Slider — 03 Marzo 2018

L’evento freddo dei giorni scorsi rientra negli storici eventi associati a scompaginamento del vortice polare con conseguenti fughe meridiane e retrogressive di estensioni o lobi dello stesso. La dinamica del flusso della fascia cosidetta temperata, regolata dalle differenze termiche di latitudine e dalla rotazione terrestre, definisce un corso mediamente ovest-est, più o meno ondulato, che, in talune circostanze, può subire perturbazioni significative che ne alterano la dinamica e che liberano i flussi dalle regole del forcing zonale. Tutti i grandi eventi freddi che ci riguardano prendono le mosse da tali scompaginamenti che disegnano aree anticicloniche dinamiche in sedi settentrionali inconsuete spingendo correnti fredde, poli freddi e corsi antizonali verso le nostre latitudini. Si tratta di fasi che si ripetono con una certa periodicità e che fanno parte della storia di meteorologia e climatologia. Gli appassionati meteo, e soprattutto i freddisti o freddofili, ne conservano la memoria in archivi o li ricordano con più o meno dettagli. Leggendo il mio archivio posso rammentare, senza scomodare la storia più antica rappresentata soprattutto dagli inverni del 1929, del 1956 e del 1963, eventi del genere e nevosi, più o meno estremi e vissuti realmente, nel 1968, 1979, 1985, 1991, 1995, 2001, 2005, 2009, 2010, 2012, 2013. Del resto la neve sulle alte regioni tirreniche, ovvero dalle mie parti, non è evento particolarmente frequente e quando si verifica si verifica proprio in coincidenza di fatti, più o meno moderati o drastici, del genere. Di sicuro l’ultimo della serie e dei giorni scorsi è da inserire, per dinamica se non per durata, proprio tra quelli più drastici. Il medesimo, significativo per intensità e per dinamica retrogressiva, avrebbe, infatti, potuto avere conseguenze ben più storiche e in sintonia con quelle più estreme (es 1956, 1985….) solo se il polo freddo avesse trovato una maggiore resistenza in diezione ovest e si fosse maggiormente concentrato e soffermato in mediterraneo. Invece ha investito il mediterraneo settentrionale da est continuando la libera fuga retrograda verso ovest a riaprire la porta dello zonale e a ridisegnare, rapidamente, il corso standard ovest-est. Il disegno, riferito alla situazione attuale, in tal senso è esplicito e mostra il corso del freddo oramai sull’alto atlantico e molto a largo, nonché la porta dell’ovest aperta al flusso occidentale umido ed instabile che, nelle ultime ore si è ripreso la regia di comando e che sembra avere intenzione di comandare per un bel pò. Per il ritorno del freddo eventuale, che alcuni modelli prevedono tra la metà del mese e il finale di seconda decade, c’è tempo e vedremo…

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Pierangelo Perelli

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Daniele Baroni

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