La brutta cosa di questo mondo di internet dello scrivere a proprio piacimento cose assurde, che si tratti di scienza o anche di altre cose, ma nel caso della scienza con ovvia aggravante, è, certamente, legata, alla ricerca spasmodica di visibilità ed a scopi commerciali. E non importa se detta visibilità passa attraverso critiche e derisioni piuttosto che attraverso consenso. Contano le molte interazioni a prescindere. Del resto, in un mondo in cui le baggianate sul clima le dicono illustri presidenti, questo ed altro. Dopo il fallimento, abbondantemente già scritto in epoca non sospetta, di previsioni di una seconda metà di gennaio da freddo storico, certi benpensanti, abituati ai fallimenti ma che non demordono neanche se li metti alla gogna, hanno già cominciato a trasferire detto freddo storico a febbraio, come se, in una meteo che, quando appena credibile, non è in grado di dirti, in modo preciso, cosa succede oltre i 5-7 giorni, ne sapessero più della meteo che è materia di grandi meteorologi di fama mondiale. C’è anche chi guarda alla stratosfera e sta osservando, con interesse, il possibile split del VPS che, certe proiezioni, indicano per fine prima decade di febbraio. Qui, però e naturalmente, siamo in una dimensione ben più seria e razionale, tant’è che guardare alla stratosfera è cosa, per meteorologi e climatologi, assai naturale, viste le implicazioni che la stratosfera ha sul VP. Un pò meno serio, a mio parere, è, però, un modo superficiale di utilizzare dette proiezioni di stratwarming, peraltro di lungo termine e, dunque, con l’affidabilità che hanno le proiezioni di lungo termine, per disegnare scenari futuri su scenari futuri, che, ahimé, lasciano il tempo che trovano per vari motivi. Infatti il cosiddetto coupling avviene, ma non spesso, anzi; se avviene non è detto che incida sul VP in maniera da portarci il freddo, anche se la storia ci insegna che, in alcuni casi, rari, lo può portare (gli esempi del 1985 e del 2018); le proiezioni di così lungo termine hanno probabilità bassa. Il grande freddo di questo fine gennaio ce lo racconta il mio disegno che, molto schematicamente ed approssimativamente, illustra la situazione generale prevista a livello emisferico intorno ai giorni 27/28. Detta rappresentazione è perfettamente simbolica, della tendenza, come minimo, dei giorni con i quali andrà a concludersi gennaio, e mostra, oltre al quadro del VP (colori) associato ad un contesto mediterraneo perfettamente atlantico, quello del freddo che corre tra la fascia depressionaria, oceanica appunto, e le figure anticicloniche, di matrice dinamica e/o termica (vedi colori e vedi linee bianche delle isobare) che interessano le alte latitudini, l’area artica e l’area siberiana. Un confine, questo, rappresentato dal cosiddetto flusso antizonale delle easterlies o delle correnti fredde che corrono da est ad ovest (vedi frecce blu). E si può vedere come le medesime siano disposte stabilmente ben distanti e come il mediterraneo sia interessato da flussi di opposta matrice…
Pierangelo Perelli






























