

LA STAMPA 15 GIUGNO 1957

ELENCO DI STRADE FRANATE
STRADE PROVINCIALI
: In val Germanasca, la Perrero – Praly è inteerotta da una frana, dopo la frazione Gianna.
Sono isolati: Villa, Ghigo; Praly.
Squadre di operai dell’amministrazione provinciale cercavano ieri di aprire almeno un passaggio pedonale.
“Ci andranno dei mesi per riparla” ci ha dichiarato l’ingegnere capo Tarizzo.
La Pont – Ceresole è ostruita tra Rosone e Noasca, dove mezzi meccanici sono all’opera per sgombrare una frana lunga 30 metri e alta due.
In val di Lanzo sono cadute due frane una dopo Ceres verso Ala e l’altra tra Chialamberto e Forno.
La viù – Usseglio è allagata da quasi un metro d’acqua nei pressi di Usseglio.
In val di Susa i ponti di Avigliana e Condove sono pericolanti; così il ponte degli Alpini a Susa, dove è permesso soltanto il traffico pedonale.
Sulla Susa – Novalesa il ponte sul Rio Crosiglione è scalzato alla spalla; è permesso solo il transito pedonale.
Novaretto è isolata.
A Bardonecchia il ponte sul torrente Melezet è stato asportato dalle acque.
Nel Canavese è interrota la Ivrea – Lessolo: l’allagamento di 2 metri circa d’acqua arriva sino a Banchette.
Inondate sono pure le strade: Leyni – Foglizzo, Montanaro – Ponte Orco, S’Antonino – Villarfocchiardo, Sant’Ambrogio – Caprie, Avigliana – Almese.
STRADE STATALI: La strada numero 23 per il Sestriere, interrotta in mattinata dal chilometro 72 fino a Cesana Torinese, è stata in parte riaperta.
Al chilometro 92 è però ostruita da grosse frane, per cui si dovrà intervenire oggi con mine e martelli pneumatici.
La strada numero 24 lamenta i danni più ingenti: non si passa neanche a piedi.
Le interruzioni permanenti sono dal chilometro 15 al chilometro 15,500 (Salabertano – Exilles) e dal chilometro 25 fino al chilometro 26,800.
Sono causate da grosse frane.
La strada numero 26 Ivrea – Aosta è interrota tra Verrès e MontJovet, allagata da un metro d’acqua, tra Aosta e Pre Saint Didier per il crollo di parte del ponte a Villeneuve e sul tronco del piccolo San Bernardo, dove al chilometro 112 è caduta una frana larga 40 metri e alta 3 metri.
Il valico è impraticabile.
La strada numero 25 per Susa è tutta allagata; più grave la situazione tra Sant’Antonino e Borgone di Susa.
Anche il “raddoppio” è invaso dall’acqua.
Sulla strada numero 21 della Maddalena (Cuneo) l’interruzione va da Bersezio al confine ed è causata da frane.
La strada numero 22 è ostruita tra Roccabruna e Carpignano e da Piglio Elva ad Acceglio per la piena del torrente Macra.
Sulla 34 del Lago maggiore, tra Intra e Cannobbio alcune frane sono in via di sgombero.
Le squadre dell’ANAS sono ovunque al lavoro.

STRARIPATI PO E DORA IN PROVINCIA DI TORINO


Nelle ultime 24 ore quasi tutti i corsi d’acqua che si gettano nel Po fra Moncalieri e la zona di Saluzzo sono usciti dai loro argini allagando la campagna e minacciando cascine.
Gli altri premono furiosamente contro le sponde.
Le prime segnalazioni d’allarme sono pervenute la notte scorsa da Casalgrasso e Polonghera.
I torrenti Maira e Varaita, due piccoli corsi sono andati ingrossandosi, si sono scavati nuovi letti, sono rovinati verso valle trascinando tronchi e detriti di ogni genere.
I ponti hanno fatto da diga.
Quello sul Maira fra Casalgrasso e Carmagnola è stato il primo a contenere le acque anche per dei detriti accumulatisi sotto le arcate.
All’alba il torrente è straripato ed ha invaso la zona di Casalgrasso.
Nella stessa plaga si sono riversate poco dopo le acque del Po, del Pellice e del Varaita.
Casalgrasso è ora circondata dalle acque, che già lambiscono le case della periferia.
Polonghera e la vicina Faule sono nella stessa situazione.
Le strade tuttavia emergono e i collegamenti sono assicurati.
Altre cascine sono minacciate nel territorio di Carmagnola, dove oltre 400 ettari di campagna sono completamente sommersi.
Sono quelle situate nelle regioni Betlemme, Cocchi Meletta e palazzotto, investite dal Po.
In esse non sono rimaste che poche persone incaricate del governo del bestiame, che alla cascina Betlemme è stato ricoverato ai piani superiori.
Nella zona di Ivrea, la Dora Baltea è uscita dagli argini in più punti allagando campagne, strade e, in qualche caso, raggiungendo cascinali isolati e minacciandone altri.
Nei pressi di Donnaz e di Bard, le acque hanno raggiunto la strada statale della Val d’Aosta interrompendo il traffico.
In regione S’Antonio di Ivrea, i vigili del fuoco hanno tratto in salvo i coniugi Borgnia rimasti bloccati nella loro casa.
La strada delle Rocchette è inondata per una cinquantina di metri.
Fra Banchette e Fiorano, la strada della Valchiusella è sommersa per 200 metri.
La situazione è preoccupante nella zona di Torre Balfredo.
Presso Chivasso, nel pomeriggio il Po e l’Orco hanno allagato le regioni Brozola e Molino Pistono.
In località Orchetto, un uomo che vive in una capanna situata su un isolotto è tagliato fuori dal resto del mondo non avendo accolto gl’inviti rivoltigli ieri di raggiungere la terraferma.
E’ certo Giacinto Ansaldi, da Chivasso.
I danni causati dalle recenti piogge alle colture agricole della zona superano i 250 milioni di lire.
Nella Valle di Lanzo, a Chialamberto la Stura ha rotto un argine ponendo in pericolo dieci case.
Nella Valle di Viù, la Stura è straripata ad Usseglio raggiungendo una trentina di case.

NEBBIA NELL’ALESSANDRINO
ALESSANDRIA 14 GIUGNO 1957
Nubifragi senza confronto su tutta la provincia; grandinata in zona di San Salvatore con danni rilevanti.
La campagna ha molto risentito dello sbalzo di temperatura odierno: dalla minima di 17,4 di stamane ai 27 gradi del pomeriggio.
L’afa pomeridiana ha danneggiato ulteriolmente le colture tanto che si prevede, in particolare, rovinato il primo taglio del maggengo.
Si ha, dalla terra piena d’acqua, una evaporazione lenta e la nebbia ristagna sui campi provocando umidità e soffocando le colture.
A CASALE MONFERRATO le acque del Po, gonfie e piene di detriti, destano preoccupazioni.

LA STAMPA 15 GIUGNO 1957
INTERROTTE LA FERROVIA PARIGI – ROMA E LA STRADA DEL MONCENISIO
UN METRO D’ACQUA NELLE VIE DI MODANE
PER LO STRARIPAMENTO DEL TORRENTE ARC
BLOCCATI IERI I TELEFONI
CROLLO DI NUMEROSI PONTI
LA VALLE DELL’ISERE ISOLATA DALL’ALLUVIONE
UN OPERAIO ITALIANO ANNEGATO A SAINT JEAN DE MAURIENNE
COMPAGNIE DI MARINAI MANDATE IN SOCCORSO DA MARSIGLIA.
MODANE 14 GIUGNO 1957
L’Arc in piena per le furiose piogge di questi giorni ha rotto gli argini allagando Modane e numerosi paesi vicini.
Le vie di questa città erano simili oggi a piccoli torrenti limacciosi, vi correva un metro d’acqua, e gli abitanti hanno dovuto sgomberare i piani terreni.
L’unica zona all’asciutto è il piazzale antistante la stazione, trasformato stasera in un enorme parcheggio d’auto.
Non si ha notizia di vittime.
L’alluvione ha provocato danni enormi.
La situazione è giudicata catastrofica per l’agricoltura, e anche molte fabbriche sono state costrette a chiudere i battenti.
Le linee telefoniche tra Parigi e l’Italia sono interrotte; i treni diretti in Italia si fermano prima di Modane, i binari essendo sommersi poco fuori della città da un metro d’acqua ( ma finora non si sono avute frane); le strade delle Alpi sono allagate e non si passa più in automobile; la strada del Moncenisio ( per Lione e Parigi) è interrotta dal crollo di un ponte; intransitabile per un ponte crollato a Mont Dauphin è pure la strada del Monginevro ( per Gap e Grenoble).
I treni della Parigi – Roma sono stati dirottati per Ginevra.
A Modane manca stasera la corrente elettrica e la città è al buio.
La furia dell’Arc ha abbattuto alcuni ponti metallici e numerose baracche alla periferia; gli inquilini del quartiere che si distende dietro la stazione si sono rifugiati ai piani superiori.
Si temono crolli per la lenta erosione dell’acqua, soprattutto nelle case di più antica costruzione.
Alcuni villaggi dei dintorni sono stati sgomberati per ragioni di sicurezza.
La situazione è grave anche a Saint Michel le cui popolazioni sono state svegliate stamae dalle sirene d’allarme mentre i vigili del fuoco accorrevano nelle zone più colpite per soccorrere gli alluvionati.
A Saint Jean de Maurienne si è avuta anche una vittima.
Si tratta di un operaio italiano, non ancora identificato, travolto dalla piena dell’Arc mentre tentava d’attraversare in bicicletta un ponticello.
Anche l’Isere è straripato allagando numerose case sulla riva destra e provocando igenti danni.
Le sue acque nerastre trasportano tronchi di alberi e materiale d’ogni specie.
La cappella di Val d’Isere è stata distrutta, oltre a parecchie baracche, e due automobili sono state travolte.
Gli abitanti sono isolati nelle rispettive case.
La ferrovia è interrotta fra Livron e Briançon per lo straripamento del torrente Le guil, affluente della Durance, e la situazione è molto grave nella regione di Barcellonette.
Metà della città è sommersa dall’Ubay e il villaggio di Jausiers è circondato dall’acqua che in alcuni quartieri ha raggiunto quattro metri di profondità.
Alcune compagnie di marinai con barche di salvataggio sono partite da Marsiglia in soccorso degli abitanti.
La strada che da Barcellonette porta in Italia è interrotta per il crollo di ponti; la valle dell’Isere è isolata e la statale numero 202 ( da Thonon a Nizza) è intransitabile.
Nelle Alpi Marittine, infine il villaggio di Isola è sotto un metro d’acqua per lo straripamento del fiume la Tinèe, e parecchie case sono crollate.
Non si sa se vi siano feriti perchè le linee telefoniche e telegrafiche sono interrotte.

NUMEROSI VILLAGGI SVIZZERI
ALLAGATI DAI FIUMI IN PIENA
LA STAMPA 15 GIUGNO 1957
GINEVRA 14 GIUGNO 1957
Le piogge torrenziali cadute ieri nel vallese hanno causato inondazioni e frane nella valle di Zermatt e principalmente nella regione di Viège.
Numerosi torrenti sono straripati provocando gravi danni.
Alcuni ponti sono stati abbattuti dalla furia delle correnti e parecchi villaggi sono invasti dalle acque che in alcuni punti hanno raggiunto il primo piano delle case.
Particolarmente colpito risulta il villaggio di Taesch i cui abitanti sono stati fatti sgomberare.
Non si segnalano vittime, ma ovunque danni considerevoli.

15 GIUGNO 1957

 

DRAMMATICI APPELLI DI POPOLAZIONI
ASSEDIATE DALLE ACQUE NEL CUNEESE
CASE CROLLATE
PAESI SENZA VIVERI
NELLE VALLI MAIRA, VARAITA E STURA
DA CASTELDELFINO SI SEGNALA:
“ABBIAMO PANE PER SOLI TRE GIORNI”
QUATTRO ABITAZIONI ABBATTUTE
DAI TORRENTI IN PIENA AD ACCEGLIO
ASPORTATE DALLA FURIA DELLE ACQUE LE STATALI DI
ACCEGLIO, SAMPEYRE E VINADIO
PRIMI SOCCORSI IN ELICOTTERO
CUNEO 15 GIUGNO 1957
La situazione nelle vallate del Cuneese, si è notevolmente aggravata tra questa notte e stamane.
Un messaggio radio giunto dal comando gruppo artiglieria di Aosta, in esercitazione a Casteldelfino segnala: “Scorta viveri per la popolazioen dei paesi di Casteldelfino, Bellino, Pontechianale è sufficiente per soli tre gioni”.
Il fabbisogno approssimativo è di quintali 80 di farina di grano, quintali 5 di pasta, quintali 5 di riso.
Date le difficoltà di raggiungere la zona di Sampeyre con le salmerie per le strade mulattiere, sulle quali è tuttora in corso una ricognizione, il messaggio prega far disporre l’atterraggio di un elicottero a Casteldelfino presso la centrale elettrica a quota 1260.
In caso affermativo, l’atterraggio verrà segnalato con croci di tela bianche.
Otto comuni sono completamente isolati.


Duecento alpini in esercitazione in Valle di Chianale sono pure isolati e dovranno raggiungere la pianura a piccole tappe.
Sampeyre è senz’acqua, essendo andato distrutto completamente l’acquedotto.
Dalla Val Maira si apprende che i carabinieri di Acceglio comunicano che le acque dei torrenti Maira e Molasco hanno invaso totalmente il concentri di Acceglio.
Quattro abitazioni sono grollate e sono state asportate dalla furia delle acque.
Molte altre case sono incrinate e pericolanti.
La statale numero 21 è distrutta; distrutte pure sono le linee di comunicazione.
La popolazione, allarmatissima, è priva di viveri, di indumenti e di medicinali.
Da parte della Prefettura, d’accordo con numerosi enti, è stato coordinato un primo piano operativo per soccorrere le popolazioni delle località isolate.
Il trasporto del materiale di soccorso avverrà con i due elicotteri arrivati stamattina alle 11,45 in piazza d’Armi.
I piloti sono stati ricevuti subito in Prefettura dove hanno ricevuto le opportune istruzioni.
Un elicottero sarà adibito per il rifornimento della Valle Stura e un altro per il rifornimento delle valli Maira e Varaita.
L’azienda autonoma della montagna d’intesa con la Commissione Pontificia, è incaricata di costituire a Vinadio per la Valle Stura e a Dronero per la Val Maira due centri mobili per il rifornimento di viveri, medicinali e indumenti che dovranno essere successivamente inviati nelle località isolate.
Altro centro di rifornimento per la Valle Varaita sarà costituito a Sampeyre dal sindaco, a ciò già autorizzato dalla Prefettura.
Il medico provinciale è stato incaricato di dotare i detti centri di adeguate scorte medicinali; il direttore della Sepral è stato incaricato di costituire in Cuneo un deposito viveri da inviare ai suddetti centri.
Il vice – comandante del gruppo carabinieri impartirà le necessarie istruzioni per l’atterraggio degli elicotteri nei centri di Dronero, Vinadio e Sampeyre.
Nella notte sono giunti da Genova venti vigili del fuoco.
La squadra, al comando di un ufficiale Ingegnere, è dotata di gruppi elettrogeni, cannoncini lancia sagole esplosive ecc.
Della squadra fanno anche parte sommozzatori.
Un’altra squadra di vigili del fuoco è giunta da Milano con diciassette uomini che si recheranno in alta Valle Stura.

PARTITI POMPIERI DA TORINO
5 PERSONE BLOCCATE
DALLE ACQUE A BORGONE DI SUSA
BORGONE 15 GIUGNO 1957
A Mezzogiorno i carabinieri di Borgone di Susa hanno richiesto l’intervento urgente di una squadra dei vigili del fuoco di Torino per salvare cinque persone rimaste isolate dalla piena in una centrale elettrica della zona.
La centrale, investita dalle acque della Dora, è rimasta completamente circondata; soltanto con le barche sarà possibile raggiungere e salvare le persone bloccate.

DECRESCONO LE ACQUE DEL PO A CASALE MONFERRATO
CASALE MONFERRATO 15 GIUGNO 1957
Le acque del Po a Casale Monferrato, che ancora stamattina aumentavano in modo impressionante oltre il livello di guarda allagando alcune zone di Mirano, Terranova e Frassinetto – dove le aziende agricole I.N.A Gozzana, Boscone e Giarone erano rimaste isolate – hanno finalmente cominciato a decrescere e in modo sensibilissimo.
Il Caporale Faccio, comandante della compagnia carabinieri e il geometra Bellasio comandante dei Vigili del fuoco, hanno fatto un’ispezione nelle zone allagate constatando che nessun pericolo i9ncombe sui coloni rimasti nelle cascine isolate.

VIGNETI ANNIENTATI
NELLA ZONA DI VOGHERA
VOGHERA 15 GIUGNO 1957
Altre precipitazioni si sono avute durante la giornata di ieri nel Vogherese.
Le campagne sono parzialmente allagate.
In seguito al maltempo i vigneti situati in pianura hanno subito danni del 100% e del 40/50% quelli in collina, che però sono minacciati dalla peronospora che ha colpito i grappoli; il maltempo impedisce di combattere il male con gli opportuni trattamenti antiperonosporici.
Anche il grano ha subito danni nella misura del 30 – 50% e il raccolto è compromesso da varie malattie.
Il “mal del piede”, il “fusarium” e la “ruggine”.

IL TANARO E’ STRARIPATO
IN 5 COMUNI DELL’ASTIGIANO E NELL’ALESSANDRINO
ASTI 15 GIUGNO 1957
Stamane alle 7 è ripreso a piovere ad Asti.
Il Tanaro durante la notte è diminuito di 30 centimetri.
Ieri il fiume aveva raggiunto un livello mai registrato in questi ultimi dieci anni superando in alcuni punti l’altezza di sei metri.
Il fiume è straripato nelle zone basse e particolarmente ad Antignano, Azzano, Rocca d’Arazzo, Rocchetta Tanaro e Castello d’Annone danneggiando campi di granoturco e di ortaggi.
In questa prima quindicina di giugno sono state contate 55 frane in 85 comuni della nostra provincia.
Nelle prime ore di stamane, in territorio di Alessandria, il Tanaro è straripato nei comuni di Felizzano, Masio, Oviglio e Solero allagando oltre 500 ettari di terreno coltivato. Nella frazione Tripoli di Solero, pure stamane, l’acqua ha raggiunto la soglia delle case.
La popolazione, rimasta isolata, ha vissuto ore drammatiche per la minaccia incombente dell’inondazione e l’impossibilità di essere soccorsa.

MEDE PARALIZZATA
PER UN’ORA DALLA GRANDINE
MORTARA 15 GIUGNO 1957
Una violentissima grandinata si è abbattuta ieri sera sulla fascia che da Frascarolo va a Lomello, comprendente i comuni di Castellaro, Torreberetti, Villabiscossi, e Lomello.
Ingentissimi sono i danni provocati alle colture, già provate dalla pioggia continua.
Anche Mede Lomellina è stata colpita dalla violenza della grandinata, che ha paralizzato per oltre un’ora il traffico nella città.
I grossi chicchi hanno provocato guasti alle linee telefoniche e la rottura di molti vetri.
Si apprende da Guastalla che nella bassa reggiana il Po ha superato ieri sera il segnale di guardia di 15 centimetri.
Nei comuni di Guastalla, Gualtieri e Luzzara alcune golene sono già allagate.

