Editoriali Slider — 06 Febbraio 2024

Il corso dei prossimi giorni e che ci conduce al fine settimana è abbastanza ben delineato e si caratterizza con il cambio di circolazione già descritto in precedenza ed orientato nel segno di un ritorno dell’atlantico. Il cedimento del promontorio che ci ha accompagnato per molto tempo consentirà di riaprire al classico tempo che arriva da ovest e che si presenta con ondulazioni negative ed anche con affondi di una certa consistenza. Come affondo, che potrebbe anche essere di chiusura, è da considerare, in particolare, quello proprio del fine settimana, giacché associato ad una discreta saccatura e, forse, anche al contesto di un certo ritorno di caratteristiche meteo più tipiche del periodo. Una tale saccatura, presumibilmente ciclogenetica, è, di sicuro, da disegnare come il motivo di un guasto e di un calo termico abbastanza generalizzati. Semmai c’è ancora molto da analizzare e da verificare sulle possibilità che una tale chiusura, come in certi casi del genere accade, possa evolvere nella direzione di una vera e propria irruzione o nella direzione di una apertura a correnti fredde dell’est. E questo per il fatto che i movimenti successivi al transito di detto guasto, inquadrabili nel corso della prossima settimana, non sono ancora ben decifrabili e, al netto dell’inevitabile raffreddamento che accompagna detto transito, in verità, all’arrivo di veri afflussi freddi, non appaiono così favorevoli. Di fatto sembrano profilarsi rialzi barici alle latitudini settentrionali del continente e frenate del corso zonale oltre una certa latitudine, ma nell’ambito di una invadenza del sub-tropicale e di una sua certa spinta verso est alle nostre latitudini che, rispetto al progredire da nord o da est, di nuclei freddi, non può che essere di ostacolo. Ma comunque vedremo. Il disegno illustra la situazione generale prevista intorno ai giorni 12/13, indicando il sistema ciclonico che, nelle vesti di una ampia saccatura estesa dai mari del nord alla penisola balcanica, ci ha interessato e si è spostato verso levante disponendo il suo asse lungo una direzione nord-ovest/sud-est. Nello stesso disegno, con l’aiuto della simbologia (frecce medie dei flussi in quota e frecce piccole dei flussi al suolo), si può cogliere la fisionomia del quadro evolutivo sopra accennato, ed ovvero quello di un‘aria fredda che, ostacolata da invadenza anticiclonica alle nostre latitudini (frecce rosse grandi in basso), ci raggiunge solo in parte, e che, in concomitanza di rialzi barici dinamici alle alte latitudini (frecce rosse grandi in alto), tende ad invorticarsi ed a stabilire flussi antizonali piuttosto a nord…

Pierangelo Perelli

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