Editoriali Slider — 02 Gennaio 2021

Se guardiamo il disegno della situazione prevista in quota ed al suolo intorno ai giorni 7-8 gennaio notiamo che il contesto generale è destinato, grosso modo, a mantenersi sulla fisionomia attuale, quale quella semi-bloccata o stazionaria fatta di affondi artici lungo l’europa occidentale e di un disegno ad estesa saccatura che ingloba buona parte del continente. La conseguenza logica per l’italia è quella di un tempo instabile, associato a ritornante occidentale o sud-occidentale umida e foriera di sistemi perturbati. Si aggiunga a tutto questo anche l’influenza di infiltrazioni fredde, soprattutto in quota, capaci di fornire a tutto il quadro un minimo di fisionomia invernale. Ma ci sono anche, guardando bene nelle carte dell’evoluzione prevista da qui ad inizio seconda decade, variazioni al tema o spunti che meritano interesse. Nell’insieme non sembra che la situazione possa alla fine sfociare in qualcosa di significativamente più freddo o che si possano avere contesti di gelo, ma è altrettanto vero che un oscillare del profilo barico tra la figura di una saccatura disposta lungo i meridiani e quella di un disporsi del flusso freddo in modo anti-zonale alle latitudini dell’europa centrale, qualche elemento di riflessione in tal senso lo crea. Se a questo aggiungiamo un russo siberiano termico che mostra una certa maggiore intraprendenza verso occidente possiamo certamente mettere in campo un minimo di possibilità che qualche ciclogenesi mediterranea finisca per essere in grado di risucchiare un pò di quell’aria fredda dell’est finora destinata a latitudini ben più elevate. Profilo blu e profilo viola delle frecce piccole vogliono simboleggiare, appunto, l’oscillazione sopra menzionata e ciò a cui tende l’andamento generale in quota da qui (colore blu) ad inizio settimana (colore viola), secondo un trend che potrebbe, (il condizionale è d’obbligo) come detto, aumentare il grado di influenza mediterranea dell’aria fredda continentale (un pò di neve a bassa quota anche al centro?). E’ poi altresì vero che sono escluse chiusure di blocco in tal senso e, di conseguenza, afflussi continentali diretti, giacché, a seguire ed in dirittura di fine decade, la porta groenlandese sembra tornare ad aprirsi per ristabilire il precedente disegno meridiano. Ma, nel contempo, non possiamo totalmente escludere, vista una tendenziale maggiore disposizione dell’alta pressione nord-atlantica sull’europa e verso est e tra le varie possibilità evolutive, affondi dell’aria artica in quota, meridiani se non retrogradi, capaci di attivare ciclogenesi mediterranee in un contesto di contemporanea, seppur magari temporanea, interazione con il sopramenzionato russo-siberiano (vedi simbologia con le frecce grandi indicative del polo freddo in discesa verso l’iberia, della depressione al suolo in approfondimento ed in risalita, del richiamo freddo da est). Le speranze di un freddo vero rimangono in ogni caso tali, ma, quantomeno, gli ultimi run confortano l’idea di disegni un pò meno totalmente nord-atlantici ed un pò più di segno continentale. Vediamo…

Pierangelo Perelli

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