Paganella — 16 Dicembre 2013



CONTRO IL MURO DI NEVE

Appena passata la stazioncina di Gualdo Tadino il treno ha proseguito la corsa in fondo al canalone ferroviario i cui fianchi sono coperti di neve.
Ad un tratto, subito dopo una ampia curva, il convoglio ha avuto un sobbalzo, i viaggiatori hanno udito lo stridere dei freni e il treno si è fermato.
Tutti si sono affacciati ai finestrini.
Il motivo del brusco arresto era evidente: la locomotiva era finita contro un muro compatto di neve altro almeno tre metri.
I più animosi hanno cercato di aprire un varco.
Impossibile.
Oltre quel muro la neve si stendeva, a mucchi irregolari, ora di mezzo metro, ora altissimi, coprendo i binari e tutta la parte inferiore della lunga trincea.
E continuava a nevicare.
Lo sgomento si impadronì di non pochi viaggiatori.
Intorno non si vedeva che la distesa uniforme della neve e qualche albero quasi interamente coperto, non un filo di fumo, una casa, un campanile.
Qualche donna scoppiò in pianto; due giovani toscani si offrirono di andare in cerca di aiuto.
Ma come avventurarsi in quel deserto di neve?
Le ore trascorsero lente, angosciose.
Venne il crepuscolo e subito la sera.
<Si accorgeranno di noi?> chiedeva lamentosamente una donna di Ancona che con i due figlioletti andava a Roma per raggiungere il marito.
La scomparsa del treno era già stata segnalata in tutte le stazioni del compartimento ferroviario.
Il prefetto di Perugia aveva chiesto l’invio di elicotteri per la ricognizione.
Il ministero dei Trasporti Onorevole Angelini, subito informato, aveva provveduto a chiedere l’intervento dei ministeri degli interni, del Lavori Pubblici e della Difesa.
Gli elicotteri non tardarono ad individuare il convoglio che facendo azionare la locomotiva teneva tutte le luci accese.
Altri mezzi aerei furono mandati sul posto per sganciare viveri e coperte.
I duecentocinquanta viaggiatori si apprestarono così a trascorrere la notte:
una terribile notte isolati da una invalicabile barriera di neve.
In qualche scompartimento uomini e donne pregavano, in altri si tentava di cantare, in altri si fingeva di dormire in quell’attesa interminabile.
Intanto i mezzi spartineve ferroviari si muovevano da Foligno.
Squadre di soccorso con mezzi meccanici partivano da Fabriano, da Gualdo tadino e da Gaifana.
Erano composte di carabinieri, di civili e in ognuna si trovavano dei medici.
Arrivò l’alba.
E nevicava ancora.
Il treno numero 71 con tutti i suoi viaggiatori era ancora isolato nel gelo della campagna.
neppure gli elicotteri potevano essere impiegati, tanta era la furia del maltempo.
Nelle vetture del treno non si udiva più alcuna parola, uomini, donne e bambini si guardavano muti, e atterriti.
Quando sarebbero arrivati i soccorsi?
Finalmente verso le 7 di questa mattina, una colonna di cinquecento spalatori fra cui due medici arrivava al treno, dopo aver aperto un varco verso Gaifana.
Ma l’odissea non era ancora finita.
Ricevuti viveri e bevande calde i passeggeri del “71” dovettero trascorrere ancora tutta la mattinata nelle vetture in fondo al trincerone zeppo di neve.
Soltanto alle 14,30 incolonnati e curvi per la spossatezza, sorretti dai soccorritori, poterono raggiungere Gaifana.
Di qui con mezzi di fortuna venivano portati a Foligno.
Nel Lazio anche altri treni sono rimasti bloccati a causa della neve pure in circostanze meno drammatiche e impressionanti.
Tre treni sono fermi tra Collarmerle e Pescina, uno spartineve ferroviario presso Sulmona.
Reparti dell’esercito sono ovunque all’opera per sbloccare i binari.
Dopo una tregua di qualche giorno la neve e il freddo hanno fatto la loro ricomparsa a Roma e in tutto il Centro – Sud.

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Daniele Baroni

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