IL FLAGELLO IN VALLE DI SUSA
IL DRAMMATICO RITORNO ALLE CASE, DOPO LA GRANDE PAURA
IL FANGO CHE SI RASSODA
SI E’ ALLARGATA LA FRANA DA EXILLES A SALABERTANO
ED E’ PIU’ GRAVE LA SITUAZIONE DELLA STRADA NAZIONALE
NON SI PASSA PER ULZIO E BARDONECCHIA SE NON IN TRENO
CESANA COMPLETAMENTE ISOLATA:
PREOCCUPAZIONI PER IL RIFORNIMENTO DEI VIVERI
ULZIO 15 GIUGNO 1957
E’ piovuto poco o nulla questa notte ed il livello delle acque è per fortuna diminuito ovunque.
La strada che da Avigliana a Susa ancora ieri notte era coperta in più, stamane era transitabile per intero.
La gente sta tornando nelle case abbandonate sotto l’infuriare della piena, gli uomini sono occupati a svuotare cantine, ad arginare la Dora nei tratti dove è rientrata nel vecchio letto.
Il più grave è da Exilles in avanti.
Durante la notte è crollato un altro tratto della nazionale del Monginevro verso Salabertano.
Sarà necessario far saltare altri 300 metri perchè non riparabili.
Il versante destro per chi la risale, è di materia alluvionale e non offre alcuna garanzia di reggere una nuova strada.
Si prevede che bisognerà costruirla nel versante opposto.
Non si passa per Ulzio e per Bardonecchia se non per ferrovia.
Cesana non è raggiungibile in nessun modo, nè da Ulzio, nè dal Sestriere.
Chiuso quindi il transito per il Monginevro.
Non si va in Francia neppure per il Moncenisio perchè, se è libera la nostra strada sino al valico, è interrotta da larghe frane dopo il confine verso Langlesbourg e Saint Jeanne de Maurienne.
Non si parla per telefono con i paesi dell’Alta valle.
Si fanno i primi bilanci della disastrosa inondazione.
Rovinati i raccolti e di conseguenza appesantita la già difficile situazione dell’agricoltura.
In più la rovina del turismo.
Gli albergatori sono stati colpiti nel momento più delicato, quando stava per iniziare la stagione estiva.
I villeggianti cercheranno altrove.
L’interruzione della nazionale impedisce il turismo della domenica.Chi ha l’auto o la moto non lascia il suo veicolo a casa per andare in val di Susa con il treno.
Sceglie un’altra valle.
E’ assai difficile che la nazionale sia ricostruita in modo soddisfacente per questo inverno, di conseguenza anche il turismo sciistico sarà di molto ridotto, a quasi paralizzato.
Qui dicono che l’alluvione è una rovina per la valle.
Ammettiamo che nella prima impressione dolorosa di un disastro si è portati a disperare più di quanto la situazione porti, però albergatori e commercianti affermano che i villeggianti facilmente si lasceranno conquistare da altre valli.
Il turismo è una gara: chi è costretto a fermarsi per una stragione o due rischia di non poter più ricuperare negli anni venturi.
I paesi di Sant’Ambrogio, Sant’Antonino, Borgone, Villarfocchiardo sono liberi dalle acque.
Nei campi l’acqua si è fermata nelle zone più basse.
Dove si ritirano le acque rimane uno strato di fango di trenta o quaranta centimetri.
Un fango color cenere che si rassoda e diventa coltre dura.
I contadini con la punta del piede lo saggiano e scuotono il capo desolato.
Sotto il fango c’era il grano, c’era l’erba, c’erano tutti gli ortaggi.
Tutto è morto.
Si dovrà arare di nuovo, ma per il prossimo anno.
Dove i campi sono stati risparmiati la desolazione non è meno rattristante perchè il grano è allettato.

Forse si potrà ricuperare l’erba se il sole si affretterà ad asciugarla prima che marcisca.
Fango nelle campagne, fango nelle case.
Nelle cantine al pian terreno tutto è fango.
Per liberare cantine e case si getta il fango nelle strade e qui si ammucchia.
A Sant’Antonino hanno di nuovo allagato le vie, ma con l’acqua potabile, per pulirle e si è scoperto che il selciato è stato asportato.
A Bussoleno stamane due donne stavano riportando alla cascina un branco di maiali; gli animali passavano per le vie del centro e sfuggivano al controllo delle donne.
Uno si fermava, l’altro andava fregare col grugno tra la carta sotto i portici, un altro ancora si ostinava contro le ruote di un’automobile.
Le donne rincorrevano un maiale e gli altri si disperdevano.
Era una lotta impossibile.
La gente rideva.
E’ stata una nota allegra, un pò di distrazione.
Poi alcuni giovanotti sono intervenuti a dare man forte.

Con maniere spicce picchiavano sul groppone con i manici delle scope o davano calci.
Ma i maiali erano ostinati.
Allora li afferravano per la coda e le orecchie e li portavano di peso.
I maiali strillavano e la gente rideva.
Nell’alta valle a Chiomonte e ad Ezilles la situazione è normale.
Dopo Salabertano invece sono all’opera gli alpini, i carabinieri per liberare la strada dai detriti almeno che si possa comunicare tra Salabertano, Ulzio e Bardonecchia.
In ulzio i serbatoi dell’acqua potabile sono stati invasi e quindi è torbida ed i medici consigliavano di lasciarla depositare e farla bollire a lungo.
Non sono crollate altre case, ma l’acqua ha reso altri tratti della nazionale verso Cesana.
Quando l’acqua si sarà ritirata si potrà passare forse a piedi nel fondo valle.
Ieri ed ancora stamattina si doveva costeggiare il ponte e dopo la frazione Moreta il passaggio era pericoloso.
Il primo che da Cesana è passato per raggiungere Ulzio è stato un italiano espulso dalla Francia.
Da trent’anni lavorava a Grenoble, e qui si era sposato.
L’altra sera aveva litigato con un gruppo di operai francesi e la conseguenza è stata l’espulsione.
Gli hanno consigliato di andare a Roma per tentare di farsi riammettere.
Da Grenoble è arrivato a Cesana su una grossa auto: per passare il confine si è nascosto nel bagagliaio.
Lo accompagnava la moglie.
Ma a dieci chilometri dopo Cesana c’era un punto troppo difficile: la moglie piangendo lo sconsigliava di tornare indietro.
C’erano alcuni montanari che assistevano alla scena.
“Vuol passare di la!
Dia a noi la valigia e si lasci tirare.
Si fidi che in acqua non la lasceremo cadere”.
L’operaio espulso ha potuto raggiungere Ulzio e prendere il treno per Roma: la moglie si è fermata a Cesana.
Altre persone non sono passate.
Tenteranno oggi o domani gli alpini per portare viveria Cesana.
Tutto il fondo valle è cosparso di tronchi: sono tronchi di pini a migliaia di tonnelate e la furia delle acque dopo di averli strappati dai monti li ha scortecciati.
Giacciono resti tristi di una alluvione tremenda.
Giunge notizia che la frazione di Montepaniero sopra Susa è invasa dalle acque del Cenischio che ha cambiato letto.

PER FRONTEGGIARE LA SITUAZIONE NELLE ZONE DI TORINO, CUNEO,
ALESSANDRIA, ASTI E VALLE D’AOSTA
RIUNITI STAMATTINA A TORINO I PREFETTI DI QUATTRO PROVINCE

 

L’INCONTRO AL PROVVEDITORATO PER LE OPERE PUBBLICHE
PRESIEDUTO DAL SOTTOSEGRETARIO SEDATI
ALLE 13,45 SONO GIUNTI IN AEREO DA ROMA
GLI ONOREVOLI PELLA E BOVETTI
ALLE 15 ASSEMBLEA PLENARIA DI TUTTI GLI ENTI
IMPEGNATI NELLA LOTTA CONTRO L’ALLUVIONE
LA GIUNTA DELLA PROVINCIA, CONVOCATA D’URGENZA,
HA APERTO UNA SOTTOSCRIZIONE A FAVORE
DELLE POPOLAZIONI DANNEGGIATE
LA SITUAZIONE IN CITTA’:
SOSPESO IL TRAFFICO FERROVIARIO DELLA CIRIE’ LANZO
SUL PONTE DELLA DORA

La gravissima situazione creata in Piemonte dalle inondazioni, dalle frane, dai crolli dei ponti e delle case è da stamane all’estame delle autorità.
Da Roma è giunto un sottosegretario per incontrarsi con i Prefetti delle province maggiormente danneggiate; anche l’Onorevole Pella, arrivato in aereo alle 13,45, si incontrerà con alti funzionari per studiare i provvedimenti che dovranno essere adottati per fronteggiare il disastro.
Il primo convegno di oggi è aperto alle 10 negli uffici della Provincia.
Il presidente dell’Amministrazione provinciale, professor Grasso, ha convocato la Giunta in seduta straordinaria per un primo, sommario bilancio dei danni.
Da ieri mattina, senza interruzione giorno e notte, affluiscono al centralino di Palazzo Cisterna le telefonate dei sindaci dei Comuni più colpiti che segnalano, con un ritmo purtroppo in crescendo, i disastri causati dalla piena.
Nella seduta di stamane, il professor Grosso ha informato gli assessori che fino a questo momento i danni a strade provinciali ed a strade comunali in manuntenzione alla Provincia ammontano a mezzo miliardo.
Al termine della seduta è stato diramato un comunicato in cui è stato detto tra l’altro: “Preso atto dell’eccezionale gravità del disastro e dei danni che vanno aumentando, di ora in ora, si constata che la situazione esige che il Governo e il Parlamento intervengano e come sempre si è fatto per calamità che colpiscono un’intera regione ed assumono il carattere di sciagura nazionale”.
La provincia rivolge inoltre un appello agli enti e ai cittadini perchè vogliano concorrere con una prova di solidarietà al soccorso dei sinistrati.
E’ stata quindi proposta la costituzione di un comitato per coordinare le iniziative benefiche.

 

La Giunta della Provincia ha deciso di aprire una sottoscrizione con un contributo di 10 milioni.
Il consiglio provinciale è stato poi convocato per mercoledì alle ore 15, in sessione speciale.
Mentre si svolgeva la riunione in Provincia, poco lontano, nella stessa via Maria Vittoria si apriva un secondo importante convegno.
Presso il provveditorato per le Opere Pubbliche il sottosegretario ai Lavori Pubblici, Onorevole Giacomo Sedati, ha ricevuto i Prefetti di Torino, Cuneo, Asti e Alessandria e un rappresentante della Valle di Aosta.
Erano presenti il provveditore per il Piemonte Ingegnere Rigoni, l’Ingegnere Padoan, del Genio Givile, giunto stamane da Roma con L’Onorevole Bedati, e altri funzionari torinesi.
I prefetti hanno consegnato al sottosegretario i primi rapporti giunti dalle zone maggiormente colpite dal maltempo, unitamente a un sommario consuntivo sui danni.
Al termine della seduta, il sottosegretario ha dichiarato: “Esprimo a nome del governo, la solidarietà di tutti gli italiani per le popolazioni colpite e l’assicurazione che sarà compiuto ogni sforzo per ripristinare al più presto, una situazione normale”.
Nel pomeriggio l’Onorevole Sedati, accompagnato dai funzionari dei dicasteri tecnici, si recherà con un treno speciale in Val di Susa, fermandosi per un sopraluogo, a Salabertano, Ezilles, Ulzio e Bardonecchia.
Domani sempre in treno, la commissione visiterà il Cuneese e la Valle d’Aosta.
I risultati dei colloqui Svoltisi stamane al Provveditorato per le Opere Pubbliche saranno comunicati oggi alle 15 durante il convegno che si svolgerà in Prefettura, nella sala della Giunta.
Presiederà l’Onorevole Pella, giunto in aereo a Caselle alle 13,45, con l’Onorevole Bovetti, interverranno i rappresentanti dell’Amministrazione Provinciale, del Genio Civile, degli Ispettorati per l’Agricoltura e per le Foreste, delle Ferrovie, oltre al Questore, al comandante dei Carabinieri e al comandante del Presidio Militare.
Sarà così possibile sentire dalla viva voce di coloro che nelle ultime 48 ore hanno diretto l’Opera di soccorso agli alluvionati, il raccolto di quanto sta accadendo nelle nostre valli e nelle nostre campagne.

Saranno decise misure di emergenza, sia di carattere tecnico che amministrativo.
La situazione della città non è preoccupante anche se, fin verso l’alba di stamane le acque del Po hanno continuato a crescere verticosamente, al ritmo di oltre 10 centimetri all’ora.
Essere sono giunte al livello massimo di quasi quattro metri e mezzo al disopra del livello normale.
Una piena di tali dimensioni non era stata registrata a Torino da otto anni; per trovare un livello maggiore bisogna risalire all’alluvione del 1949 quando si toccarono i 6 metri e 35 centimetri.
Stamane le acque hanno cominciato lentamente a regredire: verso mezzogiorno erano a circa 4 metri e 10 centimetri sopra lo “zero”.
Anche la Dora ha continuato ad innalzarsi durante la notte ed ha presentato una lieve diminuzione stamane.
L’aspetto del fiume, contornato tra rive anguste, con ponti assai bassi, è ancora più impressionante ed impetuoso che non quello del Po.
Ieri mattina i tecnici del Municipio hanno fatto chiudere al traffico il ponte di Borgo Dora.
Ieri sera, dato che le acque stavano per superare il ponte in ferro della ferrovia Ciriè – Lanzo, l’ultimo treno è stato fatto partire da corso Vercelli.
Stamane la Dora ha cominciato a ritirarsi ma i piloni paiono lievemente lesionati ed occorrerà attendere l’ulteriore deflusso dell’acqua per esaminarli e stabilire se non vi siano pericoli.
Quindi il ponte continua ad essere bloccato.
Anche l’allagamento del “Balon” comincia a regredire: via Borgo Dora è ancora invasa dall’acqua che rigurgita dai chiumini (trovandosi le fognature sotto il livello della Dora) ma il suo livello è diminuito.
Stanotte i Vigili del fuoco sono intervenuti in alcune cantine della zona invase dall’acqua.
Stamane sono passati a Torino, dove hanno sostato brevemente nella caserma di corso Regina Margherita, i vigili del fuoco milanesi diretti a Cuneo.
L’autocolonna comprende una quarantina di uomini, tre autocarri, una “campagnola”, tre gruppi elettrogeni, una barca, un’autoradio.
Fanno parte degli uomini un gruppo di sommozzatori e un gruppo di specialisti nel salvataggio a nuoto.

 

LA STATALE IN MOLTI TRATTI ASPORTATA DALL’IMPETO DEI TORRENTI
IL COLLE DEL SESTRIERE BLOCCATO PER LE FRANE DA FENESTRELLE A CESANA
LE NOTIZIE GIUNGONO SOLO ATTRAVERSO LA RADIO DELL’AUTOCOLONNA DELLA POLIZIA
SQUADRE DI AGENTI HANNO RAGGIUNTO ALL’ALBA BOUSSON:
LA SCUOLA E DUE VILLE DISTRUTTE
ALTRI SOCCORSI IN VIVERI E MEDICINALI PARTITI STAMANE
Il colle del Sestriere è bloccato da entrambe le vie d’accesso.
Fra Champlas du Col e Cesana Torinese una frana è precipitata ieri mattina sulla strada massi di decine di tonnellate l’uno, per eliminare i quali occorreranno potenti cariche di dinamite.
Sul versante del Chisone le frane sono di proporzioni assai minori, ma il pericolo ha assunto altre forme.
Nei tratti in cui la statale serpeggia lungo il torrente, questo ha compiuto un’opera violenta di erosione, sgretolando la massicciata ed aprendo due voragini.
Una di queste si trova al chilometro 72, tra Fenestrelle e Pragelato, ed è lunga un centinaio di metri; la seconda si spalanca presso il cosiddetto “Depot” di Fenestrelle ed è di minori proporzioni.
Il transito era ancora possibile ieri sera verso le otto, sebbene con un certo pericolo; non tutte le macchine si avventuravano nello stretto passaggio fra il baratro e la montagna, mentre gli autocarri venivano bloccati dalla polizia stradale.
Verso la mezzanotte, un radiogramma della polizia, lanciato dal Sestriere, dava qualche assicurazione: il transito era ancora possibile, ma soltanto per autoveicoli leggeri.
Le informazioni di questa mattina sono piuttosto scarse, anche perchè la linea telefonica che corre lungo la Val Chisone è interrotta in diversi punti e non si può parlare nè con Fenestrelle nè con Pragelato nè tanto meno, con il Sestriere.
Ma il comando della Polizia stradale informa che il passaggio è totalmente bloccato, sia per veicoli pesanti che per veicoli leggeri.
Evidentemente durante la notte il torrente ha “mangiato” altra strada.
L’opera di ricostruzione sarà certamente lunga, ma è già parzialmente in atto.
Ieri pomeriggio abbiamo visto nella zona l’Ingegner Nasi, sindaco del Sestriere, che ha esaminato la situazione con particolare riguardo all’alta valle (proprio allora Sestriere – Borgata era di nuovo assediata dal Chiasonetto che irrompeva come una marea di fango).
Un sopraluogo di tecnici stradali avrà luogo oggi stesso, per assicurare al più presto la circolazione, sia pure con uno o due trasbordi.
I danni riportati dalle opere stradali sono superati soltanto da quelli lamentati dal turismo locale.
In questa stagione i ridenti comuni della vallata e le vaste distese del colle erano popolati di villeggianti o di turisti di passaggio: ora non c’è che tristezza e fango.
La situazione di Cesana Torinese è particolare.
Situata alla confluenza di due valli (quella del Thures e qella che viene dal Monginevro). Si è temuto ieri che un rinnovarsi della piena provocasse guai terribili.
Invece i danni sono limitati: una casa dell’INA, quasi nuova, demolita, una segheria distrutta, molta fanghiglia per le strade e per le case.
Proprio a Cesana Torinese sono all’opera gli agenti dell’autocolonna della polizia della nostra città.

LA STATALE IN MOLTI TRATTI ASPORTATA DALL’IMPETO DEI TORRENTI
IL COLLE DEL SESTRIERE BLOCCATO PER LE FRANE DA FENESTRELLE A CESANA
LE NOTIZIE GIUNGONO SOLO ATTRAVERSO LA RADIO DELL’AUTOCOLONNA DELLA POLIZIA
SQUADRE DI AGENTI HANNO RAGGIUNTO ALL’ALBA BOUSSON:
LA SCUOLA E DUE VILLE DISTRUTTE
ALTRI SOCCORSI IN VIVERI E MEDICINALI PARTITI STAMANE
Il colle del Sestriere è bloccato da entrambe le vie d’accesso.
Fra Champlas du Col e Cesana Torinese una frana è precipitata ieri mattina sulla strada massi di decine di tonnellate l’uno, per eliminare i quali occorreranno potenti cariche di dinamite.
Sul versante del Chisone le frane sono di proporzioni assai minori, ma il pericolo ha assunto altre forme.
Nei tratti in cui la statale serpeggia lungo il torrente, questo ha compiuto un’opera violenta di erosione, sgretolando la massicciata ed aprendo due voragini.
Una di queste si trova al chilometro 72, tra Fenestrelle e Pragelato, ed è lunga un centinaio di metri; la seconda si spalanca presso il cosiddetto “Depot” di Fenestrelle ed è di minori proporzioni.
Il transito era ancora possibile ieri sera verso le otto, sebbene con un certo pericolo; non tutte le macchine si avventuravano nello stretto passaggio fra il baratro e la montagna, mentre gli autocarri venivano bloccati dalla polizia stradale.
Verso la mezzanotte, un radiogramma della polizia, lanciato dal Sestriere, dava qualche assicurazione: il transito era ancora possibile, ma soltanto per autoveicoli leggeri.
Le informazioni di questa mattina sono piuttosto scarse, anche perchè la linea telefonica che corre lungo la Val Chisone è interrotta in diversi punti e non si può parlare nè con Fenestrelle nè con Pragelato nè tanto meno, con il Sestriere.
Ma il comando della Polizia stradale informa che il passaggio è totalmente bloccato, sia per veicoli pesanti che per veicoli leggeri.
Evidentemente durante la notte il torrente ha “mangiato” altra strada.
L’opera di ricostruzione sarà certamente lunga, ma è già parzialmente in atto.
Ieri pomeriggio abbiamo visto nella zona l’Ingegner Nasi, sindaco del Sestriere, che ha esaminato la situazione con particolare riguardo all’alta valle (proprio allora Sestriere – Borgata era di nuovo assediata dal Chiasonetto che irrompeva come una marea di fango).
Un sopraluogo di tecnici stradali avrà luogo oggi stesso, per assicurare al più presto la circolazione, sia pure con uno o due trasbordi.
I danni riportati dalle opere stradali sono superati soltanto da quelli lamentati dal turismo locale.
In questa stagione i ridenti comuni della vallata e le vaste distese del colle erano popolati di villeggianti o di turisti di passaggio: ora non c’è che tristezza e fango.
La situazione di Cesana Torinese è particolare.
Situata alla confluenza di due valli (quella del Thures e qella che viene dal Monginevro). Si è temuto ieri che un rinnovarsi della piena provocasse guai terribili.
Invece i danni sono limitati: una casa dell’INA, quasi nuova, demolita, una segheria distrutta, molta fanghiglia per le strade e per le case.
Proprio a Cesana Torinese sono all’opera gli agenti dell’autocolonna della polizia della nostra città.
Le uniche notizie che provengono da questa zona passano attraverso i ponti radio installati al Sestriere, a Pragelato, ed a Pinerolo.
Ma per raggiungere il Sestriere bisogna superare acrobaticamente la frana di Champlas, ed è necessario pertanto un doppio trasbordo, ma non ci sono altri sistemi più rapidi, da quando il telefono è taciuto.
Gli agenti della polizia guidati dal dottore Allitto e dal tenente Curcio, hanno dovuto improvvisarsi minatori, per far saltare i macigni della grana, genieri, per salvare ponti, ed anche portatori, per recare a Cesana quei dieci quintali di Viveri (gallette, formaggio, marmellata, cioccolato, caffè, cognac ed anche stivaloni a decine) che la Prefettura di Torino ha acquistato e spedito.
Esaurito il trasporto, gli agenti hanno dovuto dedicarsi ad altre opere.
C’era soltanto la difficoltà di scegliere le più urgenti.
A monte di Cesana Torinese hanno costruito uno sbarramento con grossi tronchi di pino per tentare di convogliare la Dora straipante; una pattuglia ha raggiunto alle prime luci dell’alba la frazione di Bousson.
Le notizie sono quelle che purtroppo si attendevano: un fiume di fango ha fatto pressione contro due ville quasi nuove fino a spazzarle come castelli di carte; con le ville è sparita anche la scuola del paese.
La gente del posto deve accontentarsi di raccogliere in tinozze la pioggia che purtroppo ha ripreso a scendere come in un desolato giorno autunnale.
Le squadre cercheranno ora di raggiungere altre due frazioni più a monte, quelle di Rouilles e di Thures, ma l’impresa si presenta quasi disperata: i piccoli torrentelli sono ormai tramutati in ininterrotte valanghe d’acqua.
Intanto è proseguita l’opera di sgombro della frana di Champlas du Col.
Un’altra spedizione di generi di conforto è stata eseguita stamane per ferrovia da Torino ad Ulzio; le casse sono state portate a Cesana in auto ed a spalle.
L’invio viene ripetuto nel pomeriggio.

