Musica, Eventi & Meteo — 29 luglio 2015

Per la rubrica.. E’ tempo di… Musica: Luglio 197 – Gentle Giant: “Acquiring the taste”. Ci sono molti vinili appartenenti alla Zioteca che mi sentirei di consigliare ad occhi chiusi certo di non incorrere negli strali dei di me molto più competenti amici musicisti, pescando random tra i grandissimi della storia la scelta non sarebbe così ardua.

Per altri sono sicuro, l’assenso riporterebbe una percentuale più vicina alle possibilità della Juve di vincere la Champions ( lo dico da Gobbo,…) che ai numeri del partito comunista bulgaro nelle elezioni di qualche decennio fa. Con il disco di oggi ci siamo giocati anche l’eventuale finale al Meazza di Milano!
Siamo nel 1971 prima stagione di un biennio portatore di perle discografiche assolute e di affermazione internazionale di piccoli e grandi gruppi del genere progressivo.

I Gentle Giant nascono da un’idea dei fratelli Derek, Ray e Phil Shulman a cui si aggiungono l’abilissimo tastierista violoncellista polistrumentista e compositore Kerry Minnear, il talentuoso ex-chitarrista blues Gary Green e il batterista Martin Smith; esordio nel novembre 1970 con l’album eponimo miscela jazz rock classica che inizia a respirare l’aria nuova della scena britannica di quel periodo.

La musica di questo straordinario combo, caratterizzata da arrangiamenti complessi e da una fusione di stili diversi ha nel desiderio costante di sperimentare il suo agente propulsore e questa intenzione di assaggiare e assaporare le novità propria a Phil Shulman e Kerry Minnear sono chiare e dichiarate già nelle note di copertina ( bellissima per altro, una lingua che lecca un’albicocca, per altri un pene con preservativo , allusione al servilismo nei confronti dell’industria discografica) del secondo lavoro;
l’intento è quello di espandere la musica popular, anche a costo di diventare impopolari ma con un dato centrale, che ogni composizione sia unica ed irripetibile.

La registrazione presso i grandi spazi degli studi Advision permette al sestetto di aggiungere alla normale strumentazione rock chitarra, basso, batteria e voce, piano elettrico, pianoforte, organo, mellotron, il vibrafono, Moog, clavicembali , timpani, maracas, campanacci, contralto e sax tenore, clarinetto, tromba, claves, violino, viola, violino elettrico, chitarra spagnola, tamburello, chitarra 12 corde, organo. il risultato è un assieme di accordi complessi, armonie inusuali e qualche stranezza musicale.

Le tracce che per la maggior parte si susseguono senza soluzione di continuità, compongono a mio modo di vedere, un disco perfettamente equilibrato tra sperimentazione,fantasia ed ascoltabilità, emblema della poetica musicale del gruppo che intreccia e miscela la forma canzone, il blues,la musica classica e la fuga in chiave rock dando vita ad atmosfere ora fiabesche, rinascimentali quasi cameristice, ora più energiche e rocciose. L’opener “Pantagruel’s Nativity” è una gemma assoluta non solo nel repertorio Gentile ma dell’intero Prog con la sua introduzione multitraccia in stile classico di moog, cantato, chitarra acustica e fiati in sottofondo, fino all’improvviso ingresso della chitarra con un riff portante, solo di vibrafono e coro quasi gotico.

Edge Of Twilight è musica da atmosfera, ottoni, fiati, quasi avanguardia, morbida melodia ed un po di inno inglese e qualcosa del Pierrot Lunaire di Arnold Schonberg.
“The House, The Street, The Room” con le sue parentesi classiche e degli intermezzi tra lo strambo e lo sperimentale ha un suono duro esaltato dal solo hard di chitarra, mentre la title track è una breve composizione per sinth Moog quasi pastorale.

“Wreck” passa dai riff rock di chitarra al folk degli archi dei fiati con un’eleganza ed una continuità straordinaria mentre “Black Cat” presenta atmosfere più notturne con riff di violini interrotte da uno sperimentale intermezzo strumentale.
Concludono il disco “The moon is Down” in cui affiorano nella mia mente echi psichedelici dei primi Traffic o di Crosby, Stills, Nash, un po di Liszt e di Barber e “Plain truth” con il suo violino wah-wah suonato da Ray Shulman molto vicino ad una chitarra in stile Hendrix.

Ultima simpatica curiosità “godereccia” sulla copertina del vinile: aprendola nelal sua interezza in modo che si veda anche il retro vediamo una lingua gocciolante fuoriuscire dalla bocca e sotto un frutto, probabilmente un’albicocca in cui troviamo un coltello piantato.
Acquisizione del gusto potrei dire da goloso…

Io però giro l’immagine di 90 gradi ( nomen omen ..) e lascio a voi ogni commento…

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