Editoriali Slider — 17 febbraio 2018

Non capita tutti i giorni di osservare mappe meteo come quella del disegno, identificativa della situazione prevista in quota da ECMWF il 27 febbraio. E’ oramai patrimonio comune dei vari modelli la focalizzazione, per quel periodo, di un lobo del ramo siberiano del vortice polare in deciso e perfetto moto retrogrado o antizonale all’altezza dell’europa centrale. Il fenomeno appartiene agli annali dei grandi richiami freddi e merita la considerazione che meritano le bombe gelide in grado di apportare fasi davvero rigide sul continente. Il movimento dell’aria che muove dal nord europa può iniziare già a partire da inizio terza decade, secondo una dinamica progressivamente orientata nella direzione di un aumento barico verso nord-est e di afflussi freddi conseguenti. Un’ulteriore maturazione di rinforzi altopressori in sede scandinava ed oltre può, quindi e successivamente, rinforzare ulteriormente l’azione retrogressiva ed attirare verso occidente la estesa e profonda goccia fredda descritta. I vortici come il suddetto, liberi di muovere slegati dalle briglie del forcing occidentale, costituiscono una sorta di mine vaganti, dalla traiettoria di non facile previsione e tutta da scoprire. Nel loro moto traslatorio, mediamente retrogrado, possono smarcarsi velocemente verso l’oceano alle latitudini medie del continente (simbologia blu), ma possono anche, ostacolati verso occidente, guadagnare latitudini piuttosto basse (simbologia azzurra e viola) ed influenzare, con assi di saccatura secondari e ciclogenesi relative, i territori iberici e mediterranei. Nel primo caso, fermo restando l’innesco di un corso freddo orientale, i fenomeni più rilevanti non interessano il mediterraneo se non marginalmente; nel secondo si possono, invece, determinare condizioni cicloniche mediterranee di tutto rispetto, eventualmente di segno marcatamente invernale nel caso di una azione più diretta e meno allargata verso iberia e vicino oceano. Va detto che, al momento, l’ipotesi più rappresentata dai modelli, è quella del moto est-ovest alle latitudini medie e verso l’oceano; ma, di certo, l’ipotesi che la bomba gelida possa, invece, coinvolgere il mediterraneo centro-occidentale, non possiamo escluderla. Tra un marcato evento freddo e un corso del freddo che corre ai margini, che se ne va verso occidente e si perde nei meandri dell’atlantico riportandoci il grande ovest, in fondo, il passo non è poi così lungo. E vedremo…

 

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Pierangelo Perelli

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