DRAMMATICO APPELLO DI VISCHE ALLAGATA
CENTOVENTI PERSONE ISOLATE TRA LE ACQUE
LO STRARIPAMENTO DELLA DORA BALTEA HA INONDATO TRE BORGATE
L’ACQUA HA RAGGIUNTO L’ALTEZZA DI DUE METRI
GLI ABITANTI SCAPPANO SUI TETTI
VISCHE 15 GIUGNO 1957
Oltre la metà del territorio di Vische è stata invasa stanotte dalle acque della Dora Baltea.
Si tratta di oltre 800 ettari di terreni coltivati in massima parte a frumento, situati sulla sponda destra del fiume.
Tre borgate sono tagliate fuori dal resto del mondo: Monessa, Luisina e Gerbido nelle quali si trovano centoventi persone, fra cui una cinquantina tra vecchi e bambini e oltre duecenti capi di bestiame.
La vasta area è stata inondata fra ieri sera e questa mattina, dopo che la Dora ha rotto gli argini nei pressi di Monessa, un poco a sud della strada Strambino – Azeglio.
In breve l’acqua ha raggiunto in certi punti l’altezza di due – tre metri costringendo i contadini a riparare ai piani superiori delle case.
Il Bestiame è stato ricoverato nei fienili sopra catastre di balle di paglia.
Una casa più direttamente minacciata dalla furia della Dora è stata evacuata.
Vi abitava l’agricoltore Carlo Costanza con la moglie e cinque figli in tenera età.
Hanno trovato rifugio nella cascina di alcuni vicini.
Se il livello dell’acqua non salirà ulteriolmente ( fino alle 13 di oggi era ancora in lento ma continuo aumento) non sarà necessario evacuare le altre case nelle quali ci sono viveri e foraggio per diversi giorni.
Qualche apprensione si nutre invece per taluni vecchi malati.
Nel pomeriggio se sarà necessario le barche che fanno la spola fra il capoluogo e le frazioni isolate li porteranno al sicuro.
Stamane è giunto a visitare la zona colpita l’onorevole Stella.
Accompagnato dal sindaco Savoia e dal segretario comunale Colantuoni il parlamentare ha raggiunto in barca la frazione Gerbido per rendersi personalmente conto della situazione.
Successivamente si è intrattenuto con alcuni esperti per esaminare le provvidenze da adottare per i contadini alluvionati in previsione dell’incontro che nel pomeriggio avverrà alla prefettura di Torino fra i rappresentanti locali e i parlamentari piemontesi.
Analoga ispezione ha effettuato poco dopo il segretario dell’onorevole Bovetti.
Anche i vicini comuni di Moncrivello, Borgomasino e Vestignè sulla sponda sinistra della Dora Baltea hanno parte dei loro territori invasi dalle acque uscite stanotte dal loro letto.
La situazione non è però grave in quest’area vi sono solo due cascine inondate: le fattorie Ferti e Donno di Moncrivello.

AL LAVORO PER RIPARARE I DANNI
A TELEFONI FERROVIE ACQUEDOTTI
ALLACCIAMENTI PROVVISORI I CAVI ASPORTATI DALLE FRANE:
DA LUNEDI’ SITUAZIONE QUASI NORMALE
RIATTIVATA LA FERROVIA TORINO – AOSTA
SOSPESE LE FORNITURE D’ACQUA DAL PIAN DELLA MUSSA

UN PIANO DI INTERVENTI DECISO DAL PROVVEDITORATO ALLE OPERE PUBBLICHE
Senza perdere un’ora di tempo, mentre ancora l’acqua scrosciava e i fiumi muggivano tumultuosi travolgendo alberi e case, tutti si sono messi al lavoro.
Nel disastro che ha colpito il Piemonte e in particolare la provincia di Torino, c’è stato questo fattore positivo: un impegno immediato da parte di tutti, dagli stessi colpiti alle più alte autorità, per ridurre le proporzioni dei danni, per ricostruire, rabberciare, ripristinare.
Un centinaio di operai specializzati, guidati da tecnici e da ingegneri della Stipel, nel corso della giornata di venerdì, nella notte sul sabato e tutto ieri si sono dedicati al ripristino delle linee telefoniche interrotte nella val di Susa.
Per superare la barriera delle frane, si sono caricate sul treno le “campagnole” per il trasporto dei materiali, raggiungendo con questo mezzo le vicinanze dei luoghi più colpiti.
L’ingegnere Quirico, dopo una visita nelle località colpite ha dichiarato:
“Gli uomini hanno lavorato sotto l’acqua, con gli abiti appiccicati addosso, grondanti, ma senza un minuto di sosta.
Abbiamo attivato una linea provvisoria con Oulx, per assicurare il collegamo ad Oulx e a Bardonecchia.
Con Sestriere, Pragelato Fenestrelle funziona una linea.
Siamo riusciti a collegare anche Cesana, ma in serata un nuovo crollo di pali ha nuovamente interrotto la linea.
Claviere è ancora isolata.
In Valle d’Aosta è stato riparato il cavo tra Nus e Chambave, interrotto da una frana.
Sono ancora isolate le località di Valgrisanche, Valsavaranche, Notre Dame, Cogne.
A Couurmayeur funzionano 4 linee su 7.
Tutto sarà a posto, se pure provvisoriamente, per lunedì.
Nelle altre località la situazione è tornata normale: si è riattivata la linea con Balme, Cantoura, Chialamberto, Groscavallo, Formosa, Carignano, Carmagnola, Chieri, Caluso, Ciriè, Vinovo, None, Orbassano, Rivarolo, Cuorgnè, Castellamonte, Pont, Pinerolo e Perosa.
L’Azienda di Stato, con l’aiuto degli alpini, sta cambiando 700 metri di cavo sulla strada franata nei pressi di Cenasa”.
Situazione migliorata per le ferrovie: alle 8,40 di ieri mattina è transitato da Hòne Bard il primo convoglio per Aosta, dopo l’interruzione di venerdì.
L’unica interruzione che ancora non è stato possibile riattare è quella sulla Aosta – Pre St. Didier.
Si va in treno fino ad Arvier, poi c’è il transbordo, per 250 metri circa.
I treni per Parigi o Lione, impossibilitati a transitare per Modane allagata, continuano ad essere instradati sulla Santhià – Arona – Domodossola e quindi, attraverso il sempione, subiscono all’incirca 3 ore di ritardo sull’orario normale.
Le carrozze dirette tra Parigi e Roma percorreranno da oggi la linea Milano – Firenze.
Fino a Modane il traffico si svolge regolarmente, se pure con qualche rallentamento nelle zone inondate tra Avigliana e Sant’Ambrogio e presso Salabertano.
Sulla Torino – Alessandria, a partire da domani, sarà attivato un servizio di blocco alle estremità della frana di Villanova (dove c’è un unico binario) e si potrà ridurre il ritardo di circa 15 minuti che ora subiscono i convogli in questa zona.
I tecnici delle ferrovie procedono alla valutazione dei danni che sono considerevoli, ma non gravi: l’unico impianto minacciato dalla piena è la sottostazione elettrica di Salabertano dove si fanno lavori di arginatura con gabbioni e carichi di terra.
L’Ingegnere Losana, dell’Acquedotto Municipale, ha visitato ieri gli impianti di Pian della Mussa: “Fino a Ceres è possibile andare in auto, poi si prosegue per mulattiera.
Abbiamo dovuto chiudere l’acquedotto sopra Ceres, dove una grossa frana ha invaso la strada, perchè gli operai che lavorano alla rimozione di almeno 400 metri cubi di detriti non siano minacciati anche da un eventuale scoppio delle condutture premute dal peso della frana.
Il rifornimento d’acqua a Torino è assicurato largamente dalle altre provenienze”.
I tecnici dell’Azienda Elettrica Municipale hanno dirottato in tutte le valli i lavori di riattamento delle centrali e lo sgombero delle griglie intasate.
I danni più gravi sono in valle di Susa e particolarmente alla centrale di Chiomonte, dove hanno risentito dell’alluvione le opere idrauliche nei pressi di Salabertano.
La centrale ha tuttavia ripreso a funzionare ieri parzialmente, grazie all’afflusso di correnti d’acqua di corsi secondari.
I tralicci in pericolo sono stati rafforzati con un febbrile lavoro.
In Val dell’Orco la situazione degli impianti è tranquillizzante: il lago ha raccolto un’enorme quantità d’acqua evitando alla valle il disastro che invece si è verificato in valle di Susa.
Il vice – provveditore alle Opere Pubbliche per il Piemonte, Ingegner Parziale, ha preparato un elenco di opere urgenti che il sottosegretario onorevole Sedati, di ritorno da una minuziosa ispezione in val di Susa, ha approvato in nottata.
In base a questo primo elenco saranno iniziati domani lavori di emergenza in provincia di Torino.
La decisione ha fatto seguito alla riunione dei quattro prefetti di Torino, Alessandria, Asti e Cuneo, e tenutasi al mattino sotto la presidenza del sottosegretario, in Provveditorato.
Accompagnato dall’Ingegnere Rigoni, l’Onorevole Sedati proseguirà stamane la visita nelle altre zone colpite.
“Esprimo a nome del Governo – ha dichiarato ieri mattina il sottosegretario – la solidarietà di tutti gli italiani per le popolazioni colpite e l’assicurazione che sarà compiuto ogni sforzo per ripristinare al più presto la normalità”.
Nel pomeriggio di ieri l’aria si è rifatta tempestosa e il cielo minacciava di nuovo l’uragano.
I temporali hanno avvolto la città da sud – est a nord – ovest scaricandosi sul versante opposto della collina e nella zona tra Brusasco e Cavagnolo.
“Si tratta di manifestazioni locali provocate da lingue di aria fredda che continuano a scontrarsi con le correnti calde e umide provenienti dal sud – ci hanno detto all’Ufficio Meteorologico regionale.
Dovrebbero essere gli ultimi temporali.
Forse nella giornata di oggi si avrà ancora qualche temporale isolato.
Ma la pressione è alta e fa ben sperare nell’esaurimento dell’ondata di maltempo.
Si va verso un equilibrio che speriamo stabile”.
In città la pioggia, in piccolissime quantità, è caduta a zone, soprattutto in barriera di Milano: una media di un millimetro d’acqua.

LA STAMPA 16 GIUGNO 1957
IL DISGELO PROVOCA NUOVI DANNI NELLA ZONA PIEMONTESE DELL’ARCO ALPINO
MIGLIAIA DI FAMIGLIE BLOCCATE E SENZA VIVERI
NEI PAESI DELLE ALTE VALLI DI CUNEO E SUSA
ALPINI, CARABINIERI, VALLIGIANI, VIGILI DEL FUOCO, ELICOTTERI IMPEGNATI A PORTARE SOCCORSI
UN MESSAGGIO DA ARGENTERA IN VALLE STURA:
“SITUAZIONE GRAVISSIMA, URGONO UOMINI PER ARGINARE TORRENTE, 15 CASE ED IL FORNO PER IL PANE SONO CROLLATI”
IN VAL MAIRA E IN VAL VARAITA MANCANO LUCE, ACQUA E MEDICINALI
LA VALLE DI SUSA TAGLIATA IN DUE
BOUSSON MINACCIATA DA FRANE E ALLAGAMENTI
CESANA ANCORA COMPLETAMENTE ISOLATA
RICHIESTE DI AIUTI
RIAPERTA LA STATALE PER AOSTA
CUNEO 15 GIUGNO 1957
La situazione in pianura, a meno di altri nubifragi, si sta normalizzando.
Nelle alte valli vi sono invece almeno settemila persone in pericolo.
Sono gli abitanti dei paesi tuttora isolati e minacciati da torrenti che continuano a scaricare valanghe d’acqua limacciosa con violenza inaudita.
La giornata odierna è stata dedicata esclusivamente al soccorso di queste sfortunate popolazioni.
Due elicotteri dei Vigili del fuoco giunti in mattinata da Milano hanno iniziato la loro opera con voli di ricognizione e con due atterraggi ad Argentera e ad Acceglio.
Domani trasporteranno quintali di farina, di pane, generi di conforto, attrezzi, candele, torce elettriche e medicinali secondo un piano dettagliato e predisposto questa sera dalla Prefettura in base alle richieste giunte, attraverso le radio da campo, dalle varie zone.
I valligiani e gli alpini hanno accolto gli elicotteri come uno spettacolare e curioso complemento all’opera di soccorso che è già in atto.
Il più, ancora una volta lo faranno gli uomini ed i muli attraverso le impervie mulattiere d’alta montagna.
Con gli alpini ed i valligiani, che si offrono numerosi come volontari, collaborano senza risparmio carabinieri, polizia, guardia di finanzia e vigili del fuoco che sono giunti anche da Milano e da Genova.
Si tratta di fare in fretta perchè in alcuni paesi cominciano a scarseggiare i viveri e l’acqua potabile.
Molte famiglie hanno perso la casa ed altre stanno per vederla scomparire sotto l’impeto dell’acqua che non dà tregua.
A Cuneo, oggi riscaldata persino eccessivamente da un pallido sole, si fatica ad immaginare il dramma che stanno vivendo queste popolazioni.
Per “entrare nell’atmosfera” bisogna risalire le vallate sino ai punti dove le strade sono interrotte da paurose voragini o da ponti spazzati via come fuscelli.
La roccia trasuda da tutte le parti ed i torrenti danno un acuto senso di angoscia.
A monte vi sono paesi che vedono passare queste valanghe d’acqua dove prima era la strada principale e le case cedono una dopo l’altra.
Le frazioni Bellino, dove vivono 200 persone, non dà più notizie da tre giorni.
Sarà il primo posto dove domani si cercherà di scendere con gli elicotteri.
A sera la situazione nelle valli era schematicamente questa: Valle Stura di Demonte: sono tuttora isolati i centri di Argentera ( 273 abitanti), Pietraporzio (277 abitanti), Sambuco (236 abitanti) e la frazione Bagni di Vinadio ( 300 fra abitanti ed ammalati che si trovavano sul posto per cure termali).
Argentera è il punto di maggior pericolo.
L’acqua della Stura ha invaso gran parte del paese.
La parte bassa è stata completamente abbandonata dagli abitanti.
L’unico forno per la cottura del pane è crollato.
Sono pure crollate una quindicina di case.
Si chiedono viveri, indumenti, medicinali, candele, torce elettriche e almeno 2 mila tele di sacco ( che saranno trasportate domani dagli elicotteri) per arginare l’irruenza delle acque.
A sera la radio di Argentera ha comunicato alla Prefettira: “Situazione gravissima; urgono anche rinforzi di uomini per contendere il paese alla violenza della Stura”.
A Pietraporzio cominciano a scarseggiare i viveri: ieri è stata distribuita dai carabinieri una pagnotta a testa.
Le abitazioni sono sfollate e gli abitanti si sono ritirati nelle case periferiche.
Anche la caserma dei carabinieri è stata sgombrata.
Vi sono almeno 10 case crollate.
La base per gli elicotteri e le colonne di soccorso è a Vinadio.
Stanotte sono partite, per l’alta valle, pattuglie con muli carichi di viveri.
Creeranno un magazzino di emergenza a Sambuco di dove altre squadre di alpini e volontari proseguiranno per Argentera.
La strada del Colle della Maddalena è scomparsa a tratti per un totale di 4 – 5 chilometri.
Per ripristinarla, compresi i ponti crollati, occorrerà un anno.
Val Maira: sono bloccati i pasi di Acceglio (796 abitanti ) e Prazzo ( 855 abitanti).
Da Acceglio questa sera alle 20,30 è giunto per radio un appello disperato: “Ha ripreso a piovere con violenza.
Mancano luce ed acqua.
Urgono mezzi per arginare e uomini”.
Al pilota del’elicottero atterrato nel pomeriggio con viveri di conforto e penicillina il sindaco aveva chiesto medicinali, viveri, candele, disinfettanti e limoni.
Il paese è tagliato in due dalle acque del Maira.
Molte case sono crollate, altre sono pericolanti.
La situazione di Prazzo è meno drammatica.
Domani mezzi cingolati dei pompieri risaliranno la Valle Maira con viveri e attrezz.
Si spera di giungere sino al Ponte Marmora ( crollato) e di qui proseguire per Prazzo e Acceglio a dorso di mulo.
Val Varaita: sono bloccati i comuni di Sampeire, Casteldelfino, Pontechianale e Chianale ( con circa 4 mila abitanti comprese le frazioni).
L’onorevole Sabatini che oggi ha compiuto un sopraluogo nella zona è tornato a Cuneo impressionato.
“Occcorrono soccorsi urgenti – ha affermato – la situazione è grave”.
La Prefettura in serata ha inviato nella valle una colonna di soccorso.
Gli autocarri trasportano 20 quintali di farina e 10 di pasta e riso più generi di conforto e attrezzature.
Nella notte squadre di pompieri sperano di poter costruire una teleferica per valicare l’interruzione di Val Curta.
Dall’altra parte si troveranno all’appuntamento gli alpini del Gruppo Aosta che trasporteranno a dorso di mulo e negli zaini i viveri a Casteldelfino per smistarli poi a tutta la valle.
A Sampeire il torrente Varaita minaccia le frazioni ed ha già “portato via” la scuola e alcune case.
A Pontechianale sono crollate abitazioni ed anche il cimitero è stato parzialmente devastato.
Sulla situazione della Provincia di Cuneo e del Piemonte, in generale, l’onorevole Sabatini, che questa sera era alla Prefettura di Cuneo, ci ha dichiarato: “Bisogna ripristinare la legge per gli alluvionati con stanziamenti adeguati per tutto il Piemonte.
Non si può trattare la nostra regione in modo diverso dalle altre.
Occorrono miliardi per riattivare le strade, ricostruire i ponti e soccorrere le popolazioni danneggiate sia in pianura che in montagna.
A Roma mi batterò per questo”.
L’esecutivo provinciale della democrazia cristiana di Cuneo ha rivolto un appello ad enti e privati perchè offrano generosamente aiuti.
Alle autorità pubbliche si chiedono: ricostruzione sollecita delle opere pubbliche; soccorsi in danaro, fieno, sementi ai contadini; esenzione delle imposte per i danneggiati ai più colpiti.
L’Agricoltura dell’intera provincia – si conferma – oggi ha subito danni per almeno 12 miliardi di lire.
Per ricostruire ponti e strade statali occorerà più di un miliardo e mezzo.
La rete stradale dell’AMministrazione provinciale è danneggiata per mezzo miliardo: reparto di Cuneo 100 milioni, reparto di Alba 150 milioni, reparto di Mondovì 100 milioni, reparto di Saluzzo 150 milioni.
Da roma è giunto al Genio Civile un primo fondo di 80 milioni.
Oggi la camera di commercio ha consegnato al Prefetto dottor. Selva un milione per soccorsi alla popolazione.
Domani mattina si svolgerà in Prefettura una riunione alla quale sono invitati tutti i parlamenti e le autorità della Provincia.
Parteciperà anche il sottosegretario ai Lavori Pubblici, Onorevole Sedati.
Fra l’altro si farà presente che, in attesa del ripristino delle opere distrutte, per migliorare la situazione dei Comuni di montagna, sarebbero sufficienti, in via provvisoria, alcuni ponti metallici “Bayley” del Genio militare.
In pianura, a Savigliano ed a Saluzzo, la piena dei torrenti sta decrescendo.
A Dogliani invece, verso le 16, si è scatenato un violento nubifragio che ha allagato una parte delle cantine e dei negozi del paese.
Varie frane hanno ostruito le strade di campagna.
A Dogliani è atteso per domani il senatore Einaudi.
SERGIO DE VECCHI

LA STAMPA 16 GIUGNO 1957
IL TANARO E’ STRARIPATO
FRA ASTI E CASTEL D’ANNONE
LA PIENA DIMINUITA NELLA NOTTE
ASTI 15 GIUGNO 1957
La apprensione destata ieri sera dal progressivo ingrossamento del Tanaro e dalla sua fuoriuscita dall’alveo in parecchi punti delle zone basse a valle della città, è cessata nel pomeriggio di oggi.
Le turbinose acque del fiume si sono infatti gradualmente abbassate ed il loro livello è sceso questa sera di oltre un metro e mezzo rispetto a quello massimo raggiunto una ventina di ore prima.
Un furioso temporale scatenatosi alle 7 del mattino e durato tre ore aveva fatto temere il peggio; ma per fortuna il Tanaro è riuscito a smaltire anche questo nuovo apporto di acqua senza ulteriori straripamenti.
Gli allagamenti si sono verificati in una fascia di terreno lunga circa 10 chilometri e larga uno.
I danni provocati da questa limitata inondazione non so però lievi perchè le acque limacciose hanno ricoperto, rendendoli improduttivi, campi coltivati a grano, granturco erbe mediche e tabacco.
Questa zona è compresa fra la periferia di Asti, Antignano, Azzano, Rocca d’Arazzo, Rocchetta Tanaro e Castello d’Annone.
In città invece gli argini fatti costruire dal Genio Civile hanno resistito, e sebbene il livello del Tanaro abbia superato quello dell’impressionante inondazione di 20 anni fa, non vi sono stati straripamenti.
La situazione ora non desta preoccupazioni.
Il sole è tornato a far capolino, dopo quindici giorni di pioggia praticamente ininterrotta, fra le nubi ancora minacciose; anche la temperatura si è elevata e si spera ora che il periodo cruciale sia finalmente superato e che non si aggiungano più nuovi danni a quelli già provocati soprattutto dal gelo, dalla grandine e dalla brina.
Oggi si è riunita la Giunta provinciale per esaminare la situazione.
Il presidente, avvocato Saracco, ha letto un telegramma del presidente della provincia di Torino, professor Grossoc he lo invita a partecipare, insieme con parlamentari dell’Astigiano, ad una riunione che avrà luogo lunedì pomeriggio nel capoluogo della regione.
I consiglieri hanno espresso il voto che il presidente si faccia chiaro portavoce, nel convegno, della gravità dei danni subiti dall’agricoltura e dalle comunicazioni.
Le viti, già seriamente colpite dal gelo, sono minacciate ora dalla peronospora; i contadini hanno cominciato, anzitempo, a spruzzarle di anticrittogamici per arginare il flagello.
Quanto alle strade provinciali e comunali il danno consiste in 55 interruzioni per frane verificatesi in un mese di maltempo.

