Editoriali Slider — 28 Gennaio 2026

Coloro a cui poco interessa fare, scrivere, dire, relativamente ad una qualunque materia scientifica o artistica, cose riconoscibili in termini di valore e di pensiero, hanno, comunque e sul piano delle interazioni sul web, pane per i loro denti. Il numero di like, le interazioni di approvazione, la quantità di seguito relativo nei confronti di post ed articoli il cui valore, scientifico o artistico, è scarso, nullo o di segno negativo, superano, spesso e volentieri, quelli relativi a post ed articoli che meritano, invece, considerazione. E’ un brutto segno di tempi in cui, su internet, e social soprattutto, domina la sottocultura piuttosto che la cultura. Ed è un peccato giacché un mondo dove la gente trascura cose insignificanti, fake, e similari, e considera, invece, cose che hanno valore, che hanno un senso, che informano correttamente, che corrispondono alla realtà dei fatti, ecc. sarebbe un mondo migliore. La meteo sta dentro a questo concetto per intero; tant’è che quando si legge da qualche parte, nel bel mezzo dei tanti discutibili modi di, questa povera meteo, trattarla, che l’attuale grande freddo USA è sinonimo del fatto che non esiste il GW, e si vede che certa roba riceve molte interazioni, una domanda dobbiamo porcela. E dobbiamo porcela per vari motivi; ad es. perché se questo dire lo dice l’uomo della strada è un conto, mentre se lo dice qualcuno che si definisce esperto posso cominciare a ritenere che tanto esperto non sia, a meno che non rientri nel quadro di coloro a cui poco interessa dire o scrivere cose con un senso ed a cui interessa piuttosto fare cassa di interazioni. Io credo che trattando di meteo pubblicamente, ma anche di altro, bisognerebbe, tutti, sia esperti che appassionati, fare uno forzo per scrivere o dire cose che hanno un minimo di senso scientifico. E questo, per fortuna, in molti casi accade; ma, in molti altri, no. La situazione meteo in corso e che proseguirà anche nei prossimi giorni è rappresentata da un dominio incontrastato dell’atlantico e da una corrente che traina, lungo l’oceano e lungo l’europa centro-meridionale, successive onde negative o sistemi perturbati. Da cui il tipico tempo tanto variabile/perturbato quanto associato ad una perfetta situazione mobile, fatta di ondulazioni poco marcate. Quanto attiene, in termini di bassi strati, alle aree anticicloniche, soprattutto di natura termica che, in inverno, tendono a dominare la scena siberiana, artica o delle alte latitudini, attiene a qualcosa che, per il momento, ci riguarda assai poco, giacché le stesse configurazioni, tenute a bada dalla dominante zonale, se ne rimangono distanti e, appunto, alle alte latitudini. Dinamica di flussi e di centri barici non può del tutto escludere che, anche in un contesto oceanico come questo, l’aria fredda non possa scendere di latitudine fino a coinvolgere quanto meno le latitudini delle nostre regioni settentrionali; ma la possibilità di una tale discesa del fronte polare rimane alquanto remota ed occorrono evoluzioni che, al momento e per il prossimo futuro, non sembrano potersi concretizzare. Anche la possibilità che il flusso atlantico subisca una interruzione così da configurare una storia decisamente diversa ed in grado di alimentare speranze freddiste da situazione dinamica appare alquanto lontana. Il mio disegno indica la situazione generale prevista per l’inizio di febbraio e conferma, in pieno, il solido dominio atlantico suddetto…

Pierangelo Perelli

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