Climatologia Slider — 02 ottobre 2017

La possibilità di un grande cambiamento climatico nella regione dell’Atlantico è stata da tempo riconosciuta ed è stata anche oggetto di un film di Hollywood: The Day After Tomorrow. Per valutare il rischio di tale cambiamento climatico, i ricercatori del laboratorio Environnements et Paléo environnements Océaniques et Continentaux (CNRS/University of Bordeaux) e dell’Università di Southampton hanno sviluppato un nuovo algoritmo per analizzare i 40 modelli climatici considerati dall’ultima relazione del Pannello Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC). I loro risultati aumentano la probabilità di un rapido raffreddamento del Nord Atlantico in questo secolo a quasi il 50%. Nature Communications ha pubblicato il loro lavoro il 15 febbraio 2017.

I modelli attuali del clima prevedono un rallentamento della Meridional Overturning Circulation (MOC), il fenomeno dietro la famosa Corrente del Golfo che porta calore dalla Florida alle rive europee, che potrebbe portare ad una drammatica e senza precedenti perturbazione del sistema climatico. Nel 2013, attingendo a 40 proiezioni sul cambiamento climatico, l’IPCC ha giudicato che questo rallentamento avrebbe luogo gradualmente per un lungo periodo di tempo. Le conclusioni del panel hanno suggerito che il raffreddamento veloce dell’Atlantico settentrionale durante questo secolo era improbabile.

Gli oceanografi del team del progetto EU EMBRACE hanno riesaminato le 40 proiezioni concentrandosi su un punto critico dell’Atlantico settentrionale: il Mare Labrador. Il Mare del Labrador è oggetto di un sistema di convezione che in ultima analisi alimenta il MOC dell’oceano. Le temperature delle sue acque superficiali diminuiscono in inverno, aumentando la loro densità e consentendo loro di affondare. Questo sposta le acque profonde che portano il loro calore con loro mentre si innalzano verso la superficie, impedendo la formazione di ghiaccio. Per approfondire questo fenomeno, i ricercatori hanno sviluppato un algoritmo in grado di rilevare le variazioni di temperatura superficiale del mare. Il loro algoritmo ha rivelato che 7 dei 40 modelli climatici che stanno studiando, prevedono l’arresto totale della convezione, portando ad un brusco raffreddamento del Mare Labrador: da 2 a 3°C in meno di 10 anni. Questo a sua volta diminuirebbe drasticamente le temperature costiere del nord Atlantico.

Illustrazione del rapido raffreddamento nella circolazione previsto da un modello di clima. Sinistra: Cambiamento della temperatura superficiale del mare nel tempo. Destra: Cambiamento proiettato nella temperatura dell’aria a livello dell’oceano tra inizio e fine del XXI secolo. Credit: Giovanni Sgubin-EPOC

 

Ma tale raffreddamento rapido è una reale possibilità? (Dopo tutto, solo una manciata dei modelli ha sostenuto questa proiezione.) Per rispondere a questa domanda, i ricercatori hanno affilato il parametro critico che innesca la convezione invernale: la stratificazione dell’oceano. Infatti, 11 dei 40 modelli hanno incorporato la variazione verticale nella densità delle masse d’acqua oceaniche. E di questi 11 modelli, che potremmo anche considerare più affidabili, 5 (cioè il 45% dei modelli) prevedono un rapido calo delle temperature del Nord Atlantico.

Queste proiezioni possono essere testate un giorno con i dati reali del progetto internazionale OSNAP, le cui squadre stanno ancorando strumenti scientifici all’interno della circolazione subpolare. Se queste predizioni vengono sostenute e le acque dell’Atlantico settentrionale si raffredderamno rapidamente nei prossimi anni, le politiche di adattamento al cambiamento climatico per le regioni che confinano con il Nord Atlantico dovranno tener conto di tale fenomeno.

Fonte: https://phys.org/news/2017-02-rapid-north-atlantic-cooling-21st.html

Dobbiamo preoccuparci?
Forse…

….o forse no!

In molti, specialmente i “caldisti”, hanno sempre sostenuto che il film The Day After Tomorrow fosse solo ed esclusivamente fantascienza (e neanche tanto buona). In realtà, in quei 124 minuti di film, vengono condensati, FORSE, circa 120 anni di cambiamenti climatici.

Ieri abbiamo pubblicato questo grafico… il quale mostra, in modo inequivocabile, un netto raffreddamento proprio del Nord Atlantico esaminato dalla ricerca di cui sopra. Oggi il grafico viene aggiornato con il seguente:

 

E possiamo notare facilmente che in appena 24 ore, sono stati persi circa 0.279°C di temperatura. Notevole!