 

LA STAMPA 16 GIUGNO 1957
ALLAGAMENTI A USSEGLIO
CALUSO 15 GIUGNO 1957
La notte scorsa, quando la situazione di molte località piemontesi colpite dall’alluvione cominciava a migliorare, la Dora Baltea ha rotto gli argini a valle del ponte della “provinciale” Strambino – Azeglio riversandosi nel territorio di Vische.
In poche ore circa la metà della superficie di questo comune ( 800 ettari su 1690) è stata sommersa dalle acque, che hanno raggiunto e oltrepassato la strada Vische – Strambino.
Tre borgate in cui abitano 120 persone si trovano nel bel mezzo della vasta area allagata.
Sono le frazioni Gerbido, Monessa e Luisina.
In taluni punti l’acqua ha raggiunto i 2 – 3 metri d’altezza costringendo molti a cercare scampo nei piani superiori delle case, dopo aver sistemato il bestiame nei fienili, sopra cumuli di balle di paglia.
Una casa, investita in pieno dalla correte, ha dovuto essere evacuata.
E’ quella abitata dal contadino Carlo Costanza, dalla moglie e da cinque bimbi in tenera età.
Verso le 13 di oggi, il livello delle acque ha cominciato lentamente ad abbassarsi ed ha consentito ad alcuni volenterosi capeggiati dal sindaco Savoia di raggiungere i cascinali isolati con rifornimenti di pane e farina.
La Dora Baltea, straripata a causa dei detriti depositatisi nei giorni scorsi nella strozzatura esistente fra Vische e Mazzè, ha allagato alcuni terreni della sponda sinistra nei comuni di Moncrivello, Borgomasino e Vestignè.
Anche qui i danni alle colture sono ingenti.
Due sole le cascine inondate: Dosso e Fert, di Moncrivello.
Nelle Valli di Lanzo l’unica località ancora allagata è Usseglio.
Al Piano della Mussa la Stura si è scavata un nuovo letto danneggiando gli impianti dell’acquedotto di Torino.
La strada della Val d’Ala è tuttora interrota per la frana caduta presso Voragno.
I sindaci di Ala e Balme hanno inviato oggi un appello al prefetto per ricevere al più presto farina e pane, ma soprattutto pane perchè i forni non funzionano per mancanza di elettricità.
Da Ala si è anche richiesto l’invio di rifornimenti idrici: l’acqua dell’impianto locale, in seguito alle falle apertesi nelle tubature, è inquinata.
In Val Grande la strada è interrotta da una frana caduta presso Chialamberto, dove la Stura ha anche asportato il deposito di una segheria e alcune passerelle.

Da Forno Alpi Graie una pattuglia di soccorso ha raggiunto oggi attraverso le montagne il vallone di Sea, in cerca di due operai, una donna e una bambina rimasti bloccati in località Gias Nuovo in seguito al crollo dei ponti della mulattiera.
I quattro sono stati trovati sani e salvi e in nottata hanno fatto ritorno a Forno.
La strada della Valle dell’Orco è transitabile da ieri fino a Noasca, essendo state rimosse le piccole frane che la ostruivano.
Ceresole è invece ancora bloccata.
Nessun timore si ha più per Rosone: la massa di terra e rocce che scendeva verso il paese si è arrestata,
Le frazioni di Locana sulla destra dell’Orco sono isolate essendo pericolante il ponte Villa.

LA STAMPA 16 GIUGNO 1957
LA STATALE PER CESANA E BARDONECCHIA
INTERROTTA DA NUOVI ESTESI FRANAMENTI
ULZIO 15 GIUGNO 1957

La valle di Susa si può considerare tagliata a mezzo dalla enorme frana che ha troncato la nazionale del Monginevro tra Exilles e Salabertano.
Da Exilles al basso la situazione va migliorando rapidamente perchè la Dora è rientrata quasi dappertutto nel suo letto.
La nazionale è percorribile sino a Bussoleno e questa notte forse si potrà arrivare sino a Susa senza dover riccorere alla lunga e disagevole variante di Mattie.
Dove le acque si ritirano rimane il fango.
Un fango grigio pesante che già oggi in qualche punto era diventato crosta.
Copre i campi, riempie le cantine, gli alloggi al pianterreno dei paesi già allagati come Sant’Antonino, Villarfocchiardo, e Borgone, dove però stagna ancora acqua nelle parti basse.
I campi del centro valle sono distrutti perchè rosi dalla furia della corrente oppure rovinati dal fango.
Verso le parti laterali e nei luoghi più lontani dai punti di rottura le acque si sono ritirate senza lasciar deposito.
Il grano è allettato, l’erba rovesciata.
Però qualcosa si potrà salvare.
Oggi sul mezzogiorno c’era il sole e già si vedevano i contadini a tagliare l’erba oppure a rigirare il fieno ancora ricuperabile.
Le donne conducevano al pascolo le mucche.
Dopo la furia riprende con tenacia e speranza il lavoro usato.
E’ difficile che si ripeta il disastro di venerdì scorso anche se a monte dovesse, come purtroppo oggi è accaduto, piovere quasi senza interruzione, perchè la Dora ha libero corso e soprattutto perchè i temporali e lo scirocco dell’altro giorno hanno sciolto le nevi accumulate sopra i 1800 metri.
Sulla strada del Moncenisio è stato aperto con il tritolo il corso del Cenischia che aveva
riversato le acque su Mompantero isolando alcune case.
Ben diversa invece è la situazione sopra Exilles.
La interruzione della nazionale si è ancora allargata e la strada franando nella D’ora di ora in ora.
Già manca un tratto di mezzo chilometri, per altri tre o quattrocento metri lunghe e profonde screpolature denunciano nuovi estesi franamento.
La nazionale correva sul fianco del monte Supè a trecento metri circa sopra la Dora, quasi a strapiombo. Il terreno è di natura alluvionane e facilmente cedente.
Già in passato aveva dato grattacapi all’Anas.
Dal versante franato, sotto la quota dov’era la strada, sbocca l’acqua formando cascate che corrodono, creano il vuoto e fanno crollare.
L’amministrazione provinciale ha inviato sul posto una impresa di costruzioni stradali perchè provveda a far qualcosa.
Ma sino a quando continuerà a piovere ed il monte seguirà la sua opera di sfaldamento non si sa che cosa potranno fare gli operai.
Si pensa di costruire un passaggio provvisorio, al fine di togliere l’isolamento della valle, sopra la vecchia nazionale salendo con tornanti.
Però la nazionale nuova sarà fatta passare con ogni probabilità sul versante opposto, a nord, per ancorarla sulla roccia.
Le comunicazioni per Salabertano, Ulzio e Bardonecchia sono mantenute dalla ferrovia che arriva sino a Modane e non prosegue perchè è interrotta la linea in territorio francese.
A Bardonecchia la furia delle acque non ha portato danni: gli alberghi sono pronti ad accogliere i villeggianti, che ripetiamo, possono arrivare in treno.
Da Ulzio a Cesana l’acqua ha portato via altra strada: sono sei le interruzioni per centinaia di metri, ma quando la Dora si sarà calmata non sarà eccessivamente lungo e difficile il lavoro per creare un passaggio magari sul fondo valle.

Ad Ulzio ed a Cesama ci sono, con la polizia ed i carabinieri, gli alpini del quarto reggimento: erano arrivati in trecento per il campo estivo ed ora sono occupati giorno e notte per l’opera di soccorso.
Sono loro che portano i viveri a spalle sino a Cesana e che nel pomeriggio hanno tentato di raggiungere Bousson, sopra Cesana, il comune in maggior pericolo.
Ad Ulzio si lotta ad arginare ed a guidare le acque con protezione di gabbie e di pietre con gli alberi.
I maestosi alberi che si innalzavano lungo la nazionale e anche nell’interno del paese, vengono tagliati e legati sulle sponde.
In questo comune non mancano vettovaglie perchè è rifornito per ferrovia.
Anzi è diventato il centro di soccorso per Cesana e Brousson dopo che ha ceduto in tre punti la strada del Sestriere sopra Fenestrelle.
Con il treno che portava viveri ed indumenti sono arrivati oggi pomeriggio l’onorevole Sedati, sottosegretario ai lavori pubblici, il senatore Sibille, il dottor Beglia della Prefettura, l’avvocato Dezani dell’Eca, funzionari delle ferrovie e dell’Anas.
La commissione è proseguita per Bardonecchia ed a sera si è riunita a Torino per decidere sulle prime provvidenze da prendere.
Nel pomeriggio sono arrivate da Cesana ad Ulzio una cinquantina di donne romane che erano andate in pellegrinaggio in Francia.
Dopo aver varcato il confine a Claviere, hanno lasciato il Pullmana Cesana e sono giunte ad Ulzio con l’aiuto degli alpini che nei punti più impervi se le sono prese in braccio.
La Dora turbinava, mugghiava sotto di loro a pochi passi le donne si tenevano aggrappate ai soldati non guardare in basso.
E’ andato tutto bene.
A Cesana manca la luce e l’acqua potabile: oggi hanno portato pane, pasta, marmellata.
Le scorte nel comune erano per quattro giorni, ma si è preferito rifornire subito nel timore che una seconda piena tagliasse in modo netto le comunicazioni.
E’ Crollata la farmacia; le acque si sono portate via i sacchi di farina del mugnaio.
Qui a Cesana sono preoccupati perchè vedono, più che altro altrove, compromessa la stagione estiva.
E’ inutile farsi illusioni: si è in tempo di prenotazioni e non si può neppure comunicare per telefono.
A Bousson nessuno ancora è arrivato: forse questa sera gli alpini con pane e pasta.
Sono circa un migliaio di persone bloccate lassù ed il torrente Ripa che (incontrandosi con la Dora forma la Dora Riparia) ha diviso netto in due l’abitato.
Nelle acque si scorge un carro armato.
Lassù erano andati quelli del “Nizza Cavalleria” a fare le esercitazioni.
Sono rimasti una sessantina.
I carri li hanno usati, sino a consumazione del carburante, per trascinare i pini tagliati a riparo delle case.
Di 3200 metri di strada tra Brousson e Cesana sono intatte ancora poche centinaia di metri.
La strada che portava a Sauze di Cesana non c’è più.
Si dice che siano crollate cinque o sei case.
Non si sa se ci sono ammalati.
Il medico è di Cesana e si recherà quando potrà.
Continua a piovere e verso sera il livello delle acque è di nuovo aumentato.

GIOVANNI TROVATI

LA SITUAZIONE DELLE STRADE
Oltre trecento operai specializzati dipendenti dall’aministrazione provinciale, sono stati mobilitati con pale meccaniche, gru, motocompressori, martelli pneumatici, mine ecc. Sulle strade danneggiate dall’alluvione.
Una ventina di geometri e parecchi ingegneri hanno diretto le prime opere di ripristino.
Ieri sera la situazione si presentava così: strada Pian della Mussa – Rocca Venoni: asportata per oltre un chilometro dalla Stura; parecchie frazioni isolate.
Oulx – Sauze d’Oulx: ostruita da frane.
Cesana – Bousson – Sauze, comunale: parzialmente distrutta.
Susa – Venaus – Novalesa: invasa dalle acque presso Monpantero, in frazione Trinità.
Perosa – Porrero: aperta una passerella pedonale per permettere i rifornimenti ai comuni isolati.
Pont – Ceresole: sgombrate le frane tra Rosone e Noasca.
Resta soltanto una frana (600 metri cubi di terra e sassi) a Noasca: oggi si faranno brillare le mine sotto i massi più grossi.
La grossa frana di Rosone, quella che negli anni scorsi ha minacciato di travolgere l’abitato è ferma: è soltanto smottata un pò di terra, subito rimossa con le pale meccaniche.
Giaveno – Valgioie: aperto un passaggio pedonale, per non obbligare gli abitanti a fare il giro da colle Braida.
Si ripulisce anche la Mortera – Sala per agevolare le comunicazioni con Giaveno.
Altre piccole frane sulle strade della zona, saranno rimosse dai cantonieri.
Ceres – Forno, asportati due tratti di strada verso Balme e verso Forno.
Si sta costruendo una massicciata provvisoria con gabbioni di ciotoli.
A Chialamberto sono cadute due frane, le comunicazioni con Forno però sono possibili perchè al di là dello sbarramento è rimasta una corriera.
Viù – Usseglio interrotta a Usseglio, invasa dall’acqua alta un metro.
Sono tuttora pericolanti i ponti di Avigliana, Condove, Strambino in regione Gravellino, dove l’acqua tocca le travate e il passaggio è stato chiuso; il ponte degli Alpini a Susa e il ponte sul Maira a Casalgrasso minacciato dall’Ostruzione prodotta da centinaia di trochi travolti a valle dalla piena.
E’ in azione una gru, ma per un albero che viene afferrato, altri cinque sbattono con violenza contro le strutture e si teme lo straripamento.
Sulla Bardonecchia – Melezet è caduto il ponte stradale in ferro.
A Groscavallo è caduto il ponte in muratura per Campo della Pietra.
Ieri in serata è stata riaperta la Oulx – Sauze d’Oulx e la Bardonecchia – Melezet.
L’ingegnere capo della provincia, Tarizzo, ci ha dichiarato che soltanto dai primi accertamenti senza tenere conto degli allagamenti che lasceranno uno strascico di pavimentazioni da rifare e di massicciate corrore, i danni superano il mezzo miliardo.
Assai più gravi i danni sulle strade statali, dove occorreranno parecchi miliardi e mesi di lavoro.
La situazione è stazionariam salvo il ripristino della Ivrea – Aosta riaperta al traffico ieri a mezzogiorno.
Impossibile invece riattivare il tronco per il Piccolo San Bernardo per la caduta di parte delle strutture del ponte di Villeneuve.
Squadre di operai della Cogne collaborano attivamente con i cantonieri dell’ANAS per rimuovere le frane che ostruiscono il transito.
Sulla statale 25 per il Moncenisio il transito è possibile fino al colle.
La strada 21 per il valico della Maddalena è tuttora interrota.

CAMPI INVASI DALL’ACQUA
NELLA PROVINCIA DI ALESSANDRIA
ALESSANDRIA 15 GIUGNO 1957
Il tempo si è per fortuna rimesso oggi al bello, salvo qualche leggero annuvolamento.
Il livello del fiume Tanaro, aumentato ieri di circa quattrometri, è in fase decrescente.
Si ha notizia di straripamenti in zona di Felizzano, dove sono stati allagati duecento ettari di terreno; in località Sardegna di Solero, dove 100 ettari sono stati sommersi; l’acqua è giunta fino a pochi metri dall’abitato della frazione Tripoli di Solero, ma gli abitanti non corrono alcun pericolo; infine, altri 80 ettari complessivamente sono stati allagati presso masio e Oviglio.

TUTTI I VALICHI DELLE ALPI
BLOCCATI TRA ITALIA E FRANCIA
PARIGI 15 GIUGNO 1957
Le regioni alpine della Francia, dell’Italia, della Svizzera, dell’Austria ed oggi anche della Jugoslavia continuano a soffrire per la gravissima ondata di maltempo; invece l’Inghilterra e tutta l’Europa settentrionale, fino al Circolo polare artico, sono investite da un’ondata di caldo, che in qualche caso provoca dannose conseguenze.
In
FRANCIA i danni più gravi sono stati sofferti dalla Savoia, particolarmente nelle valli dell’Arc e dell’Isère, e soprattutto nel tratto da Modane a Saint Jeane de Maurienne.
Decine di villaggi sono tuttora isolati dalle acque – che peraltro hanno in genere cominciato a decrescere – e soltanto con gli aerei e gli elicotteri si possono rifornire oppure sgomberare le popolazioni minacciate dalla valanga d’acqua e di fango.
La valle dell’Arc è quella che ha sofferto di più.
Intere famiglie hanno perso tutto ciò che possedevano; in alcuni centri, come Queyras (Briançon), la popolazione è stata evacuata ed senza – tetto sono numerosi.
A decine le automobili sono state travolte; una diga è crollata a Fontagriuz; parecchie fabbriche sono saltate in aria, perchè l’acqua ha invaso i forni, o sono state chiuse e sgomberate d’urgenza.
Alcunei centri sono tuttora isolati come Guillestre (sulle rive della Durance), Larche (vicino a Barcellonette).
Isola (nelle Alpi Marittime).
Numerose sono le strade distrutte; parecchie centinaia di matri di massciata e molte opere d’arte dovranno essere rifatte.

Le comunicazioni stradali tra la Francia e l’Italia sono tutte interrotte; il transito è possibile soltanto attraverso il Colle di Tenda e Nizza, oppure con una deviazione in Svizzera.
Anche la linea ferroviaria del Moncenisio è tagliata in due punti; i treni vengono deviati per Ginevra ed il sempione.
La ferrovia Gap – Briançon è interrota, ma è già stato organizzato un trasbordo.
Mentre sulle Alpi le condizioni meteorologiche accennano a migliorare, la Francia nord – occidentale è stata investita dall’ondata di caldo.
Parigi ha superato i 30 gradi, (un record per giugno); Orleans i 34 gradi, Lille e Reims i 30 gradiM
a Nizza e Marsiglia, invece, pioggia e frsco: dai 18 ai 23 gradi.
In
SVIZZERA la situazione è migliorata anche se il cielo si mantiene minaccioso.
La ferrovia Visp – Zermatt è stata riparata, dopo un’interruzione di 24 ore, ed è finito il breve “blocco” dei turisti.
Un pauroso temporale si è abbattuto oggi pomeriggio su Berna, provocando allagamenti e interruzioni della corrente elettrica.
Ginevra ed i dintorni sono stati colpiti da una vera e propria tromba d’acqia, accompagnata da grandine e da raffiche di vento.
Numerosi alberi sono stati sradicati; in alcuni quartieri le acque hanno ricoperto i marciapiedi e interrotto la circolazione.
In
AUSTRIA continua lo stato di emergenza in alcune valli della Carinzia e del Tirolo, ma le acque stanno decrescendo.
Tre aerei hanno rifornito i trecento turisti (molti italiani) bloccato a Saint Jacok; soltanto pochi sono riusciti a raggiungere Linz attraverso le regioni allagate.
In JUGOSLAVIA sono cadute piogge torrenziali: 40 case sono crollate in Serbia, i raccolto distrutti su una zona serba di 200 chilometri quadrati, interrotta la linea ferroviaria Belgrado – Sofia per l’allagamento della zona di Nish.
In
EUROPA SETTENTRIONALE, l’ondata di caldo è del tutto fuori dal comune.
A Londra sono stati raggiunti i 29 gradi ( a Madrid soltanto 21) ed a stoccolma i 25 gradi.
Nella capitale inglese le autorità hanno vietato di adoperare l’acqua potabile per innaffiare i giardini e lavare le auto; quattro cadetti sono svenuti durante una parata dinnanzi al principe Filippo.

