Paganella — 16 Dicembre 2013


MASSE DI ARIA ARTICA INVESTONO DI NUOVO L’EUROPA

ROMA 19 FEBBRAIO 1956

Questo mese di febbraio, che sarà ricordato negli annali meteorologici come uno dei più rigidi e tempestosi, pare deciso a mantenere fino all’ultimo le sue caratteristiche, che gli hanno già conquistato più di un triste primato.
Abbiamo già notato l’altra volta che l’inverno in Italia può assumere fisionomie diverse a seconda della prevalenza, sulle nostre regioni, di questo o di quello dei grandi sistemi circolatori europei.
Può predominare il massiccio anticiclone russo, e allora avremo, in generale, afflusso di masse freddissime, ma non troppo umide; può prevalere l’anticiclone atlantico (nella sua posizione normale), e ci attenderà una stagione umida e relativamente mite.
I due anticicloni potranno restare separati, e allora, nello spazio rimasto libero fra di essi, s’insinueranno le formazioni cicloniche atlantiche, e scenderanno ad influenzarci direttamente;
potranno invece congiungersi, e allora resteremo, per così dire, isolati nel nostro Mediterraneo, dove molto spesso si formeranno dei sistemi depressionari autonomi.
La varietà peggiore si ha quando l’anticiclone atlantico si espande, o si sposta, troppo a nord: verso l’Islanda, per esempio, e sul Mare di Norvegia, o sulle regioni scandinave e Finlandia.
In tal caso esso attira nella propria circolazione le masse artiche freddissime, e altamente instabili e di grande spessore proveniente dalle regioni polari, e le caccia verso sud dove esse apportano, oltreché bassissime temperature, anche venti violenti, a raffiche, nevicate, tormente, piogge e temporali.
Questa è la situazione che si è presentata sull’Europa nella prima decade di febbraio.
Inutile parlare delle sue conseguenze, che già pesano sul cuore di tutti gli italiani.
Alla fine della prima decade nessun meteorologo avrebbe potuto giudicare la situazione altro che come pessima, e dotata di carattere di persistenza.
Era da prevedere, cioè, che il maltempo e il freddo avrebbero perdurato ancora per vari giorni, e più a lungo sull’Italia meridionale.
Fino al giorno 14, infatti, i successivi scaglioni di aria artica sono continuati a discendere sull’Italia, alimentando, fra l’altro, una serie di perturbazioni mediterranee.
Dal giorno 15, in concomitanza con l’attenuarsi delle alte pressioni sull’Europa settentrionale e col ritirarsi verso sud – ovest dell’anticiclone atlantico, le condizioni generali hanno accennato anche ad un certo miglioramento.
Benchè il freddo persistesse intenso, già il 15 le precipitazioni erano praticamente cessate sull’Alta Italia e il 16 su buona parte dell’Italia centrale, mentre fra il 16 e il 17 si riducevano assai anche sulle regioni meridionali.
Sembrava quindi che il peggio fosse passato, e già i meteorologi – e non soltanto loro! – si preparavano a trarre un sospiro di sollievo.
Senonchè ad infrangere questa illusione, si stava preparando un fatto nuovo.
Già il 16 febbraio proveniente dal medio Atlantico, una depressione non molto profonda aveva approdato alle coste ispano – marocchine; era evidente che essa si sarebbe spostata verso levante, fino ad interessarci;
ma si poteva sperare, sul principio che la sua azione sarebbe stata debole e limitata alle nostre regioni più meridionali.
Invece già ieri 17 si è visto che le cose andavano in tutt’altro modo: la depressione, alimentata dalle masse fredde già affluite sul Mediterraneo e dalle masse temperate umide del medio Atlantico, aumentava rapidamente di velocità e d’intensità.
Ieri sera era sulla Tunisia, a 993 millibar; oggi è sul medio – basso Tirreno, a 986 millibar ( 739mm.)
il che, per l’Italia costituisce una profondità assai notevole.
Il maltempo è quindi ricominciato con rinnovata intensità: oggi nevica dal Veneto a tutte le regioni centrali (Roma ha avuto la sua quinta e abbondante nevicata), piove e nevica sulle regioni meridionali; venti violenti di nord – est a settentrione e di sud – ovest a mezzogiorni spazzano gran parte d’Italia.
Le temperature si sono mantenute in questi giorni su valori estremamente bassi.
Ricordiamo che, fra gli inverni rigidissimi di questo secolo, uno dei più segnalati e dei più studiati fu quello del 1929, caratterizzato per quasi tutto il mese di febbraio, dall’assoluto predominio dell’anticiclone russo, che portò le temperature in Italia a minime notevolissime.
Un altro inverno eccezionale fu quello del ’46.
Ora quanto appare fino da ora, il febbraio del 1956 supera in rigore anche quegli inverni memorabili.
Per esempio, dal giorno 11 in poi, Torino ha veduto il termometro discendere a -20; -21, e persino a 23 gradi centigradi sotto lo zero, mentre normalmente la minima di febbraio si aggira sui -1;
nel 1929 essa non discese al di sotto di 14 gradi sotto lo zero, (Moncalieri), e nel 1946 raggiunse i -18,5.
Roma, per cui la minima normale del mese è di 4.4 gradi sopra lo zero, ha toccato i -7, mentre nel 1929 la minima assoluta fu di -5,4 e nel 1946 di -6,5;
Per trovare valori più bassi occorre risalire a più di un secolo addietro ( nel febbraio del 1845 si ebbe infatti a Roma la minima di -8.2).
La pessima situazione di oggi presenta anche un altro carattere preoccupante, cosa che induce a pensare che il maltempo non sia per esaurirsi così presto:
la pressione risale sull’Europa settentrionae.
L’anticiclone russo, a nord – est ha raggiunto un valore straordinariamente elevato, sui 1070 millibar, cioè oltre 800mm., superiore al record del 1907 ossia ( 1066 millibar ); inoltre l’anticiclone atlantico si va di nuovo estendendo verso l’Islanda e l’Oceano Glaciale.
Tutto questo, insieme con la probabile nuova formazione di una linea di perturbazioni mediterranee, costituisce un indice assai significativo della persistenza del maltempo – sia pure con qualche temporanea attenuazione, come per esempio potrebbe avvenire domani sulle regioni meridionali e centrali – e della persistenza del freddo per vari altri giorni ancora.

Raoul Bilancini – dell’Università di Roma
 

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Daniele Baroni

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