Ma qual’è la causa di un tale raffreddamento?

Di sicuro abbiamo 2 fattori che concorrono a tale scopo:

 

  1. Bassa Attività Solare
    Nel grafico seguente possiamo vedere chiaramente che l’attività solare è gradualmente aumentata fino a circa il 1960 (ciclo solare 19). Successivamente c’è stato un ciclo debole… a partire dal quale, l’attività solare ha iniziato il suo lento ed inesorabile declino. Un ciclo 21 (1980) ed un 22 quasi identici (in realtà il secondo è stato leggermente più debole), seguiti da un 23 abbastanza debole ed un 24, l’attuale che si sta concludendo, molto più debole del 23, hanno prodotto notevoli cambiamenti di temperatura e quantità di energia totale ricevuta dagli oceani. Durante tale periodo (dal 1980 ad oggi), gli oceani hanno controbilanciato il calo della temperatura superficiale con una risalita della temperatura dalle profondità oceaniche. Oggi, evidentemente, tale calore sta diminuendo ed il risultato è quello evidenziato dal grafico qui sopra. Ovvero… un rapido raffreddamento delle acque superficiali.
  2. Fusione degli Iceberg
    Ad aprile di quest’anno abbiamo visto che vi è stato un notevole incremento degli Iceberg giunti a largo delle coste di Terranova. La spiegazione dei “caldisti” è stata ovviamente quella che tale numero, un vero e proprio record, è da imputare ai cambiamenti climatici. In realtà la spiegazione è di tutt’altro genere. Il numero totale di Iceberg è cambiato molto poco… ma quello che è accaduto quest’anno, è che, a differenza degli altri anni, tali iceberg NON SI SONO SCIOLTI durante il loro percorso dalle zone più a nord del Mare di Labrador fino a Terranova. E non si sono sciolti perché, molto probabilmente, le temperature dell’acqua non erano sufficientemente alte.

Il primo è l’Indice AMO che, nonostante i suoi alti e bassi, sta comunque diminuendo. Il secondo è la già citata Corrente del Golfo… che da secoli è in lenta e costante diminuzione.
La presenza di così tanti iceberg e così a sud infatti, è spiegabile non tanto con un forte raffreddamento del Mare del Labrador, quanto con una non sufficientemente calda e forte Corrente del Golfo.

Cosa comporterà tale raffreddamento?

Prima di avventurarci nelle varie ipotesi è bene continuare a monitorare la situazione. Lo faremo costantemente… e periodicamente ne scriveremo qui sul Blog.

Ma considerando che è da quella zona che partono la maggior parte delle perturbazioni artico-marittime che giungono in Europa, forse potremmo aspettarci ondate di freddo più intense rispetto a quelle cui eravamo abituati negli ultimi anni.

E qui, ancora una volta, si ritorna alle previsioni che negli ultimi giorni si rincorrono tra i vari siti web… ovvero la forte probabilità di un inverno molto rigido per l’intera Europa.

Dimenticavo… prima che lo chiedete voi ve lo dico io.

Cosa ci aspetta per il prossimo inverno? Forse qualcosa di mai visto. O forse no. L’italia ha una storia climatica tutta particolare. Qualcuno ha fatto notare, giustamente, che la nostra previsione di un’estate fresca e piovosa non è stata rispettata. Certo… non in Italia… unica nazione europea, insieme a parte della Spagna e parte della Grecia, nella quale le temperature sono state normali (nessun record o temperature mai viste prima…). Ma basta parlare con qualcuno che vive in Francia, Germania o in Nord Europa, e vi diranno che la temperatura, quasi ovunque nell’Europa continentale, ha superato i 25°C. E quando lo ha fatto è stato per un brevissimo periodo. Dei conoscenti, ad esempio, mi hanno testimoniato che da loro, nel nord-est della Francia, ha quasi sempre piovuto. E nella zona di Parigi ha sempre fatto abbastanza freddo per essere estate.

Quindi aspettiamoci comunque una situazione particolare… con la quasi certezza che nelle solite regioni adriatiche, ci sarà anche quest’anno un’abbondante quantità di neve al suolo.

Del resto, nella lontana Siberia, sta già nevicando abbondantemente e in anticipo!

Ecco, Le prime forti nevicate ad Aldan, In Siberia, Sakha/Yakutiya dei giorni scorsi

Bernardo Mattiucci
Attività Solare

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Fabio Fornara

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