LA STAMPA SERA 17 GIUGNO 1957
IL TANARO STRARIPA
ALLA PERIFERIA DI ALESSANDRIA
ALESSANDRIA 17 GIUGNO 1957
Ad Alessandria il tanaro è straripato ieri mattina in prossimità del ponte al rione Orti, allagando quindi ettari di terreno coltivato a grano per una lunghezza di parecchi chilometri.
Nel pomeriggio le acque del Tanaro, della Bormida e degli altri fiumi hanno cominciato a decrescere.
Ora i tecnici del consorzio agrazio stanno facendo il bilancio delle alluvioni che hanno distrutto vaste zone di terreni coltivati a grano, vite, ortaggi e frutta con danni che si aggirano sui 7 miliardi di lire.
Nel
CASALESE, nonostante nuove piogge, la situazione è notevolmente migliorata.
Il livello del Po, che tra venerdì e sabato aveva superato il segnale di guardia, causando straripamenti a Gabiano, Morano, Casale, Terranova e Frassineto, con allagamenti di cortili e scantinati, di campi, prati e boschi, e con l’isolamento di cascinali e fattorie agricole, va rapidamente abbassandosi.

UN NUBIFRAGIO TRA LA VALSESIA E IL CUSIO
FARA, GHEMME E SIZZANO ALLAGATI
AUTOMEZZI BLOCCATI
NOVARA 17 GIUGNO 1957
Verso le 22 di ieri sera domenica, un nubifragio scatenatosi nella zona tra la Valsesia e il Cusio, e il fiume Sesia, il torrente Strona e diverse rogge sono straripate invadendo campi e abitati.
Gli abitati di Fara, Ghemme e Sizzano sono stati allagati e le comunicazioni interrotte.
Una “1400″ proveniente da Novara, sorpresa nella sua corsa a un centinaio di metri da Fara Novarese da una forte corrente appesantita da detriti di ghiaia, sbandava finendo in un fosso.
Due Pullman di linea, provenienti dalla Valsesia sono stati anch’essi sorpresi dalla corrente e si sono fermati di traverso alla strada che conduce a Novara.
Sulla stessa rotabile sono rimaste bloccate lunghe teorie di auto.
Sul posto è giunta la polizia stradale di Novara, al comando del capitano Garbarino, che ha cercato, dato anche il rapido crescere delle acque, di ristabilire innanzitutto le comunicazioni.
Tali lavori sono tuttora in corso.
Nell’abitato di Fara Novarese l’acqua ha raggiunto un metro di altezza, trasportando sassi e detriti, poi è ridiscesa a quindici centimetri.
Non si hanno notizie di vittime umane.
Sono accorsi sul luogo anche i vigili del fuoco.
Una grandinata violentissima ha investito Varallo Sesia.

SITUAZIONE AGGRAVATA IN VALLE DI SUSA
UNA TREMENDA ONDATA
HA INVESTITO CHIANOCCO
L’URLO DI UN UOMO ALL’ALBA DI IERI: “SALVATEVI”
POI PIOMBO’ LA VALANGA D’ACQUA CHE DEVASTO’ IL PAESE
COPRENDO DI UN MARE DI FANGO I CAMPI
TRE MORTI A SUSA
UNA FAMIGLIA SEPOLTA SOTTO LA CASA SCHIACCIATA DA UNA FRANA:
TRE SI SONO SALVATI, UN BIMBO DI QUATTRO ANNI L’ANNO ESTRATTO CADAVERE
LA LINEA FERROVIARIA DI MODANE INTERROTTA PRIMA DI BUSSOLENO
SUSA 17 GIUGNO 1957
Sembrava sabato sera che la situazione stesse migliorando, in particolare nella parte inferiore della valle, ed invece un tremendo uragano ha sconvolto ogni previsione traducendo la speranza in una profonda delusione.
Non più la Dora questa volta, ma i rii che scendono dal versante sinistro della valle hanno portato la rovina interrompendo anche la ferrovia, che era l’unica via di comunicazione con i paesi di Ulzio e Bardonecchia.
I binari sono stati sconvolti e sradicati un chilometro prima di Bussoleno, i fili della corrente spezzati, divelti i pali.
Sarà lungo il lavoro per riattivare la linea.
Grave quindi la situazione in tutta la valle di Susa, peggiorata anzi rispetto alla settimana scorsa.
Ci sono stati per di più tre morti: e sono le prime vittime del maltempo.
Lo stabilimento di filatura del “Cotonificio Valle di Susa” all’entrata di Bussoleno, ha subito danni per centinaia di Milioni l’altro stabilimento di Borgone può essere allagato da un momento all’altro.
Si teme che debbano rimanere ferme anche le officine Moncenisio di Condove.
Tutto questo sconquasso è stato provocato dal temporale che si è scatenato sulla bassa valle tra le 6 e le 9 di ieri mattina.
Un temporale di tale violenza che, diceva la gente “si vedeva tutto bianco”.
La montagna è franata in mille punti, chiudendo i rii con dighe improvvise; si sono formati alti bacini, poi l’acqua, quando ha superato gli sbarramenti di terra e di pietra, è precipitata in un’ondata travolgente.
Il maggior danno lo ha provocato il rio di Chianocco, tra Borgone e Bussoleno.
Chianocco è un comune di 1400 abitanti: lo si vede appollaiato dopo San Didero e Bruzzolo, poco prima di Bussoleno.
Lo divide a mezzo un rio che è sempre povero di acqua e che prende il nome del paese.

 

Ha cominciato a piovere fortissimo verso le 6.
Era domenica e la gente rimaneva in casa non avendo da recarsi al lavoro.
Alle 8 poche donne avevano osato avventurarsi nelle vie per raggiungere la chiesa ad assistere alla Messa.
Il parroco don Borello stava salendo all’altare quando udì un rombo lontano.
Si fermò prestando orecchio e colse l’urlo di un uomo:
“L’acqua, salvatevi, l’acqua!”.
L’uomo gridava dalla rupe che si erge di fianco alla chiesa e che domina il paese.
Era della frazione Molè, aveva visto l’acqua crescere a dismisura, era corso a Chianocco a dare l’allarme.
Il parroco si liberò dai paramenti, afferrò le due donne più anziane e le trascinò fuori dalla chiesa sì che l’edificio li separasse dal rio; le altre lo seguirono.
Ancora fece in tempo a chiudere la porta.
Poi giunse l’ondata, alta due o tre metri sopra le sponde, si scatenò per il paese e si riversò giù versp il centro valle portando con sè terra, macigni, alberi, devastò la ferrovia, superò la nazionale del Monginevro, finì nella filatura del cotonificio Valle di Susa invadendo ogni reparto.
Il passaggio dell’onda devastatrice è durato poco meno di un quarto d’ora.
Tanto era forte il rombo che fu scambiato all’inizio per lo scoppio di un tuono.
Quando cessò, il paese era mutato.
Via il ponte di Chianocco, abbattuto il belvedere del vecchio castello che era usato per ristorante, cambiato il letto del torrente, dov’erano prati ed orti e giardini un mare di fango su cui emergevano massi di pietra.

DESOLANTE ASPETTO DELLE CAMPAGNE DA PINEROLO AD IVREA
LE TRE VALLI DI LANZO SOTTO LA FURIA DI UN NUOVO DISASTRO NUBIFRAGIO
SOLTANTO TORINO E LE COLLINE DEL PO SONO STATE RISPARMIATE IERI DAL CICLONE – LA STURA SI GONFIA IMPROVVISAMENTE E DISTRUGGE IL PONTE A ROBASSOMERO LUNGO 120 METRI: UN MORTO, UN FERITO, 4 PERSONE SI SALVANO – ANCHE I PONTI DI ALTESSANO E DI CAFASSE IN PERICOLO – CIRIE’ E LANZO SONO BLOCCATE – USSEGLIO ALLAGATA, ALA E BALME ISOLATE, ALTRE FRANE A CHIALAMBERTO – LA STRADA DELLA VALLE DELL’ORCO INTERROTTA A ROSONE – A IVREA UN CARRETTIERE INGHIOTTITO CON IL CAVALLO DALLA DORA
RABBIOSE GRANDINATE NEL CANAVESE, A CHIVASO, RIVOLI, ORBASSANO ED IN VAL PELICE

Oltre alla Valle di Susa, anche il resto della provincia di Torino è stato colpito ieri da una serie di uragani disastri.
Ne sono rimasti indenni soltanto la città e la zona a mezzogiorno della collina.
L’epicentro del nubifragio si è avuto nelle Valli di Lanzo: ponti distrutti o pericolanti, ancora strade interrotte, ancora frane hanno devastato le località preferite per la villeggiatura estiva dei torinesi.
Una persona è morta nel crollo del ponte di Robassomero, fra questo paese e Ciriè; un’altra è stata inghiottita dal torrente presso Ivra.
Dovunque si levano voci ad invocare aiuto, dovunque occorrono uomini e mezzi per rimettere in sesto le vie di comunicazione.
L’episodio più impressionante è quello cui abbiamo accennato, del ponte sulla Stura di Lanzo.
Alle 12,30 si era giudicato opportuno chiuderlo al transito, alle 13,40 è avvenuta la sciagura.
Alcuni tecnici della provincia, accompagnati dal sindaco di Robassomero Architetto Barardo e dal segretario comunale ragionier Bruno, si erano recati a fare un sopraluogo, avendo i cantonieri segnalato che i blocchi di riparp dei due piloni che sorreggevano le campate, erano stati spostati dall’impedo della corrente.
Ciò era accaduto nel breve volgere di un paio di ore, fra le 9,30 e le 11,30, quando la violenza dell’uragano riversatosi sulle Valli di Lanzo aveva fatto salire di ben due metri il livello della Stura.
I tecnici constavano che i piloni erano direttamente esposti alla furia dell’acqua e ordinavano la sospensione del traffico, sia di veicoli, sia di pedoni.
Le strutture del ponte – tre campate metalliche di complessivi 120 metri, poggianti su due piloni in muratura – non sembravano tuttavia prossime a cedere.
Dello stesso avviso si dichiaravano gli impresari Antonio e Matteo Cattaneo, padre e figlio, di Favria Canavese, ai quali l’amministrazione provinciale aveva affidato di recente i lavori per rinforzare il ponte.
Essi si erano recati sul posto per controllare come le struttire si comportavano sotto la spinta della piena.
Dopo esserci intrattenuti con gli impresari, i tecnici, il sindaco e il segretario di Robassomero se ne andavano.
Sul posto rimanevano i Cattaneo, il capo – cantoniere Giuseppe Ellena di Volpiano, e il Signor Carlo Clara, titolare della trattoria situata all’estremità destra del ponte, verso Robassomero, venuto in bicicletta a portare un pò di caffè all’Ellena, sul ponte dalla sera prima.
Pochi istanti dopo giungevano, dalla parte di Ciriè il contadino Giacomo Barra, di 41 anni, da Devesi, e il giovane Marco Boero, di 20 anni, da Grange di Nole, il primo in bicicletta, il secondo su una “vespa”.
L’Ellena, li avvertiva che era impossibile passare.
Solo il Boero intendeva proseguire, l’altro era lì per curiosare.
Dopo molte insistenze, il Boero otteneva di proseguire conducendo la “vespa” a mano e si avventurava sul ponte assieme al Clara, diretto alla sua osteria, e all’Ellena, il quale intendeva dare
un’occhiata ai piloni.
I Cattaneo e il Barra rimanevano sulla testata del ponte.
Dopo pochi istanti – alle 13,40 precise – il Clara, l’Ellena e il Boero si trovavano quasi alla fine della prima campata, quella di sinistra.
Lasciamo la parola al Clara: “Ad un tratto udimmo uno scricchiolio.
Niente di più.
Poi immediatamente dopo, ci sentimmo mancare il terreno da sotto i piedi.
Solo allora ci rendemmo conto che il pilone aveva ceduto e che la campata sprofondava”.
Il Barra e i due uomini che erano con lui non sanno dire altro.
Come si siano salvati, è quasi un mistero.
Abbandonata bicicletta e vespa, il Clara, il Boero e l’Ellena si sono afferrati alle travature di ferro e quando queste sono precipitate in acqua sono riusciti a resistere alla corrente, finchè con l’aiuto di alcuni volenterosi hanno riguadagnato la riva.
Quanto ai Cattaneo e al Barra, rimasti sull’estremità del ponte, le cose andavano ben diversamente, e solo Matteo Cattaneo usciva dalla paurosa avventura vivo e illeso.
Al momento del crollo egli si trovava di pochi passi dietro al padre e al Barra ancora sulla testata del ponte, e sfuggiva così alla catastrofe.
Antonio Cattaneo, di 58 anni, e il contadino di Devesi precipitavano invece nella voragine appertasi sotto i loro piedi.

La provinciale è bloccata duecento metri a monte di Rosone; altre frane sono precipitate presso Noasca e all’imbocco della galleria di Ceresole.
Due ponti sull’Orco – uno a Locana e l’altro a Sparone sono pericolanti per la caduta dei piloni centrali; il transito, che finora era limitato ai pedoni, da ieri sera è totalmente sospeso.
Le condizioni della zona sono aggravate da una grandinata violentissima, che ha flagellato tutto il Canavese, giungendo fino a Bosconero.
Nei pressi di ivra, come già detto, si è avuta un’altra vittima; il carrettiere ventottenne, Francesco Macello Violetta, che verso le 7 di ieri mattina si era recato con il suo cavallo ed il suo carro a caricare ghiaia per conto della ditta Quaccia in regione Ghiaro, lungo la sponda sinistra della Dora.
La sciagura è stata osservata a breve distanza da una donna, Maria Spagnolo, che si trovava sul ballatoio della sua casa, prospiciente al fiume.
Ad un tratto il cavallo del Violetta, a circa quattro metri dalla Dora, forse impaurito dall’acqua turbinosa, ebbe uno scarto, indietreggiò; le ruote del veicolo furono ghermite dalla corrente, l’uomo e la bestia sparirono nei gorghi.
Fino a questo momento non si è più trovato altro che un basto.
Un rabbioso temporale si è abbattuto verso le 15,30 su Rivoli e sulle sue colline: in taluni punti la grandinata è durata soltanto una decina di minuti, in altri mezz’ora, ma è stata dovunque di una violenza senza precedenti.
Le ripide vie che scendono dal Castello si sono trasformate in torrenti impetuosi, tutte le zone più basse di Rivoli sono state invase dalle acque.
Il campo sportivo è stato trasformato in un piccolo lago, piazza Martiri della Libertà, capolinea del filobus, e piazza Principe Eugenio erano invase da mezzo metro d’acqua.
Anche la strada per Susa era inondata.
Il ricovero dei poveri vecchi, al piano terreno dell’ospedale civile è stato allagato: gli infermieri hanno dovuto trasportare fuori a braccia sette ospiti, nella cui camerata l’acqua era giunta a superare il livello dei letti.
Un muro di cinta di una villa, in via Giorgio Vecco 4, è crollato per una lunghezza di trenta metri.
I vigili del fuoco volontari di Rivoli sono accorsi in numerose case, i cui piani terreni erano inondati, soprattutto in via Montegrappa, in via Alpignano, ed in corso Susa.
La grandine ha provocato danni gravi in tutte le campagne di Rivoli, di Buttigliera Alta, di Rosta, di Alpignano, della frazione Cordiglia di Villarbasse: particolarmente colpiti sono stati i vigneti, il frumento, il granturco, i frutteti.
Nelle zone dove la tempesta è stata più violenta il raccolto può considerarsi interamente perduto.
Le propaggini orientali del nubifragio si sono rovesciate sulla zona di Chivasso: le colture hanno subito un danno che si aggira sul trenta per cento.
Nella tarda serata il Po è nuovamente ingrossato; il fiume è di nuovo uscito dall’alveo inondando i terreni situati in regione Molino Po e parte dei terreni della Brozzola.
Un’ora di grandinata violentissima ha devastato le campagne del Pinerolese, colpendo le campagne del Pinerolese, colpendo in modo particolare Frossasco ed Osasco.
In Pinerolo, allagamenti e crolli di muri nella caserma Bicherasio e nell’oratorio San Domenico.
I vigili del fuoco hanno ricevuto diverse chiamate da dieci località diverse, fra cui roreto, dove un ponte, ora ostruito deve essere fatto saltare.
A Fenestrelle l’acquedotto, inaugurato recentemente è divenuto inutilizzabile.
La strada per il Sestriere è sempre interrotta, impossibile procedere oltre Mentoulles.
La grandine è caduta a rovesci anche nella valle del Pellice.
Il paesaggio ieri era completamente trasformato; come dopo un’abbondante nevicata invernale.
Danni gravi anche a Luserna San Giovanni ed a Bobbio Pellice.
La strada da Torre Pellice a Luserna è stata allagata rimanendo intransitabile per diverse ore.
A villa Castagneto presso Buffa, 23 turisti tedeschi sono rimasti isolati per parecchie ore.
A Bibiana i vigili del fuoco hanno dovuto intervenire per trarre in salvo sei vecchi, chiusi in una casa assediata dalle acque.

I BINARI DELLA CIRIE’ – LANZO SRADICATI DA UNA GROSSA FRANA
L’INTERRUZIONE PRESSO TRAVES: SI PROSEGUE CON TRASBORDO – I CONVOGLI PARTONO DALLO SCALO DORA – SALVATAGGIO DI UNA FAMIGLIA ASSEDIATA DALLE ACQUE SU UNA DRAGA – UN MESSAGGIO DEL PAPA ALLE POPOLAZIONI COLPITE

Le preoccupazioni destate nei giorni scorsi in città dal rapido ingrossarsi dei quattro corsi d’acqua che l’attraversano (il Po, la Dora, il Sangone, la Stura) sono notevolmente diminuite in seguito al graduale abbassamento del livello dei primi tre ed al miglioramento delle condizioni meteorologiche.
Ieri in città è caduta poca pioggia, circa un millimetro e mezzo metre altre zone sono state battute da nubifragi.
Il Po, che aveva raggiunto sabato il livello massimo di metri 4,38 sopra lo zero idrometrico, alle 18 di ieri sera era sceso a metri 2,70 e continuava a decrescere.
L’acqua che aveva invaso i Murazzi, si era già ritirata.
Pure in diminuzione la Dora e il Sangone.
L’unico corso d’acqua, invece che ora comincia a suscitare allarme è la stura.
Si è ingrossata enormemente per le nuove violente ed abbondanti precipitazioni atmosferiche verificatesi nella valle di Lanzo.
L’ondata di piena è giunta repentina ed ha colto di sorpresa parecchie persone, alcune delle quali hanno anche corso seri pericoli.
L’episodio più drammatico è stato quello accaduto all’altezza del numero 324 di via Paolo Veronese.
Di fronte a questo caseggiato è ancorata, nella Stura, una grossa draga.
Un gruppo di persone verso le 15 vi si era recato a far visita ai custodi.
All’improvviso il fiume è ingrossato e la draga è rimasta isolata in mezzo ai gorghi turbinosi e densi di melma.
Spaventati gli uomini e le donne hanno cominciato ad invocare soccorso.
Dalle case vicine alla riva, qualcuno ha telefonati ai pompieri che, giunti sul posto, sono scesi fra la corrente vorticosa, assicurati a corde, e dopo non pochi sforzi sono riusciti a trarre in salvo tutti i pericolanti.
I vigili del fuoco hanno ricevuto nella giornata di ieri numerose altre chiamate per interventi urgenti.
Si sono recati a Collegno, a Regina Margherita per inondazioni di cantine e della sottostazione della tranvia Torino – Rivoli; a Sant’Ambrogio, Susa, Mompantero, Salabertano, Torre Pellice, Pinerolo, Novalesa.
In seguito ai brevi, ma violenti nubifragi di ieri nuovi danni si sono aggiunti ai precedenti arrecati alle comunicazioni.
Il ponte di Altessano sulla Stura è stato chiuso al traffico, che è stato dirottato per Leinì.
Anche il ponte di Cafasse è impraticabile.
E’ impredito il transito sul ponte in ferro sulla Dora ad Avigliana.
Numerose altre interruzioni stradali nelle valli colpite dai temporali sono state causate da frane.
Anche le comunicazioni ferroviarie hanno subito danni.
I più gravi sono quelli sulla Ciriè – Lanzo per il franamento di un tratto della amssicciata tra Losa e Traves: i binari per una ventina di metri sono sospesi nel vuoto.
Si ritiene che il traffico non potrà essere riattivato prima di un mese.
E’ stato di nuovo interrotto il transito sul ponte in ferro della Dora.
Perciò le partenze avvengono anzichè da corso Giulio Cesare, dalla stazione di via Giachino, oltre il cavalcavia di via Stradella.
I treni arrivano fino a Traves.
Di là i viaggiatori devono proseguire per Losa, dove due vagoni e una locomotiva, rimasti dall’altra parte della frana, assicurano le comunicazioni fino a Ceres.
La ferrovia Torino – Bardonecchia, ha subito un’interruzione all’altezza di Chianocco.
Da Borgone i passeggeri sono trasbordati su pullman, che raggiungono Bussoleno: di là il treno è in funzione fino a Modane.
Oltre non è possibile procedere per i gravi danni subiti dalla linea.
Danni di minore entità sono stati arrecati alla linea per Torre Pellice: durante il furioso temporale l’acqua è entrata nelle stazioni di Luserna e di Torre ed il traffico è rimasto sospeso per un’ora.
Il presidente della Provincia, professor Grosso, funzionari della Prefettura, del Provveditorato alle opere pubbliche, dell’Anas, del Genio Civile, dell’Istituto Idrografico, del Genio Civile, dell’Istituto Idrografico, si sono recati ieri nelle località colpite dal disastro per esaminare la situazione e studiare i provvedimenti da prendere.
Numerose le squadre della “Stipel” che, lavorando fino a tarda sera, son riuscite a ripristinare il servizio con linee di fortuna in tutte le località.

