Editoriali Slider — 24 Febbraio 2026

Gli strafalcioni che si leggono qua e là sulle tendenze climatiche compongono un campionario davvero ricco. Uno di quelli che predominano è il prendere a riferimento, per ammettere che non esiste il GW, certi significativi eventi freddi in atto o della stagione. E secondo un modo di dire e di trattare l’argomento, che, ahimé, non può essere associabile ad una apprezzabile conoscenza della materia ma, purtroppo, neanche ad una grande manifestazione di intelligenza. Ai fini dello stabilire il trend del clima occorre analizzarlo in archi temporali molto ampi, guardando ad elementi specifici come l’andamento della posizione del fronte polare rispetto alla latitudine, l’andamento della T media a livello planetario, l’andamento del jet stream, e molto di altro. Per di più quando si osservano eventi freddi intensi ascrivibili ad ampie ondulazioni del jet stream in senso negativo occorre sempre, nel contempo, guardare a cosa accade al livello di tutto l’emisfero, giacché si scoprirebbe, in vari casi, che ad ondulazioni molto negative corrispondono, da qualche altra parte, onde di opposto segno e frutto di eventi con temperature alte o sopra la norma. Gli scienziati, tra l’altro, includono, nel trend climatico guidato dal GW, la possibilità di più frequenti, intensi e rapidi rallentamenti del flusso zonale, capaci di eventi estremi sia nel senso del freddo che del caldo. Ed esistono, pertanto, parecchie ragioni che devono indurre a non considerare eventuali eventi freddi, anche estremi, espressione di qualcosa che sconfessa il GW e quanto la scienza ha, e da tempo, ben dimostrato. E se una rondine non fa primavera, ovverosia non è l’andamento di una stagione a decidere dove va il clima, nel caso degli inverni mediterranei gli anni associati ad inverni parecchio blandi e miti cominciano ad essere parecchi e tali da rappresentare un campione di un certo valore statistico significativo. Anche l’inverno che ci sta per salutare non è che abbia detto molto e può essere, tranquillamente, aggiunto al campione. Una sbuffata in gennaio e niente di più, con un febbraio, per i freddisti, davvero inclemente, e che, dopo aver regalato una lunga fase zonale perturbata è sfociato, in questi ultimi tempi, in un contesto addirittura di matrice sub-tropicale. Un contesto di matrice sub-tropicale non così marcato ma neanche trascurabile, tra l’altro protagonista non solo in mediterraneo ma, per come si può vedere nel mio schema, sinteticamente rappresentativo del VP a livello emisferico riferito alla fine del mese o all’inizio di marzo, anche ben più ad oriente. Nello schema si può apprezzare, infatti, come la fascia del sub-tropicale tenda a tenere alto e sulle sue il VP, concedendogli solo infiltrazioni destinate a modesti cut-off, sia all’altezza di africa nord-occidentale ed iberia, e sia anche ad est del mediterraneo. Nulla a che vedere con quei rallentamenti che aprono ad estensioni, franche e prive di resistenza, del VP verso sud, e che disegnano le fasi invernali fredde…

Pierangelo Perelli

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