Editoriali Slider — 27 Febbraio 2026

Parlare sempre di clima e delle relative controversie associate diventa anche noioso e stucchevole. Del resto l’opposizione all’evidenza, alle prove scientifiche ed all’oggettivo valore delle cose, che, in ogni campo, esiste ed esisterà sempre, non merita considerazione. Come si fa, ad es., a dire, che a sanremo c’è della musica. Non c’è, punto e basta. E come si fa, anche solo se sei un osservatore appassionato che segue il tempo da una cinquantina d’anni, a non vedere o capire il disastro climatico che ha fatto scomparire l’inverno, o quasi, dal mediterraneo e dall’italia. Questo è, e non possiamo farci niente. Così come non possiamo, in nessun modo, far capire la faccenda a chi sta alla scienza ed alla reltà oggettiva dei fatti come il cavolo sta alla merenda. Certa gente la lasciamo bollire nel suo brodo, anche se magari dovrebbe esserci una censura che la cancella dallo scrivere e dire bischerate in pubblico, e basta. L’orrendo febbraio in corso, paragonabile ad un mese di ottobre o di aprile, lascia una eredità, all’inizio di marzo, in cui risulta marcata o netta la presenza di un ormai familiare sub-tropicale, alquanto alto di latitudine, invadente, e che, forte di un promontorio in area mediterranea, tiene a bada il flusso atlantico, e concede, al massimo, la solita infiltrazione forzatamente meridiana destinata all’altrettanto solito cut-off iberico. Nel disegno, riferito alla situazione prevista intorno al 3/4 marzo, si può notare, nel contesto della fascia sub-tropicale suddetta, una solida presenza dell’anticiclone atlantico sino a latitudini abbastanza alte, ma non in grado di affondare saccature da nord-ovest proprio in virtù di quella che, in relazione a rimonte afro-mediterranee, è oramai una realtà configurativa consolidata e ben frequente in tutte le stagioni. L’osservazione del disegno è, appunto, assai espressiva nel dare l’idea di una fascia anticiclonica dinamica che, rispetto al corso zonale del flusso perturbato ben più a nord e caratterizzato da depressioni alquanto profonde in un quadro di forte gradiente termico e barico, lascia spazio solo a modeste infiltrazioni che si presentano come una sorta di crepa nel muro. Difficile prevedere il destino successivo del menzionato cut-off iberico, ma è assai probabile che, piuttosto che guadagnare verso est, tenda a scendere e ristagnare, almeno temporaneamente, nell’entroterra africano. E’ pur vero che potrebbe poi traslare verso levante in un contesto di possibile moderata diminuzione generale della pressione in mediterraneo e, magari, segnare, nel lungo termine, un cambiamento della situazione; ma per confermare o non confermare tutto questo bisognerà vedere nei prossimi giorni…

Pierangelo Perelli

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