DRAMMATICI SALVATAGGI NEL CUNEESE MENTRE SI RINNOVA LA MINACCIA DI NUBIFRAGI
ELICOTTERI E MILITARI TENTANO DI RAGGIUNGERE I VILLAGGI BLOCCATI DALLA FURIA DELLE ACQUE
LA GRAVE SITUAZIONE ESAMINATA NELLA PREFETTURA DI CUNEO DAL SOTTOSEGRETARIO SEDATI, DA PARLAMENTARI E DA AUTORITA’ CIVILI E MILITARI – COME VIENE ATTUATO IL GRANDIOSO PIANO DEI SOCCORSI -UN REPARTO DI ARTIGLIERI E’ ARRIVATO AD ACCEGLIO, ISOLATO DA TRE GIORNI: NEL PAESE, DIVISO IN DUE DA UN TORRENTE USCITO DALL’ALVEO, LE CASE CROLLANO UNA DOPO L’ALTRA – TAGLIATI FUORI SETTE VILLAGGI NELLA VALLE STURA E SETTE NELLA VALLE VARAITA – LA STATALE PER IL COLLE DELLA MADDALENA NON POTRA’ ESSERE EFFICIENTE CHE FRA UN ANNO – LA VAL MAIRA FRANE, STRADE INTERROTTE E PONTI CROLLATI OSTACOLANO LA VIA ALLE COLONNE DEI SOLDATI
DIECI PASTORI DISPERSI A CHIANALE
CUNEO 17 GIUGNO 1957
La giornata è trascorsa senza pioggia.
A sera sulle alte valli sono però addensate nuovamente grosse nubi temporalesche.
La rinnovata minaccia di nubifragi ha destato fra le sfortunate popolazioni della montagna una vivissima angoscia.
I torrenti sono ancora tutti in piena ed altra acqua potrebbe determinare situazioni drammatiche, ostacolando inoltre l’invio di rifornimenti e medicinali ai settemila valliggiani tuttora bloccati.
A mezzogiorno in prefettura vi è stata la riunione presieduta dal sottosegretario ai lavori Pubblici Onorevole Sedati.
Vi hanno partecipato il prefetto, gli onorevoli Sabatini, Giraudo, Sartori, Chiaranello e Badini, Confalonieri, il presidente della provincia e rappresentanti del Genio Civile e delle Forze armate.
Al termine della riunione l’onorevole Sedati ci ha dichiarato:”Abbiamo esaminato la situazione determinatasi nella provincia di Cuneo.
Sono stati comunicati alle autorità locali gli interventi di pronto soccorso già disposti dal Ministero dei Lavori Pubblici per ripristinare la viabilità e assicurare i collegamenti con i centri isolati.
La prefettura sta realizzando un piano di soccorsi”.
Nel corso della riunione ha proseguito il sottosegretario – sono stati esaminati, sulla base dei primi accertamenti provvisori, i danni subiti dalle reti stradali statale, provinciale e comunale, nonchè dalle abitazioni private e dall’agricoltura.
Non appena si avranno gli accertamenti definitivi saranno trasmessi ai ministeri per i provvedimenti necessari in conformità delle direttive fissate dal Consiglio dei ministri ieri mattina”.
A quanto risulta il Genio civile avrebbe a disposizione 120 milioni per lavori di pronto intervento riguardanti il ripristino di ponti e di strade.
Durante la riunione, parlamentari ed autorità hanno sottolineato la necessità che da Roma si intervenga subito con massicci stanziamenti a favore delle popolazioni della provincia di Cuneo.
I fondi dovrebbero avere duplice scopo: consentire la rapida ricostruzione delle opere distrutte e dare lavoro ai contadini che hanno perso il raccolto causa le piogge e le devastazioni.
Si è insistito inoltre sull’esonero dalle tasse per l’anno in corsoe sull’indennizzo agli agricoltori più colpiti.
Già nella notte era entrato in piena attività il piano per inviare soccorsi alle popolazioni nei comuni delle altevalli.
Con il sorgere del giorno elicotteri e colonne di militari hanno iniziato l’assalto alla montagna.
Con un reparto di artiglieria alpina che trasportava negli zaini e a dorso di mulo viveri per i paesi delal Valle Maira siamo giunti anche noi fino ad Acceglio, che è l’ultimo centro abitato dell’alta valle.
Una marcia faticosissima di cinque ore.
Acceglio è uno dei comuni dove la situazione è più drammatica.
Il torrente Maira, gonfio di acque limacciose che scendono con violenza inaudita, è uscito dal suo alveo naturale ed ora scorre per il paese separandolo in due.
Sotto l’impeto delle acque che non accennano a dicrescere, le case crollano una dopo l’altra.
Fra coloro che hanno perduto l’abitazione è la famiglia De Michelis composta da padre e madre e tre bambini; la famiglia Maurizio Marchetti che ha quattro bambini; Giacomo Olivero; la famiglia Odoberto ed altre.
Il forno per il pane di Giacomo Marchetti è crollato.
Per scambiarsi i viveri fra le due parti del paese diviso dalle acque gli artiglieri alpini hanno costruito una teleferica.
Tutti i bambini ed i vecchi sono stati posti al sicuro nelle case e nelle grangie sulla montagna.
In paese gli uomini validi non dormono da tre notti.
Con la tenacia delle formiche si compiono sforzi inauditi per contendere le case alla furia delle acque.
Oggi con gli artiglieri sono giunti i viveri e i medicinali.
Si chiedono ancora attrezzature per le opere di arginamento.
Prima che ridiscendessimo a valle, molti abitanti e militari ci hanno consegnato lettere da spedire ai parenti per rassicurarli.
Ci sono stati anche forniti alcuni numeri telefonici.
Provvederemo entro oggi a tutte le comunicazioni e all’inoltro della corrispondenza.
Schematicamente la situazione nelle alte valli del Cuneese ieri sera poteva così essere delineata:

VALLE STURA DI DEMONTE –
Sono tuttora bloccati i paesi di Argentera, Bersezio, Pietraporzio, Sambuco, Pianche e Bagni di Vinazio.
La strada è interrotta subito dopo Vinadio – Pratolungo.
Una ricognizione effettuata con l’eliccotero ha rivelato numerose altre fravi frane oltre il crollo dei ponti.
La statale per il Colle della Maddalena non potrà quindi essere riaperta che tra un anno.
Nei paesi bloccati si trovano artiglieri alpini del gruppo Susa che collaborano con le popolazioni nell’opera di contenimento delle acque.
Vinadio è diventato il campo – base per i soccorsi a tutta la valle Stura.
In generale la situazione sanitaria dei centri isolati è buona.
Da Vinadio ieri a dorso di mulo sono partiti per gli altri centri della valle medicinali, stivaloni, olio, candele, petrolio e viveri.
Gli elicotteri hanno rifornito Bagni di Vinadio e Pietraporzio.
Altri atterraggio sono avvenuti a Bersezio ed Argentera.

Ad Argentera ieri mattina il parroco Don Alessandro Borgarino ha dovuto celebrare la Messa in maniera curiosa.
Poichè la chiesa, come buona del paese, è ancora invasa dalle acque, egli ha praticato un buco nella parete del campanile riuscendo così a calarsi nell’edificio.
I valligiani hanno assistito alla Messa inginocchiati sulle rocce o sui davanzali delle finestre.
La situazione delle case allagate a Pietraporzio permane molto precaria, comunque il livello delle acque tende a diminuire.
Da Bagni di Vinadio si apprende che la strada è stata asportata dall’albergo Terme al pilone Sant’Antonio per circa 400 metri.
La popolazione ha abbandonato quasi tutte le case.
L’albergo Terme ha riportato danni.
VAL MAIRA: I paesi bloccati sono Acceglio e Prazzo con frazioni minori.
Si giunge con difficoltà a Canosio e Marmora.
L’interruzione della strada è a Ponte Mamore.
Numerose frane vi sono inoltre tra prazzo e Acceglio.
In alcuni punti la strada è completamente sprofondata nel torrente Maira.
Abbiamo già parlato della situazione di Acceglio.
Meno grave quella di Prazzo.
Sulla sponda destra del torrente, a Prazzo, è isolata una famiglia composta dai fratello Roberto e Teresa Einaudi con la mamma Maria.
Per rifornirli si lanciano pagnotte e sacchetti attraverso la voragine del torrente.
A Prazzo è stata completamente distrutta una grossa segheria.
Il magazzino che raccoglieva legnami per oltre 15 milioni è scomparso.
Molti di questi tronchi, accavalalndosi davanti ai ponti, hanno fatto argine provocandone il crollo.
VALLE VARAITA – Sono bloccati i centri di Chianale, Pontechianale, Bellino, Casteldelfino, Sampeyre, Frassino e Melle.
Il centro di soccorso per tutta la valle è stato istituito a Venasca che serve anche di base per gli elicotteri.
L’interruzione è al ponte Valcurta e la strada per l’alta valle è franata in numerosi altri punti.
Nella notte carabinieri e vigili del fuoco hanno costruito una teleferica per superare l’interruzione di Valcurta.
Ieri mattina sono stati inoltrati nei centri dell’alta valle 40 quintali di viveri.
A Melle civili e militari hanno messo a disposizione gli automezzi per il trasporto delle derrate fino a Sampeyre.
Di qui hanno provveduto gli artiglieri alpini del gruppo Aosta che hanno camminato dodici ore con le salmerie per raggiungere Casteldelfino.
In generale la situazione nelle tre valli appare meno drammatica di ieri, a condizione che non si verifichino altri temporali.
Ora le popolazioni sono parzialmente rifornite di viveri.
Altri ne saranno mandati domani.
Da Pavia sembra, che giungeranno ponti metallici di tipo “Bayley” in dotazione al Genio militare.
Con queste attrezzature si potranno eliminare provvisoriamente alcune fra le interruzioni più importanti.
Ai soccorsi disposti dalla Prefettura attraverso l’opera della “Sepral” si devono aggiungere quelli messi a disposizione della Pontificia Commissione di Assistenza che ha inviato nei centri base di Venasca per la Valle Varaita, Dronero per la Valle Maira e Vinadio per la Valle Stura centinaia di quintali di derrate alimentari, indumenti, generi di gonforto e attrezzature.
Ieri è giunto a Cuneo il presidente della Commissione Pontificia, Monsignor Baldelli, che si è incontrato con l’Arcivescovo Monsignor Tonetti e il Prefetto.
Nelle zone della pianura cuneese la piena dei fiumi e dei torrenti continua a decrescere.
Purtroppo si devono però lamentare nubifragi di eccezionale violenza ad Alba e Saluzzo.
Acqua e grandine hanno inferto un nuovo gravissimo colpo nell’Albese ai comuni di Gallo, Barolo, Verduno, Rodi, Guarene, La Morra e Novelli.
In meno di due ore grano, granoturco e vigneti sono andati quasi completamente distrutte su una superficie di quasi 1100 ettari.
A Saluzzo nel tardo pomeriggio si è verificato un violento temporale.
Ai carabinieri di Saluzzo è giunta la segnalazione della scomparsa di una decina di pastori che da martedì scorso non danno più notizie.
A quanto risulta dovevano essere con gli armenti nell’alta Valle Varaita il giorno del Nubifragio e del crollo dei ponti.
Avrebbero dovuto rientrare a Chianale.
Le autorità sino a questo momento li considerano “dispersi”.
SERGIO DE VECCHI

SAUZE DI CESANA E BOUSSON CHIEDONO VIVERI, MEDICINALI E ACQUA
REPARTI DEL 4° ALPINI RIFORNISCONO CESANA ATTRAVERSO LA VECCHIA STRADA NAPOLEONICA – LA STATALE DEL MONGINEVRO E’ FRANATA PER UN TRATTO DI UN CHILOMETRO
Gli abitanti del paese e le famiglie delle case lungo la strada nazionale sono uscite dalle loro abitazioni ed hanno incominciato la lotta contro il fango.
Abbiamo colto una frase di una donna che nella sua semplicità sintetizza il terrore provato: “Ho avuto soltanto più paura”.
La frase, detta in dialetto, aveva un’efficacia che la traduzione letterale non conserva.
Un qualcosa di simile, ma meno disastroso, i vecchi affermano che accadde 70 anni fa.
Un’altra ondata si ebbe nel 1923.
In alta montagna le frane hanno bloccato i passaggi e le famiglie che sono all’alpe sono rimaste prigioniere con mucche e pecore.
Sopra Chianocco sono sei famiglie, duecento mucche e 400 pecore.
Gli animali non possono essere trasportati al basso e neppure possono risalire.
E’ venuto un uomo a chiedere soccorsi: le donne ed i bambino sono là che piangono – diceva – e non abbiamo neppure l’acqua per bere perchè sono scomparse nello smottamento le “prese” potabili.
Il rio Chianocco è tornato nel primitivo letto che già percorreva 40 anni fa e dal quale l’amministrazione delle ferrovie lo aveva spostato per proteggere la linea Torino – Modane.
Ora le sue acque corrono lungo la massicciata della ferrovia ed escono oltre la nazionale, a Borgone, minacciando l’altro stabilimento del “Cotonificio Valle di Susa”.
Un muro di cinta ferma le acque impedendo che sconvolgano, con lo stabilimento, l’intero paese ( che peraltro è allagato); contro questo muro sono state versate ieri tonnelate di carbone e poi travi e pietre per fare resistenza.
Pressochè come il rio Chianocco si è comportato il rio Gravio, sopra Condove: ha insabbiato la diga della centrale elettrica delle Officine Moncenisio, ha fatto saltare l’acquedotto del paese, ha allagato case e strade e campi seppellendo le colture sotto un mare di fango.
Quando l’ondata si è rovesciata sulla strada nazionale, stavano passando una “1900″ della Polizia stradale, una “belvedere” e un ragazzo in bicicletta.
La “1900″ è finita nel prato capovolta, spazzata la “belvedere”, il ragazzo si è trovato in mezzo al grano.
Nessun ferito.
Il genio militare ha fatto saltare con il tritolo un masso per deviare il rio Gravio senza riuscirvi.
Tutte le centrali elettriche del cotonificio “Valle di Susa sono ferme: quelle di San Didero e di San Valeriano sono state abbandonate.
Per far rientrare la Dora nel suo letto è stato fatto saltare un argine con centro chili di tritolo, ma invano.
A Bussoleno un altro rio detto Falcemagna, ha coperto di fango la stazione, ha invaso la piazza e ieri sera minacciava di far crollare due case.
Edifici pericolanti sono un pò dappertutto e neppure più si contano.
A Susa corre l’acqua per le vie.
A Mompantero, il Cenischia ha diviso in metà il paese, circondanto la frazione Trinità.
Sono andati i carabinieri a portare in salvo 35 persone.
Gli animali sono rimasti prigionieri nelle stalle e muggiscono perchè affamati ed assetati.
Per rompere il cerchio delle acque due giovanotti, Dante Chiolero e Pietro Vigna, sono andati in mezzo al torrente a porre una carica di tritolo sotto alcuni massi: la corrente arrivava alle ascelle e dalla sponda li tenevano con le corde perchè non fossero travolti.
A Susa è morto un operaio nel tentativo di dare libero corso alle acque del Cenischia nell’interno dello stabilimento I.M.P.
Contro una passerella che collegava due reparti si era fermato un grosso tronco e le acque, non trovando sfogo, minacciavano di entrare nei locali delle macchine, Mario Borello, di 32 anni, sposato e padre di un bimbo, abitante a Meana, si fece legare alla cintola e, dato il cappio a due compagni di lavoro, si sporse sul torrente per agganciare il tronco e tirarlo a riva..
Scivolò, i due amici tirarono la corda perchè non fosse trascinato dalla corrente ed il Borello rimase soffocato.
Questo accadde verso le 13.
Sempre a Susa una famiglia di quattro persone è stata sepolta dal crollo della casa, in regione Trepene, sulla strada che da Susa conduce a Mattie e che rimane l’unica praticabile per raggiungere Bussoleno.
La casa era appoggiata sul fianco del monte e ieri mattina le acque avevano trasformato il cortile in una cascata.
Cessata la furia, si decise di portar via le masserizie.
Ieri pomeriggio, verso le 6,30, pareva che ogni pericolo fosse cessato e la famiglia tornò per cenare e prendere ancora un pò di biancheria.
Emilio Vottero di 35 anni, la moglie Olga di 32 anni, i figli Wanda di otto ed Angelo di quattro erano appena entrati nella cucina che si staccò la frana del monte e sfasciò la parte di casa – lasciando intatto il resto – dove si trovavano.
Padre e figlia finirono nel fieno, ma la madre ed il piccolo Angelo rimasero sepolti sotto le macerie.
La madre ha avuto le braccia e le gambe spezzate ed è all’ospedale in condizioni gravi.
Mentre la portavano via urlava indicando il punto dove si trovava il bimbo: “E’ li con l’automobilina rossa”.
Ancora sulla autoambulanza gridava nel delirio: “E’ li, e’ li”.
Angelo fu trovato dopo mezz’ora di lavoro febbrile dei carabinieri.
Bianco in volto con la bocca semiaperta e semiaperti gli occhi non aveva vita.
Ma il padre, che non aveva voluto essere condotto all’ospedale, se lo prese in braccio, strinse il volto tra le mani, lo sentì caldo.
“E’ vivo ancora”.
Guardava il figlio e credeva di vederlo respirare.
Lo portarono all’ospedale, ma era morto.
Presso il bivio di Novaretto si è avuto un terzo morto: Giuseppe Bertetto di 40 anni, residente a Caprie.
In bicicletta percorreva la strada militare coperta dal fango, non potè reggersi in equilibrio e cadde nel campo dove l’acqua era alta un metro e mezzo e morì annegato.
Altro paese devastato dalle acque è stato Novalesa: la situazione appariva così allarmante che sul posto si sono recati il generale De Michelis dei carabinieri ed il colonnello Lastretti, i quali da Susa dirigono l’opera di soccorso in tutta la valle. Dopo una lunga lotta sono state tamponate le falle del Ceniscio ed il paese per ora è salvo.
Anche la strada del Moncenisio è stata interrotta da una frana: sino a ieri era percorribile in territorio italiano e chiusa in Francia.
La polizia voleva portare soccorso a Lanslebourg, isolata, ma non ha potuto raggiungerla.
Tra Exilles e Salabertano si allarga la frana che distrugge la nazionale del Monginevro: oramai un chilometro di strada è piombata nella sottostante Dora.
A Cesana sempre isolata, i reparti degli alpini portano con i muli pane ed acqua passando per la vecchia strada napoleonica.
Chiedono soccorsi Sauze di Cesana e Bousson.
Da Torino il medico provinciale ha portato ad Ulzio plasma sanguigno: gli alpini del “quarto” lo consegneranno al medico di Cesana.
Ieri ha piovuto tutto il giorno e sull’alto è caduta altra neve.
Se si alza la temperatura sarà altra acqua che si riverserà a valle.
La terra è satura ed i versanti smottano o franano.

GIOVANNI TROVATI

SETTE CASE SGOMBRATE ALLA PERIFERIA DI AOSTA
SEMPRE INTERROTTA LA STRADA PER PRE’ SAINT DIDIER
UNA PATTUGLIA MILITARE GIUNTA A RHEMES COMUNICA:
“TUTTI I PONTI DELLA VALLE SONO CROLLATI”
AOSTA 17 GIUGNO 1957
La situazione in tutta la regione valdostana si sta facendo nuovamente preoccupante a causa della ripresa del maltempo, che da ieri mattina infuria con violenti acquazzoni.
Le acque dei torrenti e della Dora Baltea aumentano paurosamente di livello e minacciano nuovi straripamenti in più punti, mentre nelle località di montagna grava l’angosciosa incognita delle frane.
Sabato si era ritenuto che il tempo fosse ormai avviato verso la normalità e per ieri mattina era stata convocata la Giunta regionale per un esame della situazione e per deliberare i provvedimenti relativi alla ricostruzione delle opere distrutte.
Il maltempo ha invece fatto mutare il programma: vi è stata un’illustrazione della situazione da parte del presidente della Regione, avvocato Bondaz, la sottosegretario ai Lavori Pubblici Onorevole Sedati, giunto da Torino, e quindi si sono nuovamente resi necessari sopraluoghi nelle varie zone minacciate.
A tarda sera le autorità regionali non erano ancora rientrate in città.
La situazione è molto critica a Saint Marcel, a Gressan e alla periferia di Aosta, ove la Dora, rotti gli argini in alcuni tratti, è straripata allagando campagne e minacciando case.
In regione Voison, ad Aosta si è reso necessario lo sgombero di sette case; per l’intero pomeriggio di ieri gli alpini, guardie e vigili del fuoco hanno lottato per tamponare le falle apertesi negli argini del fiume.
A Villeneuve, ove si lavora per gettare il ponte sul Savara e giungere in tal modo a riattivare le comunicazioni con la alta Valle, le acque minacciano nuovamente le case: anche qui si cerca di rinforzare gli argini.
Situazione sempre grave nella valle di Rhemes e Valsavaranche, isolate completamente dal resto della Regione.
A Rhemes è giunta una pattiglia di alpini con una radio e così si sono potuti ristabilire i contatti e conoscere la situazione locale: tutti i ponti della valle sono crollati, la strada in vari tratti è sprofondata e varie case sono parzialmente distrutte.
Fortunatamente non si registra alcuna vittima.
Dalla Valsavaranche le notizie giungono invece portate da staffette e sono molto imprecise: anche in questa zona vi sono alcuni villaggi minacciati da frane; la strada è ostruita in più punti e molto ponti sono stati asportati dalla furia delle acque.

