Editoriali — 13 Ottobre 2014

Pubblichiamo questo interessante editoriale sulla scomparsa della neve nel Novarese, scritto da Luca Dal Bello

 

 

Partiamo con una premessa sull’andamento nivometrico che ha caratterizzato l’areale padano negli ultimi 25-30 anni, chiamati in gergo meteofilo “era del global-warming”, che sostanzialmente comprende tutto il periodo iniziato con il grande shift climatico avvenuto in Europa, Italia compresa, nel biennio 1987-88.
Dopo un periodo storico caratterizzato da normali oscillazioni nivometriche interstagionali, ma in un contesto in cui nevicava mediamente di più rispetto ad ora, tra il 1988 e il 2003 il Nord Italia ha assistito ad uno spaventoso calo della nevosità, che ha toccato i minimi storici. Frequentemente gli inverni trascorrevano sotto l’egida di un caldo anticiclone azzorriano, gonfiato a dismisura verso l’Europa, che impediva che si realizzassero configurazioni invernali favorevoli all’Italia e in particolare al settentrione (le rare irruzioni fredde finivano quasi sempre al sud Italia). Spesso interi inverni trascorrevano senza che si vedesse un fiocco, o al massimo con 1-2 episodi nevosi di poco conto.
Dall’inverno 2003-04 (a partire dal notevole episodio del 19/21 febbraio) fortunatamente la musica è un po’ cambiata: anche se talora ci sono state invernate avare di neve (2007, 2008 e 2014) complessivamente gli inverni sono tornati più dinamici e la nevosità è tornata ad aumentare quasi ovunque.

Ciò su cui vale la pena di soffermarsi è l’irregolarità che ha accompagnato la ripresa delle nevicate nel nord Italia avvenuta tra il 2004 e il 2013.
Mentre la maggior parte delle zone del nord Italia in fatto di nevosità stagionale sono riuscite nell’ultimo decennio a tornare sui livelli storici o quasi, esiste un’area, compresa tra il biellese e il novarese, in cui la ripresa nivometrica si è manifestata in modo meno efficace.
Sì, negli ultimi anni ha nevicato mediamente di più rispetto al triste periodo 1988-2003, ma la neve, a differenza delle altre zone, non è mai riuscita a tornare nella media storica.
Senza contare che, proprio in quell’area, manca ormai da moltissimo tempo un evento nevoso di portata straordinaria, mentre altrove eventi di quel tipo si sono verificati più e più volte.

Prendendo come riferimento la serie nivometrica amatoriale di Briona, curata dall’autore di questo articolo (la serie inizia dall’inverno 2004-05), una nevicata da mezzo metro manca presumibilmente dall’ormai remoto gennaio 1987.
Ma non solo!!!…Ormai è dal 5 febbraio 2010 che manca anche una “normalissima” nevicata a doppia cifra, uguale o superiore a 10 cm (quel giorno ne caddero 11, per la cronaca).
Il tutto mentre tutte le altre zone, comprese quelle che hanno una media nivometrica stagionale inferiore, hanno visto nevicate di portata straordinaria più e più volte (l’Emilia e la Romagna ripetutamente tra il 2010 e il 2013, senza contare l’epocale nevicata romagnola del febbraio 2012, poi il basso Piemonte negli stessi anni, la Lombardia a più riprese tra il 2009 e il 2013 ecc.)
L’unica zona “immune” da nevicate significative è stata esclusivamente quella compresa tra il biellese e il novarese, denominata “sfigozona” dagli appassionati meteo proprio per l’incredibile dose di sfortuna che ha avuto negli ultimi anni in fatto di neve.

L’inverno 2012-13, poi, è stato l’emblema di cotanta sfortuna…mentre poco più a est si susseguivano con regolarità per tutta la stagione nevicate anche di 15/30 cm, il novarese, specie l’area occidentale, è quasi sempre stato a guardare o al massimo ha ottenuto pochi cm.
Mentre ovunque si raddoppiavano o triplicavano le proprie medie di riferimento, il novarese ha faticato ad entrare in media o al massimo l’ha superata di poco nell’area orientale…Briona per esempio, con 37 cm di neve caduti dal 7 dicembre al 24 febbraio, ha chiuso per un pelo in media storica. Nella località presa come riferimento, un inverno sopramedia nivometrica manca da ben 5 anni (ovvero dal 2009-10, quando caddero 53 cm), caso unico in tutto il nord Italia.

La modalità per cui le nevicate sfumano oppure vengono fortemente ridimensionate rispetto alle previsioni, ha sempre il solito copione…avvicinandosi all’evento i LAM promettono cm su cm, ma poi alla fine la depressione si forma sempre di quel poco troppo a nord, o troppo a sud, o troppo a est per premiare il novarese con accumuli significativi. E molto spesso, in corso di evento, si attivano richiami favonici inopportuni “dal nulla” a scaldare le termiche e a inibire le precipitazioni (fenomeno denominato in gergo “borino”).

