Editoriali Slider — 02 Maggio 2026

La conferma del cambiamento meteo in vista traccia la linea generale di un processo che vede l’avanzare di una saccatura nel contesto di un atlantico deciso a guadagnare verso ovest e verso sud. Il cammino delle perturbazioni atlantiche non sarà, però, così agevole; e questo anche al netto di una evoluzione destinata a riportare tempo variabile, a tratti perturbato. Oltre al disegno della situazione generale prevista nel medio termine ed intorno ai giorni 5/6 ho voluto disegnare il corrispondente andamento del jet stream, con gli streak, dei 200 hPa, quale profilo indicativo di quello che può essere il trend o il quadro dei forcing e degli elementi protagonisti in gioco. Osservando il medesimo disegno si possono dedurre una spinta zonale oceanica in sedi settentrionali e centro-settentrionali ad ovest della groenlandia e una generale spinta meridiana che, da oriente rispetto a quelle sedi, riesce a guadagnare, seppur moderatamente, sino al medio atlantico delle latitudini dell’iberia e dell’africa nord-occidentale. Nel complesso tutto questo ci segnala, rispetto alla fase attuale, una fase tutta nuova, di matrice certamente oceanica, ma anche nel segno di un profilo delle onde che non esclude l’azione del sub-tropicale su basso mediterraneo centro-orientale ed europa orientale. E ci segnala che, al netto di infiltrazioni prossime in grado di guastare il tempo sul mediterraneo settentrionale in primis, rimane da valutare, nell’ottica delle tendenze di medio-lungo termine, l’eventuale influenza di tale elemento quale azione frenante quanto meno alle medio-basse latitudini. Dopo una prima fase, che vede protagonista il passaggio del 5/6 maggio si può, infatti e nel corso dei giorni successivi, considerare la possibilità che gli affondi atlantici tendano a maturare in un profilo ben meridiano, con una ampia saccatura estesa dall’islanda all’oceano afro-iberico e con un promontorio sub-tropicale ben disposto su mediterraneo meridionale centro-orientale e penisola balcanica. E questo in un contesto configurativo associato a un deciso flusso in quota sud-occidentale, più o meno negativamente influente sulla nostra penisola a seconda della sua posizione in latitudine ed in longitudine, ma in cui è sempre da considerare l’opposizione del promontorio dinamico ad est. Il consolidamento, poi, di una disposizione a saccatura plastica sull’europa occidentale, e con transito di onde successive in un percorso a pendolo e ad interessare o lambire il nostro centro-nord, è fisionoma possibile per il lungo termine, ma è anche una prospettiva ancora troppo lontana e tutta da rivedere…

Pierangelo Perelli

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