ALBERI E TETTI SRADICATI DAL VENTO NEL BIELLESE
BIELLA 17 GIUGNO 1957
Nel Biellese ieri si sono avuti tre violentissimi temporali che hanno provocato ulteriori danni alle colture.
Nella zona di Cossato l’acquazzone è stato accompagnato da forti raffiche di vento che in alcuni luoghi hanno sradicato alberi e danneggiato tetti.
Nelle prime ore del mattino da piazza Duomo si è mosso il pellegrinaggio di penitenza indetto dal Vescovo di Biella.
Raggiunto a piedi il Santuario di Oropa i numerosi pellegrini hanno partecipato alle cerimonie religiose officciate per impetrare la cessazione del maltempo.

NUOVE FRANE CADUTE NELLA ZONA DI BORGOSESIA
BORGOSESIA 17 GIUGNO 1957
Nella zona di Borgosesia frane sono cadute un pò ovunque interrompendo varie strade, linee telefoniche ed elettriche.
Fiumi e torrenti sono ancora in piena.
Finora risultano interrotte al traffico le seguenti strade:
Provinciale Borgosesia – Lago d’Orta, nei pressi della località Valduggia;
Strada Valduggia – Valpiana in più punti;
Strada Borgosesia – Foresto e altri tratti di strade che allacciano frazioni al capoluogo.
Alcune vie di Borsosesia sono ancora invase da terriccio e detriti vari, trascinati dalle acque del torrente Pianezza che è straripato ieri sera allagando parte del centro abitato.
Squadre di vigili del fuoco di Vercelli e del distaccamento di Borgosesia sono al lavoro per liberare dalle acque cantine e abitazioni site al primo piano.
Il questore di Vercelli ha compiuto questa notte un sopraluogo per rendersi conto dei danni provocati dall’alluvione di ieri sera.
Alcune case di abitazione, su cui incombe il pericolo di frane, sono state fatte sgomberare per misure di sicurezza, ma fino ad ora non sono segnalati danni a persone.
Lungo la strada nazionale 142 Biella – Laghi, il transito sul ponte del Sesia, a Romagnano Sesia, è stato bloccato perchè si teme il cedimento di un pilone.
Il traffico viene pertanto dirottato lungo il tratto Borgosesia – Grignasco – Romagnano Sesia.
In alta valle Sesia la caduta di numerose frane è pure segnalata in varie località.
Interrotte le linee telefoniche della rete di Rimasco.

TENDE A NORMALIZZARSI LA SITUAZIONE AD ALESSANDRIA
ALESSANDRIA 17 GIUGNO 1957
Presso la sede dell’Ispettorato agrario di Alessandria si sono tenute stamane varie riunioni per fare un bilancio dei gravi danni cagionati dalle recenti alluvioni.
Ora la situazione tende a normalizzarsi con il decrescere delle acque in piena, ma ci vorranno molti giorni ancora per sistemare i terreni devastati.
Intanto si apprende che il presidente della Deputazione provinciale di Alessandria, professor Giovanni Sisto, l’assessore all’agricoltura geometra Paolo Desana ed il segretario generale dottor Vacchiano partecipano nel pomeriggio di oggi a Torino al convegno delle amministrazioni provinciali.

17 GIUGNO 1957

LA STAMPA 18 GIUGNO 1957
LA MISURA D’UN DISASTRO
IL PIEMONTE NON PUO’ FARE DA SE
Sabato, in una riunione alla Prefettura di Torino, diretta dall’onorevole Pella, fu compiuto un primo esame della catastrofe che il maltempo ha provocato in vaste zone del Piemonte.
Ieri 48 deputati di tutti i partiti hanno ascoltato dalle autorità provinciali e dai tecnici un quadro più completo della situazione; parecchi parlamentari hanno visitato le regioni colpite e certo si sono fatti un’idea dell’immensità del disastro.
Non intendiamo rappresentare la situazione con tinte più fosche della realtà, ma pensiamo di dover ripetere che non ci si può cullare in un comodo ottimismo.
Siccome dopo la pioggia viene il sereno, è facile – per chi non ne sia vittima – dimenticare le rovine lasciate dal maltempo; invece per ripararle occorreranno lunghi mesi di sforzi e gravosi sacrifici.
Mentre succede di solito che le prime impressioni siano le più catastrofiche, in Piemonte è avvenuto il contrario: il bilancio dei danni è andato crescendo via via che procedevano gli accertamenti; ancora nelle ultime 48 ore le piogge, la grandine, i nubifragi hanno prodotto nuove distruzioni.
I fatti sono questi: la zona più colpita è la Valle di Susa.
Sospese le comunicazioni con la Francia, perchè la ferrovia e le strade del Moncenisio sono interrotte da frane; il Sestriere isolato; bloccate o allagate Cesana, Bussoleno, Chianocco ed un’altra mezza dozzina di paesi.
Due grandi cotonifici sono fermi a Bussoleno e Borgone, decine di aziende artigiane sono state distrutte.
La furia delle acque non solo ha sconvolto una fra le zone agricole più povere del Piemonte, già minacciata di spopolamento, ma ha annullato per le prossime settimane estive due preziose risorse turistiche: l’intenso passaggio di forestieri, l’affluire di numerosi villeggianti della piccola e media borghesia torinese.
Un disastro non minore si è abbattuto su un’altra zona depressa, l’alto Cuneese, rovinando un economia già precaria.
Nelle Valli Varaita, Maira e della Stura di Demonte sono crollati i ponti e scomparsi chilometri di strade; in una decina di paesi, isolati e minacciati dalla fame, viveri e medicine giungono soltanto dagli elicotteri o con i convogli di muli degli alpini.
Più in basso, sulle colline delle Langhe e nella fertile pianura da Saluzzo a Savigliano, sono compromessi i raccolti del grano, della vite, dei foraggi.
Grave il quadro anche nelle Valli d’Aosta: la ferrovia e la strada verso Courmayeur interrotte dal crollo del ponte di Villeneuve; la valle di Rhèemes e la Valsavaranche isolate e praticamente irraggiungibili; Gressoney e Champoluc colpite da seri danni.
Nelle Valli di Lanzo e del Chisone i torrenti hanno distrutto ponti, asportato chilometri di strada, allagato alcuni villaggi.
L’alta Val Germanasca è bloccata; sulla zona del Pellice si è abbattuto un forte nubifragio.
All’altra estremità del Piemonte, l’alluvione ha fermato il traffico tra Borgosesia ed il lago d’Orta e sulla Biella – Laghi,.
La parola “disastro” non è troppo forte, anche pensando alle sole perdite subite dall’agricoltura.
Vengono valutate per l’intero Piemonte nel 20% del reddito medio; se si prende come base la produzione del 1955 ( circa 300 miliardi di lire), si ha un danno di 60 miliardi.
Ma in molte zone, dove prevale la piccola e media impresa e la coltivazione della vite dà redditi sempre più scarsi, le rovine dell’alluvione o della grandine vanno sommate a quelle del gelo e delle brinate: qui le distruzioni sono del 50-60%; ed in qualche centro più infelice i raccolti sono andati completamente distrutti.
Nella sola provincia di Torino i danni agricoli superano i 10 miliardi; sono di almeno 5 miliardi in quella di Asti, di 8 miliardi ad Alessandria, di 3 miliardi e mezzo nel Vercellese, di oltre 3 miliardi nel Novarese; e la provincia di Cuneo lamenta perdite per venti miliardi.
E’ un’immensa tragedia soprattutto nelle valli di montagna: in queste aree depresse, più diffuse in Piemonte di quanto non si creda, troverà nuovo impulso la fuga degli abitanti dalla terra ingrata.
Gravi conseguenze economiche avranno anche le distruzioni subite dalle ferrovie, dalle strade, dai ponti.
Nella sola Valle d’Aosta sono crollati 60 ponti e dannegiati oltre 50 chilometri di strade; il passaggio del colle della maddalena forse resterà bloccato fino all’estate del 1958; la linea ferroviaria di Modane è inutilizzabile per le frane di oltre confine; persino in pianura si dovranno rifare opere costose, come il ponte di Robassomero.
Ci vorranno miliardi e mesi di lavoro per le riparazioni, ed intanto il turismo resterà paralizzato: basta pensare che non si arriva a Bardonecchia in automobile.
L’onorevole Togni, ministro dei Lavori Pubblici, ha promesso che al più presto verrà concordato, con il piano di ricostruzione, anche un programma di opere a sollievo della disoccupazione.
Sarà un buon inizio per soddisfare finalmente le esigenze delle valli di montagna e risolvere un problema che non è soltanto di riparazioni: per evitare nuovi disastri, occorre regolare le acque dei fiumi, arginare e imbrigliare i torrenti, rimboschire le sponde franose…
Il vice – presidente dell’Unione Nazionale Comuni ed Enti Montani afferma giustamente, nella commossa lettera che pubblichiamo in alta pagina: “Meglio spendere cento miliardi per prevenire che cinquanta miliardi per soccorrere”.
Bisogna che la legge speciale per il Piemonte, chiesta dai parlamentari riuniti a Torino, tenga conto di questa elementare verità: è il solo mezzo per impedire che tanta parte delle terre piemontesi continuino a vivere sotto l’incubo di altre sciagure.
La nostra è una regione silenziosa, ha fama di grande capacità di lavoro e di organizzazione, non è abituata a chiedere.
Non vorremmo che a Roma – passate le ore burrascose – poco alla volta pensassero che “il Piemonte farà da sè”.
Sarebbe bello poter applicare questo motto orgoglioso, però è fuori dalla realtà.
Il Piemonte darà il suo pieno contributo di tutti i suoi mezzi e della sua tecnica, attraverso i comuni e le province; ma l’intervento dello Stato rimane indispensabile per risolvere questi problemi, di portata nazionale.
Compito dei parlamentari piemontesi e di sollecitare dal governo le necessarie iniziative, compito nostro vigilare che le promesse siano mantenute.

NUOVE FRANE CADUTE NELLA ZONA DI BORGOSESIA
BORGOSESIA 17 GIUGNO 1957
Nella zona di Borgosesia frane sono cadute un pò ovunque interrompendo varie strade, linee telefoniche ed elettriche.
Fiumi e torrenti sono ancora in piena.
Finora risultano interrotte al traffico le seguenti strade:
Provinciale Borgosesia – Lago d’Orta, nei pressi della località Valduggia;
Strada Valduggia – Valpiana in più punti;
Strada Borgosesia – Foresto e altri tratti di strade che allacciano frazioni al capoluogo.
Alcune vie di Borsosesia sono ancora invase da terriccio e detriti vari, trascinati dalle acque del torrente Pianezza che è straripato ieri sera allagando parte del centro abitato.
Squadre di vigili del fuoco di Vercelli e del distaccamento di Borgosesia sono al lavoro per liberare dalle acque cantine e abitazioni site al primo piano.
Il questore di Vercelli ha compiuto questa notte un sopraluogo per rendersi conto dei danni provocati dall’alluvione di ieri sera.
Alcune case di abitazione, su cui incombe il pericolo di frane, sono state fatte sgomberare per misure di sicurezza, ma fino ad ora non sono segnalati danni a persone.
Lungo la strada nazionale 142 Biella – Laghi, il transito sul ponte del Sesia, a Romagnano Sesia, è stato bloccato perchè si teme il cedimento di un pilone.
Il traffico viene pertanto dirottato lungo il tratto Borgosesia – Grignasco – Romagnano Sesia.
In alta valle Sesia la caduta di numerose frane è pure segnalata in varie località.
Interrotte le linee telefoniche della rete di Rimasco.

TENDE A NORMALIZZARSI LA SITUAZIONE AD ALESSANDRIA
ALESSANDRIA 17 GIUGNO 1957
Presso la sede dell’Ispettorato agrario di Alessandria si sono tenute stamane varie riunioni per fare un bilancio dei gravi danni cagionati dalle recenti alluvioni.
Ora la situazione tende a normalizzarsi con il decrescere delle acque in piena, ma ci vorranno molti giorni ancora per sistemare i terreni devastati.
Intanto si apprende che il presidente della Deputazione provinciale di Alessandria, professor Giovanni Sisto, l’assessore all’agricoltura geometra Paolo Desana ed il segretario generale dottor Vacchiano partecipano nel pomeriggio di oggi a Torino al convegno delle amministrazioni provinciali.

 

LA STAMPA 18 GIUGNO 1957
LA MISURA D’UN DISASTRO
IL PIEMONTE NON PUO’ FARE DA SE
Sabato, in una riunione alla Prefettura di Torino, diretta dall’onorevole Pella, fu compiuto un primo esame della catastrofe che il maltempo ha provocato in vaste zone del Piemonte.
Ieri 48 deputati di tutti i partiti hanno ascoltato dalle autorità provinciali e dai tecnici un quadro più completo della situazione; parecchi parlamentari hanno visitato le regioni colpite e certo si sono fatti un’idea dell’immensità del disastro.
Non intendiamo rappresentare la situazione con tinte più fosche della realtà, ma pensiamo di dover ripetere che non ci si può cullare in un comodo ottimismo.
Siccome dopo la pioggia viene il sereno, è facile – per chi non ne sia vittima – dimenticare le rovine lasciate dal maltempo; invece per ripararle occorreranno lunghi mesi di sforzi e gravosi sacrifici.
Mentre succede di solito che le prime impressioni siano le più catastrofiche, in Piemonte è avvenuto il contrario: il bilancio dei danni è andato crescendo via via che procedevano gli accertamenti; ancora nelle ultime 48 ore le piogge, la grandine, i nubifragi hanno prodotto nuove distruzioni.
I fatti sono questi: la zona più colpita è la Valle di Susa.
Sospese le comunicazioni con la Francia, perchè la ferrovia e le strade del Moncenisio sono interrotte da frane; il Sestriere isolato; bloccate o allagate Cesana, Bussoleno, Chianocco ed un’altra mezza dozzina di paesi.
Due grandi cotonifici sono fermi a Bussoleno e Borgone, decine di aziende artigiane sono state distrutte.
La furia delle acque non solo ha sconvolto una fra le zone agricole più povere del Piemonte, già minacciata di spopolamento, ma ha annullato per le prossime settimane estive due preziose risorse turistiche: l’intenso passaggio di forestieri, l’affluire di numerosi villeggianti della piccola e media borghesia torinese.
Un disastro non minore si è abbattuto su un’altra zona depressa, l’alto Cuneese, rovinando un economia già precaria.
Nelle Valli Varaita, Maira e della Stura di Demonte sono crollati i ponti e scomparsi chilometri di strade; in una decina di paesi, isolati e minacciati dalla fame, viveri e medicine giungono soltanto dagli elicotteri o con i convogli di muli degli alpini.
Più in basso, sulle colline delle Langhe e nella fertile pianura da Saluzzo a Savigliano, sono compromessi i raccolti del grano, della vite, dei foraggi.
Grave il quadro anche nelle Valli d’Aosta: la ferrovia e la strada verso Courmayeur interrotte dal crollo del ponte di Villeneuve; la valle di Rhèemes e la Valsavaranche isolate e praticamente irraggiungibili; Gressoney e Champoluc colpite da seri danni.
Nelle Valli di Lanzo e del Chisone i torrenti hanno distrutto ponti, asportato chilometri di strada, allagato alcuni villaggi.
L’alta Val Germanasca è bloccata; sulla zona del Pellice si è abbattuto un forte nubifragio.
All’altra estremità del Piemonte, l’alluvione ha fermato il traffico tra Borgosesia ed il lago d’Orta e sulla Biella – Laghi,.
La parola “disastro” non è troppo forte, anche pensando alle sole perdite subite dall’agricoltura.
Vengono valutate per l’intero Piemonte nel 20% del reddito medio; se si prende come base la produzione del 1955 ( circa 300 miliardi di lire), si ha un danno di 60 miliardi.
Ma in molte zone, dove prevale la piccola e media impresa e la coltivazione della vite dà redditi sempre più scarsi, le rovine dell’alluvione o della grandine vanno sommate a quelle del gelo e delle brinate: qui le distruzioni sono del 50-60%; ed in qualche centro più infelice i raccolti sono andati completamente distrutti.
Nella sola provincia di Torino i danni agricoli superano i 10 miliardi; sono di almeno 5 miliardi in quella di Asti, di 8 miliardi ad Alessandria, di 3 miliardi e mezzo nel Vercellese, di oltre 3 miliardi nel Novarese; e la provincia di Cuneo lamenta perdite per venti miliardi.
E’ un’immensa tragedia soprattutto nelle valli di montagna: in queste aree depresse, più diffuse in Piemonte di quanto non si creda, troverà nuovo impulso la fuga degli abitanti dalla terra ingrata.
Gravi conseguenze economiche avranno anche le distruzioni subite dalle ferrovie, dalle strade, dai ponti.
Nella sola Valle d’Aosta sono crollati 60 ponti e dannegiati oltre 50 chilometri di strade; il passaggio del colle della maddalena forse resterà bloccato fino all’estate del 1958; la linea ferroviaria di Modane è inutilizzabile per le frane di oltre confine; persino in pianura si dovranno rifare opere costose, come il ponte di Robassomero.
Ci vorranno miliardi e mesi di lavoro per le riparazioni, ed intanto il turismo resterà paralizzato: basta pensare che non si arriva a Bardonecchia in automobile.
L’onorevole Togni, ministro dei Lavori Pubblici, ha promesso che al più presto verrà concordato, con il piano di ricostruzione, anche un programma di opere a sollievo della disoccupazione.
Sarà un buon inizio per soddisfare finalmente le esigenze delle valli di montagna e risolvere un problema che non è soltanto di riparazioni: per evitare nuovi disastri, occorre regolare le acque dei fiumi, arginare e imbrigliare i torrenti, rimboschire le sponde franose…
Il vice – presidente dell’Unione Nazionale Comuni ed Enti Montani afferma giustamente, nella commossa lettera che pubblichiamo in alta pagina: “Meglio spendere cento miliardi per prevenire che cinquanta miliardi per soccorrere”.
Bisogna che la legge speciale per il Piemonte, chiesta dai parlamentari riuniti a Torino, tenga conto di questa elementare verità: è il solo mezzo per impedire che tanta parte delle terre piemontesi continuino a vivere sotto l’incubo di altre sciagure.
La nostra è una regione silenziosa, ha fama di grande capacità di lavoro e di organizzazione, non è abituata a chiedere.
Non vorremmo che a Roma – passate le ore burrascose – poco alla volta pensassero che “il Piemonte farà da sè”.
Sarebbe bello poter applicare questo motto orgoglioso, però è fuori dalla realtà.
Il Piemonte darà il suo pieno contributo di tutti i suoi mezzi e della sua tecnica, attraverso i comuni e le province; ma l’intervento dello Stato rimane indispensabile per risolvere questi problemi, di portata nazionale.
Compito dei parlamentari piemontesi e di sollecitare dal governo le necessarie iniziative, compito nostro vigilare che le promesse siano mantenute.

