Editoriali Slider — 26 Aprile 2020

Dover parlare già di promontori africani non fa piacere. Oltremodo rimette in moto pensieri ed inquietudini sul clima influenzato dall’effetto dei gas serra. Come sappiamo, la teoria relativa, sostenuta dalla comunità scientifica, con l’eccezione di pochi eretici, trova la sua ovvia giustificazione tecnica nel fatto che i gas serra hanno un certo effetto, ma trova anche ovvie difficoltà ad essere ammessa come certezza assoluta per il fatto che il modello terra-atmosfera, con i numerosissimi parametri fisici che la caratterizzano, non è certamente ed esattamente riproducibile in laboratorio. Ovvio che se la teoria del riscaldamento antropico ha difficoltà a trovare dimostrazioni assolute figuriamoci la teoria opposta, che, meno che mai, può essere dimostrata. Chi ammette che il riscaldamento antropico non c’è di sicuro, ammette una certezza che certezza non può essere. Rimane, per forza, cioè, una ipotesi. Sento dire, da qualche eretico, che il clima sulla terra non è influenzato dagli effetti delle attività umane ma ha le sue leggi, tra le quali quelle intrinsicamente legate all’azione del jet stream. Orbene, questo è un dire, però, che non dice niente perché è così influenzato dal jet stream che il jet stream continuerebbe ad influenzarlo sia che la terra riscaldi, per effetto antropico o no, e sia che raffreddi. Ovverosia, il jet stream nasce dal differente riscaldamento delle varie latitudini della terra e dalla rotazione terrestre, elementi che continuerebbero ad esistere, più o meno, anche in caso di evoluzioni climatiche da caldo o da freddo. E semmai, pur continuando ad essere un regista del clima, verrebbe, a sua volta, ad essere influenzato dai riscaldamenti o dai raffreddamenti. Ed a proposito di jet stream, nella carta della situazione prevista in quota intorno al 6 maggio (linee bianche corrispondenti alle isoipse) ho disegnato anche i punti previsti in cui il flusso della corrente a getto va in accelerazione, creando quelle zone dette jet streak e particolarmente influenti in termini di sviluppo delle depressioni e loro movimento. E li ho disegnati perché ci consentono di capire meglio il contesto favorevole alla possibilità che il promontorio africano mediterraneo, previsto in sviluppo a partire dai giorni 2-3, abbia vita breve per effetto di un riavvio del forcing zonale e di una spinta atlantica in grado di muovere tutta la situazione da ovest ad est. Naturalmente, come sempre è vero nel caso di previsioni a medio e a lungo termine, siamo nel campo delle ipotesi, ma, per fortuna, al momento, quella di un africano non così solido o invulnerabile, è quella più accreditata…

Pierangelo Perelli

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