Per capire che fine hanno fatto gli inverni mediterranei nell’arco degli ultimi anni (soprattutto negli ultimi 10/20 anni) non occorre essere meteorologi o climatologi. Basta essere appassionati, magari freddisti ed amanti della neve, che seguono il tempo da decenni e decenni. Quello che scrive o racconta certa gente e che contesta questo aspetto rientra in forme di delirio o di narrazione fantasy totalmente priva di riscontri tecnico-scientifici. E’ pur vero che l’appassionato non ha le misure esatte o le analisi esatte; ma lo scarto tra gli inverni di varie decine di anni fa (’60-’70-’80) e quelli degli ultimi 10/20 anni è talmente evidente che anche il semplice appassionato non può non capire o cadere in un errore di valutazione. Personalmente faccio parte di questi appassionati ed anche di quelli che, in tal senso, hanno buona memoria perché osservatori attento nonché appassionati di freddo e neve. E devo anche dire che la rapidità con cui le cose sono cambiate non può far altro che, guardando al futuro, preoccupare. A suo tempo non sussisteva febbraio che, più o meno freddo o più o meno mite, non fornisse fasi o periodi con afflussi balcanici anche nel finale del mese e nell’ambito di un trend tendente alla primavera, con configurazioni che vedevano alte pressioni alle medio-alte latitudini e basse sul mediterraneo centro-orientale. Queste situazioni tipiche del mese e del finale del mese sono praticamente, e da vari anni, scomparse. Anche quest’anno abbiamo assistito ad un mese completamente occidentale, senza estensioni anticicloniche alle medio-alte latitudini, senza relativi blocchi ad ovest e senza presenze, anche appena accennate, del termico russo-siberiano. Magari subentreranno delle irruzioni in marzo, che, però, rispetto a questo discorso, non faranno testo giacché il freddo che fa testo, dal punto di vista climatologico, è quello della stagione invernale. Il disegno mostra la situazione prevista intorno ai giorni 22/23, che indica un libero flusso ovest-est, quale quello che ci ha interessato a lungo, e che, oltretutto e per come si vede, sale anche di latitudine, facendo spazio ad un respiro anticiclonico di matrice decisamente primaverile e destinato a produrre un miglioramento con temperature, certamente non primaverili, ma neanche troppo in sintonia con il periodo. Per come sanno coloro che hanno un minimo di neuroni una rondine non fa primavera; perché non sono certamente una fase meteo, l’andamento di una stagione o l’andamento di alcuni anni a stabilire i trend climatici. Ma di certo, se guardo il disegno che ho fatto della situazione dei prossimi giorni, istintivamente non mi viene di sicuro di pensare ad una configurazione invernale. E febbraio, alla fine, salvo sorprese dell’ultima ora, finirà per salutarci così, e, tra alti e i bassi, con un contesto marcatamente occidentale, a tratti stabile ed a tratti piovoso, senza il benché minimo segno che faccia appena ricordare i febbraio che, molti anni fa, erano…
Pierangelo Perelli






