LA STAMPA 18 GIUGNO 1957
QUADRO DESOLANTE NELLE VALLI DI CUNEO, SUSA, AOSTA, LANZO E PINEROLO
SI RITIRANO LE ACQUE DEI TORRENTI IN PIENA LASCIANDO CADAVERI E UN ENORME CUMULO DI ROVINE
NEL CUNEESE LA SITUAZIONE MIGLIORA, MA URGE PORTARE SOCCORSI ALLE POPOLAZIONI BLOCCATE.
IN VALLE DI SUSA UNA NUOVA FRANA MINACCIA CHIANOCCO E BORGONE
SERVIZIO INSUFFICIENTE E SENZA ORARIO DEI TRENI TRA BUSSOLENO E MODANE – RECUPERATE LE SALME DEL MAESTRO DI VINADIO E DEGLI ANNEGATI DI ROBASSOMERO – LAVORI FEBBRILI PER SBLOCCARE LA STRADA DEL SESTRIERE – GRANDINATA DEVASTATRICE IN VALLE PELLICE – ANCORA INTERROTTA LA FERROVIA PER PRE’ ST. DIDIER

CUNEO 17 GIUGNO 1957
La situazione generale sta lentamente migliorando: i torrenti si fanno meno minacciosi; a dorso di mulo o con gli elicotteri viveri e medicinali affluiscono ai 7 mila montanari bloccati nei paesi delle alte valli Stura di Demonte, Maira e Varaita.
In pianura i contadini sono tornati nei campi.
Un primo sommario bilancio dei danni dà un totale di 23 miliardi, dei quali quasi 20 nel settore agricolo ed il resto nella rete stradale.
Gli “interventi” di questi giorni sono stati operati esclusivamente da militari, pompieri e civili per contenere la violenza delle acque, salvare le popolazioni e limitare i danni.
I danni maggiori si sono verificati nelle vallate dove ci sono chilometri di strade e decine di ponti distrutti.
Il tempo a disposizione per riparare i guasti è breve.
Sono zone dove a metà settembre comincia a nevicare: basterà pochissima neve per rendere impraticabili le mulattiere che gli artiglieri alpini hanno aperto in questi giorni sui fianchi delle montagne.
Fra tre mesi dunque le popolazioni delle alte valli cuneesi potrebbero trovarsi in situazioni più gravi di quella odierna.

SITUAZIONE:
VALLE STURA DI DEMONTE:
Sempre isolati i centri di Argentera, Bersezio, Pietraporzio, Sambuco, Pianche e Bagni di Vinadio.
Le condizioni atmosferiche sono tranquillizzanti.
Il torrente Stura decresce.
Ha però fatto nuovi danni ad Argentera e a Pietraporzio.
In quest’ultimo centro l’erosione sta mettendo in pericolo numerose case.
Ad Argentera, dove le acque hanno nuovamente invaso parte del paese, stamane erano senza pane.
Sono stati riforniti con elicottero mentre gli artiglieri alpini salivano per la vallata quintali di viveri trasportando a dorso di mulo e negli zaini.
VALLE MAIRA: tuttora isolati i paesi di Acceglio, Prazzo, Canosio e Marmora.
Il Maira decresce.
Ad Acceglio la violenza delle acque permane minacciosa.
VALLE VARAITA I paesi bloccati sono Chianale, Pontechianale, Bellino, Casteldelfino, Sampeyre, Frassino, Rore e Melle.
Partendo dalla “base” di Venasca, per tutta la giornata artiglieri alpini e valliggiani hanno fatto affluire viveri alle popolazioni isolate.
In Valle Varaita, in serata un furioso temporale ha distrutto 300 ettari di colture a Torriana San Martino e Assarti di Barge provocando danni per 60 milioni.
SERGIO DE VECCHI

SUSA 17 GIUGNO 1957
Non è piovuto per tutto il giorno e nella valle è rinata la speranza.
La Dora, pur sempre fangosa e turbolenta, si è ridotta nei nuovi letti scavati dove prima erano campi prati e strade.
I torrenti ed i rii che, irrompendo dal versante sinistro della valle, provocarono i disastri di domenica mattina, hanno diminuito la loro portata e qualcuno quasi è senza acqua.
Unico punto dove ancora incombe il pericolo, e molto grave, è Chianocco, tra Borgone e Bussoleno.
Ieri mattina, mentre infuriava il temporale, la montagna, smottando, aveva ostruito il rio che passa per il apese.
Le acque, dopo aver travolto la diga improvvisa, si erano riversate su Chianocco devastandolo, poi avevano sradicato i binari della linea per Modane ed invaso la filatura del “cotonificio Valle di Susa” di Bussoleno.
Infine, seguendo la massicciata della ferrovia, erano andate a riversarsi su Borgone-
Ha resistito il muro di cinta dello stabilimento “Cotonificio Valle di Susa” di questo Comune impendendo alle acque di arrecare maggior rovina alle case.
Stamane è sceso dall’alpe affannato un montanaro a dire che a 1300 metri si sta staccando una enorme parete.
Carabinieri ed alpini sono saliti a vedere e la triste previsione è questa: se piove di nuovo la frana ripete quanto è accaduto domenica mattina.
Per ora non rimane che sperare nel miglioraento del tempo perchè possa rassodarsi il terreno e fermarsi lo smottamento.
La ferrovia è interrotta da ieri mattina tra Borgone e Bussoleno.
Da Ulzio a Cesana la strada si sbriciola nella Dora.
L’Acqua delle fontane è stata resa potabile con pastiglie di cloro.

LA STAMPA 18 GIUGNO 1957
QUADRO DESOLANTE NELLE VALLI DI CUNEO, SUSA, AOSTA, LANZO E PINEROLO
SI RITIRANO LE ACQUE DEI TORRENTI IN PIENA LASCIANDO CADAVERI E UN ENORME CUMULO DI ROVINE
NEL CUNEESE LA SITUAZIONE MIGLIORA, MA URGE PORTARE SOCCORSI ALLE POPOLAZIONI BLOCCATE.
IN VALLE DI SUSA UNA NUOVA FRANA MINACCIA CHIANOCCO E BORGONE
SERVIZIO INSUFFICIENTE E SENZA ORARIO DEI TRENI TRA BUSSOLENO E MODANE – RECUPERATE LE SALME DEL MAESTRO DI VINADIO E DEGLI ANNEGATI DI ROBASSOMERO – LAVORI FEBBRILI PER SBLOCCARE LA STRADA DEL SESTRIERE – GRANDINATA DEVASTATRICE IN VALLE PELLICE – ANCORA INTERROTTA LA FERROVIA PER PRE’ ST. DIDIER

CUNEO 17 GIUGNO 1957
La situazione generale sta lentamente migliorando: i torrenti si fanno meno minacciosi; a dorso di mulo o con gli elicotteri viveri e medicinali affluiscono ai 7 mila montanari bloccati nei paesi delle alte valli Stura di Demonte, Maira e Varaita.
In pianura i contadini sono tornati nei campi.
Un primo sommario bilancio dei danni dà un totale di 23 miliardi, dei quali quasi 20 nel settore agricolo ed il resto nella rete stradale.
Gli “interventi” di questi giorni sono stati operati esclusivamente da militari, pompieri e civili per contenere la violenza delle acque, salvare le popolazioni e limitare i danni.
I danni maggiori si sono verificati nelle vallate dove ci sono chilometri di strade e decine di ponti distrutti.
Il tempo a disposizione per riparare i guasti è breve.
Sono zone dove a metà settembre comincia a nevicare: basterà pochissima neve per rendere impraticabili le mulattiere che gli artiglieri alpini hanno aperto in questi giorni sui fianchi delle montagne.
Fra tre mesi dunque le popolazioni delle alte valli cuneesi potrebbero trovarsi in situazioni più gravi di quella odierna.

SITUAZIONE:
VALLE STURA DI DEMONTE:
Sempre isolati i centri di Argentera, Bersezio, Pietraporzio, Sambuco, Pianche e Bagni di Vinadio.
Le condizioni atmosferiche sono tranquillizzanti.
Il torrente Stura decresce.
Ha però fatto nuovi danni ad Argentera e a Pietraporzio.
In quest’ultimo centro l’erosione sta mettendo in pericolo numerose case.
Ad Argentera, dove le acque hanno nuovamente invaso parte del paese, stamane erano senza pane.
Sono stati riforniti con elicottero mentre gli artiglieri alpini salivano per la vallata quintali di viveri trasportando a dorso di mulo e negli zaini.
VALLE MAIRA: tuttora isolati i paesi di Acceglio, Prazzo, Canosio e Marmora.
Il Maira decresce.
Ad Acceglio la violenza delle acque permane minacciosa.
VALLE VARAITA I paesi bloccati sono Chianale, Pontechianale, Bellino, Casteldelfino, Sampeyre, Frassino, Rore e Melle.
Partendo dalla “base” di Venasca, per tutta la giornata artiglieri alpini e valliggiani hanno fatto affluire viveri alle popolazioni isolate.
In Valle Varaita, in serata un furioso temporale ha distrutto 300 ettari di colture a Torriana San Martino e Assarti di Barge provocando danni per 60 milioni.
SERGIO DE VECCHI

SUSA 17 GIUGNO 1957
Non è piovuto per tutto il giorno e nella valle è rinata la speranza.
La Dora, pur sempre fangosa e turbolenta, si è ridotta nei nuovi letti scavati dove prima erano campi prati e strade.
I torrenti ed i rii che, irrompendo dal versante sinistro della valle, provocarono i disastri di domenica mattina, hanno diminuito la loro portata e qualcuno quasi è senza acqua.
Unico punto dove ancora incombe il pericolo, e molto grave, è Chianocco, tra Borgone e Bussoleno.
Ieri mattina, mentre infuriava il temporale, la montagna, smottando, aveva ostruito il rio che passa per il apese.
Le acque, dopo aver travolto la diga improvvisa, si erano riversate su Chianocco devastandolo, poi avevano sradicato i binari della linea per Modane ed invaso la filatura del “cotonificio Valle di Susa” di Bussoleno.
Infine, seguendo la massicciata della ferrovia, erano andate a riversarsi su Borgone-
Ha resistito il muro di cinta dello stabilimento “Cotonificio Valle di Susa” di questo Comune impendendo alle acque di arrecare maggior rovina alle case.
Stamane è sceso dall’alpe affannato un montanaro a dire che a 1300 metri si sta staccando una enorme parete.
Carabinieri ed alpini sono saliti a vedere e la triste previsione è questa: se piove di nuovo la frana ripete quanto è accaduto domenica mattina.
Per ora non rimane che sperare nel miglioraento del tempo perchè possa rassodarsi il terreno e fermarsi lo smottamento.
La ferrovia è interrotta da ieri mattina tra Borgone e Bussoleno.
Da Ulzio a Cesana la strada si sbriciola nella Dora.
L’Acqua delle fontane è stata resa potabile con pastiglie di cloro.

LA STAMPA 18 GIUGNO 1957
QUADRO DESOLANTE NELLE VALLI DI CUNEO, SUSA, AOSTA, LANZO E PINEROLO
SI RITIRANO LE ACQUE DEI TORRENTI IN PIENA LASCIANDO CADAVERI E UN ENORME CUMULO DI ROVINE
NEL CUNEESE LA SITUAZIONE MIGLIORA, MA URGE PORTARE SOCCORSI ALLE POPOLAZIONI BLOCCATE.
IN VALLE DI SUSA UNA NUOVA FRANA MINACCIA CHIANOCCO E BORGONE
SERVIZIO INSUFFICIENTE E SENZA ORARIO DEI TRENI TRA BUSSOLENO E MODANE – RECUPERATE LE SALME DEL MAESTRO DI VINADIO E DEGLI ANNEGATI DI ROBASSOMERO – LAVORI FEBBRILI PER SBLOCCARE LA STRADA DEL SESTRIERE – GRANDINATA DEVASTATRICE IN VALLE PELLICE – ANCORA INTERROTTA LA FERROVIA PER PRE’ ST. DIDIER

CUNEO 17 GIUGNO 1957
La situazione generale sta lentamente migliorando: i torrenti si fanno meno minacciosi; a dorso di mulo o con gli elicotteri viveri e medicinali affluiscono ai 7 mila montanari bloccati nei paesi delle alte valli Stura di Demonte, Maira e Varaita.
In pianura i contadini sono tornati nei campi.
Un primo sommario bilancio dei danni dà un totale di 23 miliardi, dei quali quasi 20 nel settore agricolo ed il resto nella rete stradale.
Gli “interventi” di questi giorni sono stati operati esclusivamente da militari, pompieri e civili per contenere la violenza delle acque, salvare le popolazioni e limitare i danni.
I danni maggiori si sono verificati nelle vallate dove ci sono chilometri di strade e decine di ponti distrutti.
Il tempo a disposizione per riparare i guasti è breve.
Sono zone dove a metà settembre comincia a nevicare: basterà pochissima neve per rendere impraticabili le mulattiere che gli artiglieri alpini hanno aperto in questi giorni sui fianchi delle montagne.
Fra tre mesi dunque le popolazioni delle alte valli cuneesi potrebbero trovarsi in situazioni più gravi di quella odierna.

SITUAZIONE:
VALLE STURA DI DEMONTE:
Sempre isolati i centri di Argentera, Bersezio, Pietraporzio, Sambuco, Pianche e Bagni di Vinadio.
Le condizioni atmosferiche sono tranquillizzanti.
Il torrente Stura decresce.
Ha però fatto nuovi danni ad Argentera e a Pietraporzio.
In quest’ultimo centro l’erosione sta mettendo in pericolo numerose case.
Ad Argentera, dove le acque hanno nuovamente invaso parte del paese, stamane erano senza pane.
Sono stati riforniti con elicottero mentre gli artiglieri alpini salivano per la vallata quintali di viveri trasportando a dorso di mulo e negli zaini.
VALLE MAIRA: tuttora isolati i paesi di Acceglio, Prazzo, Canosio e Marmora.
Il Maira decresce.
Ad Acceglio la violenza delle acque permane minacciosa.
VALLE VARAITA I paesi bloccati sono Chianale, Pontechianale, Bellino, Casteldelfino, Sampeyre, Frassino, Rore e Melle.
Partendo dalla “base” di Venasca, per tutta la giornata artiglieri alpini e valliggiani hanno fatto affluire viveri alle popolazioni isolate.
In Valle Varaita, in serata un furioso temporale ha distrutto 300 ettari di colture a Torriana San Martino e Assarti di Barge provocando danni per 60 milioni.
SERGIO DE VECCHI

SUSA 17 GIUGNO 1957
Non è piovuto per tutto il giorno e nella valle è rinata la speranza.
La Dora, pur sempre fangosa e turbolenta, si è ridotta nei nuovi letti scavati dove prima erano campi prati e strade.
I torrenti ed i rii che, irrompendo dal versante sinistro della valle, provocarono i disastri di domenica mattina, hanno diminuito la loro portata e qualcuno quasi è senza acqua.
Unico punto dove ancora incombe il pericolo, e molto grave, è Chianocco, tra Borgone e Bussoleno.
Ieri mattina, mentre infuriava il temporale, la montagna, smottando, aveva ostruito il rio che passa per il apese.
Le acque, dopo aver travolto la diga improvvisa, si erano riversate su Chianocco devastandolo, poi avevano sradicato i binari della linea per Modane ed invaso la filatura del “cotonificio Valle di Susa” di Bussoleno.
Infine, seguendo la massicciata della ferrovia, erano andate a riversarsi su Borgone-
Ha resistito il muro di cinta dello stabilimento “Cotonificio Valle di Susa” di questo Comune impendendo alle acque di arrecare maggior rovina alle case.
Stamane è sceso dall’alpe affannato un montanaro a dire che a 1300 metri si sta staccando una enorme parete.
Carabinieri ed alpini sono saliti a vedere e la triste previsione è questa: se piove di nuovo la frana ripete quanto è accaduto domenica mattina.
Per ora non rimane che sperare nel miglioraento del tempo perchè possa rassodarsi il terreno e fermarsi lo smottamento.
La ferrovia è interrotta da ieri mattina tra Borgone e Bussoleno.
Da Ulzio a Cesana la strada si sbriciola nella Dora.
L’Acqua delle fontane è stata resa potabile con pastiglie di cloro.

LA STAMPA 18 GIUGNO 1957
QUADRO DESOLANTE NELLE VALLI DI CUNEO, SUSA, AOSTA, LANZO E PINEROLO
SI RITIRANO LE ACQUE DEI TORRENTI IN PIENA LASCIANDO CADAVERI E UN ENORME CUMULO DI ROVINE
NEL CUNEESE LA SITUAZIONE MIGLIORA, MA URGE PORTARE SOCCORSI ALLE POPOLAZIONI BLOCCATE.
IN VALLE DI SUSA UNA NUOVA FRANA MINACCIA CHIANOCCO E BORGONE
SERVIZIO INSUFFICIENTE E SENZA ORARIO DEI TRENI TRA BUSSOLENO E MODANE – RECUPERATE LE SALME DEL MAESTRO DI VINADIO E DEGLI ANNEGATI DI ROBASSOMERO – LAVORI FEBBRILI PER SBLOCCARE LA STRADA DEL SESTRIERE – GRANDINATA DEVASTATRICE IN VALLE PELLICE – ANCORA INTERROTTA LA FERROVIA PER PRE’ ST. DIDIER

CUNEO 17 GIUGNO 1957
La situazione generale sta lentamente migliorando: i torrenti si fanno meno minacciosi; a dorso di mulo o con gli elicotteri viveri e medicinali affluiscono ai 7 mila montanari bloccati nei paesi delle alte valli Stura di Demonte, Maira e Varaita.
In pianura i contadini sono tornati nei campi.
Un primo sommario bilancio dei danni dà un totale di 23 miliardi, dei quali quasi 20 nel settore agricolo ed il resto nella rete stradale.
Gli “interventi” di questi giorni sono stati operati esclusivamente da militari, pompieri e civili per contenere la violenza delle acque, salvare le popolazioni e limitare i danni.
I danni maggiori si sono verificati nelle vallate dove ci sono chilometri di strade e decine di ponti distrutti.
Il tempo a disposizione per riparare i guasti è breve.
Sono zone dove a metà settembre comincia a nevicare: basterà pochissima neve per rendere impraticabili le mulattiere che gli artiglieri alpini hanno aperto in questi giorni sui fianchi delle montagne.
Fra tre mesi dunque le popolazioni delle alte valli cuneesi potrebbero trovarsi in situazioni più gravi di quella odierna.

SITUAZIONE:
VALLE STURA DI DEMONTE:
Sempre isolati i centri di Argentera, Bersezio, Pietraporzio, Sambuco, Pianche e Bagni di Vinadio.
Le condizioni atmosferiche sono tranquillizzanti.
Il torrente Stura decresce.
Ha però fatto nuovi danni ad Argentera e a Pietraporzio.
In quest’ultimo centro l’erosione sta mettendo in pericolo numerose case.
Ad Argentera, dove le acque hanno nuovamente invaso parte del paese, stamane erano senza pane.
Sono stati riforniti con elicottero mentre gli artiglieri alpini salivano per la vallata quintali di viveri trasportando a dorso di mulo e negli zaini.
VALLE MAIRA: tuttora isolati i paesi di Acceglio, Prazzo, Canosio e Marmora.
Il Maira decresce.
Ad Acceglio la violenza delle acque permane minacciosa.
VALLE VARAITA I paesi bloccati sono Chianale, Pontechianale, Bellino, Casteldelfino, Sampeyre, Frassino, Rore e Melle.
Partendo dalla “base” di Venasca, per tutta la giornata artiglieri alpini e valliggiani hanno fatto affluire viveri alle popolazioni isolate.
In Valle Varaita, in serata un furioso temporale ha distrutto 300 ettari di colture a Torriana San Martino e Assarti di Barge provocando danni per 60 milioni.
SERGIO DE VECCHI

SUSA 17 GIUGNO 1957
Non è piovuto per tutto il giorno e nella valle è rinata la speranza.
La Dora, pur sempre fangosa e turbolenta, si è ridotta nei nuovi letti scavati dove prima erano campi prati e strade.
I torrenti ed i rii che, irrompendo dal versante sinistro della valle, provocarono i disastri di domenica mattina, hanno diminuito la loro portata e qualcuno quasi è senza acqua.
Unico punto dove ancora incombe il pericolo, e molto grave, è Chianocco, tra Borgone e Bussoleno.
Ieri mattina, mentre infuriava il temporale, la montagna, smottando, aveva ostruito il rio che passa per il apese.
Le acque, dopo aver travolto la diga improvvisa, si erano riversate su Chianocco devastandolo, poi avevano sradicato i binari della linea per Modane ed invaso la filatura del “cotonificio Valle di Susa” di Bussoleno.
Infine, seguendo la massicciata della ferrovia, erano andate a riversarsi su Borgone-
Ha resistito il muro di cinta dello stabilimento “Cotonificio Valle di Susa” di questo Comune impendendo alle acque di arrecare maggior rovina alle case.
Stamane è sceso dall’alpe affannato un montanaro a dire che a 1300 metri si sta staccando una enorme parete.
Carabinieri ed alpini sono saliti a vedere e la triste previsione è questa: se piove di nuovo la frana ripete quanto è accaduto domenica mattina.
Per ora non rimane che sperare nel miglioraento del tempo perchè possa rassodarsi il terreno e fermarsi lo smottamento.
La ferrovia è interrotta da ieri mattina tra Borgone e Bussoleno.
Da Ulzio a Cesana la strada si sbriciola nella Dora.
L’Acqua delle fontane è stata resa potabile con pastiglie di cloro.

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Fabio Fornara

(1) Reader Comment

  1. Bravissimi.
    Questa catastrofe proprio non la ricorda nessuno ma gli effetti sulle Alpi Occidentali erano confrontabili con quelli delle più vicine 1993-94-2000 con la differenza che l’areale interessato era stato più limitato .

    Importante ricordare perchè già nel 1957 le nostre valli pagavano già dazio a un livello antropico troppo sviluppato.Purtroppo anche dopo questa alluvione si è continuato a costruire…

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