E’ caduta grandine soltanto sulla mia vigna: sono rovinato” (Nostro servizio particolare) Castelletto Merli, 2 agosto, (ma.) la grandine ha colpito ancora. Nel tardo pomeriggio di ieri il flagello ha investito alcune zone collinari isolate causando danni per decine di milioni di lire. Il maltempo si è accanito soprattutto contro un lembo di terra lungo alcuni chilometri, situato in una località compresa tra i comuni di Castelletto Merli e Ponzano. Per decine di agricoltori la vendemmia si è chiusa con due mesi ! di anticipo. I chicchi di grandine hanno letteralmente spappolato acini e grappoli d’uva recando danni ingenti anche alle altre colture. Nella frazione Torrefangato di Castelletto Merli il nubifragio ha lasciato dietro uno spettacolo desolante: i pampini sembrano recisi a colpi di falcetto, la vita è stata ridotta ad un cumulo di fogliame lacerato. A ventiquattro ore di distanza il flagello lascia ancora intravedere i suoi inconfondibili segni. I chicchi di grandine, ammucchiati nel cortile di una fattoria, non si sono ancora completamente sciolti alla luce del sole. E’ bastato un quarto d’ora di nubifragio per annientare le fatiche e le speranze di un anno di lavoro. Nel compiere il primo sopralluogo per constatare l’entità dei danni, gli occhi di qualche contadino si sono inumiditi di lacrime. «Faccio l’agricoltore da nove anni — dice Leonzio Ferrerò, 50 anni, proprietario di una grossa fattoria, situata nei pressi di Castelletto Merli —. Avevo messo a coltivazione quarantamila piante di grignolino: poteva essere una vendemmia superlativa. Per intére giornate mia moglie ed io siamo abbrustoliti sotto un sole di quarantadue gradi per raddrizzare e curare le viti: ecco ora il risultato di tutte le nostre fatiche. La grandine ci ha portato via circa il 90 per cento del raccolto». Il visitatore che il giorno successivo al nubifragio si reca ad ispezionare i filari colpiti affonda ancora nel fango. «E’ successo tutto in un attimo — dice Giorgina Ferrerò —. C’è stato qualche alito di vento, il cielo si è immediatamente oscurato, poi all’un- prowiso si è scatenato un temporale. Sono subito accor sa a chiudere le finestre. Dap prima ho sentito qualche ru! more strano poi, affacciatami ! prevede alla porta di casa, ho visto i chicchi di grandine che si rompevano sul selciato del cortile. La grandinata è durata circa un’ora, i chicchi cadevano grossi come noci». Il temporale ha colpito solo alcune località. Nella frazione sottostante alla fattoria — un gruppo di case ammucchiate a poche centinaia di metri di distanza — non è caduta una sola goccia d’acqua. TI flagello non ha annientato soltanto la vite: giardini, orti, frutteti sono stati colpiti in analoga misura. Anche il raccolgo di granturco risulta definitivamente compromesso: la grandine ha spappolato le pannocchie disperdendo i chicchi nel terreno. «Quest’anno — continua Leonzio Ferrerò — non raccoglierò proprio nulla. Le mie uniche risorse erano la vite e il granoturco. Non mi resta che passare con l’aratro sul campo colpito. I miei danni ammontano ad alcune decine di milioni di lire». All’agricoltore colpito dalla grandine non resta che compiere la solita operazione di rito: avvisare il sindaco del Comune di residenza, che provvederà a denunciare la calamità all’Ispettorato all’Agricoltura ed a chiedere un sopralluogo immediato. Dopo queste operazioni il contadino dovrà inoltrare alcune pratiche sulla base delle disposizioni previste dalla legge 364. «Si tratta di una legge assolutamente insufficiente — dichiara Antonio Setti, segretario della Associazione Contadini Astigiani —. Essa non’ il risarcimento dei ‘ danni causati da calamità na- j turali, ma solo le stanziamento di contributi parziali che costituiscono ben poca cosa ! di fronte all’entità dei guasti provocati dalla grandine». fclnlbpEvsandi , n Leonzio Ferrerò mostra un grappolo distrutto dalla grandine

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Daniele Baroni

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