Sfiga? Sicuramente, di sfiga ce n’è tanta. Ma a questo punto l’autore del presente articolo pensa che ci sia di mezzo una mal celata tendenza del clima a impedire che nevichi in modo consistente in quell’area.
Il lettore si starà chiedendo perchè…ebbene, la risposta sembra banale ma è molto semplice: la colpa è del global-warming, che ormai ha raggiunto livelli elevatissimi, scombinando completamente quelle che erano le normali dinamiche climatiche che caratterizzavano gli inverni del passato.

Ma come agisce il global warming sulla nevosità novarese, facendo sì che la “sfigozona” sia l’area che in assoluto risente di più del calo della nivometria rispetto alle altre?
Ebbene, il GW agisce in due modi:
da un lato ha mitigato gli inverni, aumentando la probabilità di avere avvezioni miti durante i potenziali episodi invernali;
dall’altro ha agito sulle configurazioni medie, rendendo troppo invadente l’anticiclone azzorriano.
Del resto, il lettore provi a pensarci facendo una veloce considerazione sulla tipologia più frequente delle nevicate nelle varie aree del nord.

In Emilia Romagna nevica prevalentemente sotto irruzione: quindi, pur in presenza di GW, che gli nevichi sotto un’isoterma -10 o sotto un’isoterma -9, alla fine fa poca differenza

Nel basso Piemonte il cuscino freddo è molto forte, quindi avere 2-3 ore di neve in più o in meno, non fa tutta questa differenza. Inoltre il basso Piemonte viene premiato dal regime nivometrico invernale che vede succedersi, come giusto che sia, minimi mediterranei “bassi” con discreta regolarità…quindi bene o male la nevicata da 30/50 cm in pianura nel basso Piemonte la fa ogni inverno

E poi c’è il discorso delle zone a nord del Po e delle pedemontane…in quelle zone nevica prevalentemente sotto raddolcimento e non sotto avvezione fredda (salvo specifici casi), e molto spesso le nevicate avvengono in condizioni termiche “al limite”, quando basta un niente per passare dalla neve alla pioggia o viceversa. Ecco, a nord del Po avere un grado in più può significare avere mezza giornata di neve in meno rispetto alle nevicate del passato. Ed ecco spiegato perchè a sud del Po il calo della nevosità si è sentito meno rispetto alle aree a nord del Po

Il lettore a questo punto obietterà “ma tu hai parlato di sfigozona, non di zone a nord del Po”.

Ebbene…

Prendendo in esame esclusivamente le aree a nord del Po, è la sfigozona a detenere il primato di calo della nevosità dell’intero nord Italia. “Perchè”, si starà giustamente chiedendo il lettore?
Perchè in questo interviene il secondo fattore, ovvero la maggior invadenza dell’anticiclone azzorriano (chiamato in gergo “maiale”) rispetto al passato.
Avere un maiale invadente, comporta la difficoltà di avere ciclogenesi favorevoli alle aree pedemontane del NW, segnatamente quelle di biellese e novarese.
Ormai durante l’inverno, è quasi completamente scomparsa quella configurazione che storicamente riusciva a premiare la sfigozona, ovvero la ciclogenesi francese (in particolare quella posizione tra Golfo del Leone e Provenza).
Spesso gli affondi perturbati tendono ad essere troppo bassi e/o troppo orientali, andando a “tagliare le gambe” al nord-ovest, sfigozona in particolare, ed andando a premiare invece la Lombardia, in particolare dal varesotto orientale/comasco verso est.

Quindi, a parità di “danni” subiti dal global warming, almeno la Lombardia riesce frequentemente ad avere configurazioni favorevoli, cosa che invece ormai non accade più per la sfigozona.

La commistione di tutti questi fattori che “giocano contro” ha fatto sì che il calo nivometrico avuto tra il biellese e il novarese sia stato maggiore rispetto alle altre zone.

Prospettive per il futuro?
Qua ahimè arriviamo alle note dolenti
Se la tendenza al riscaldamento globale dovesse continuare, nei prossimi anni assisteremo ad un ulteriore calo della nivometria.
Questo calo interesserà plausibilmente tutte le zone, ma in particolare quelle “già martoriate” dalla sfortuna, ovvero i citati biellese e novarese.
Gli inverni 2012-13 e 2013-14 sono stati un campanello d’allarme in tal senso: di freddo non se ne è quasi visto, in particolare nel 2013-14, e di neve…lasciamo perdere.
E’ facile pensare -ovviamente l’autore dell’articolo spera di sbagliarsi- che di eventi nevosi importanti in quelle zone non se ne vedranno quasi più.
Al limite ce ne saranno pochissimi e con tempi di ritorno molto lunghi.
Con viva speranza, ma con preoccupazione, guardiamo al futuro
Luca Dal Bello (alias “Nix novariensis” nei forum meteo)

 

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Meteo Sincero

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