Uno sbarco con un barcone improvvisato. La guardia costiera che intercetta gli immigrati, li cattura e li arresta.
Succede in Italia? Neanche per sogno, interverrebbe l’Ue con una sonora bacchettata. A Malta? Non in questo caso.
E’ accaduto in Algeria, e i “clandestini” erano spagnoli. E’ un primo effetto della crisi economica, o molto più probabilmente il mondo che si è capovolto. La notizia, curiosa, è riportata sul sito www.algerie360.com , in lingua francese, e non è affatto una bufala né un pesce d’aprile ritardato a maggio. In Spagna la crisi c’è, si sente. Non può stupire che un disoccupato, soprattutto del settore edile (quello più colpito, come in Italia), cerchi fortuna in Algeria, un Paese che gode di forti piani di sviluppo finanziati dai proventi delle vendite del gas e del petrolio.
Il problema è che l’Algeria, a differenza dell’Italia ma forse anche di tutta l’Europa, preferisce che la maggior parte di quanto speso venga utilizzato per creare sviluppo interno. E non c’è nulla da eccepire. Proprio per questo istituisce joint venture quasi solamente con soci locali e impone limitazioni forti all’importazione di beni, oltre a mettere parecchi bastoni tra le ruote per la concessione dei visti, per non parlare dei permessi di lavoro. Nulla a che vedere con i ridicoli “problemi burocratici” per i permessi di soggiorno italiani tanto sbandierati e denunciati dai sindacati nostrani.
Il controllo del territorio in Algeria è inoltre irreprensibile, per questo è alquanto difficile che un lavoratore “clandestino” non sia scoperto.
Che l’Algeria sia un Paese ricco è risaputo, oltre che dai disoccupati spagnoli in cerca di fortuna, anche da molte imprese straniere che si stanno insediando: spagnole, portoghesi, turche, cinesi, ma anche italiane.
Chi crede nella favoletta del “nordafricani ricchi” che accoglieranno a braccia aperte spagnoli e italiani in tempi di crisi, dopo essere stati maltrattati e vilipesi dagli stessi “europei razzisti”, dovrà ben presto rivedere le sue illusioni.
I giovani iberici speravano di trovare lavoro presso alcune delle compagnie spagnole che hanno sede in Algeria, ma non c’è stato nulla da fare. Impossibilitati a ottenere il visto, hanno deciso di tentare la via dell’immigrazione clandestina, ma arrivati nei pressi di Orano, città portuale dell’Algeria nordoccidentale, sono stati intercettati e arrestati dalla guardia costiera. Ora attendono di essere rimpatriati.
Altro che solidarietà reciproca. Altro che riconoscenza. Non ci saranno mai barconi di europei diretti in Nord-Africa, come sognano gli “alternativi”, ma, anche in caso di uno scenario di questo tipo, i “ricchi europei diventati poveri” verrebbero subito rispediti indietro.
Il vero paradiso dei clandestini, purtroppo, è l’Europa, o forse solo l’Italia. Checché se ne dica.

 

La crisi che capovolge il mondo: disoccupati spagnoli emigrano in Algeria. E vengono respinti

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Daniele Baroni

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