Editoriali Slider — 14 Aprile 2021

I segni di una stagione che non decolla o che quando decolla lo fa in maniera atipica ed a suon di africano risultano ampiamente confermati anche per i prossimi giorni e sino almeno ad inizio terza decade. Non possiamo fare altro, allora, che ripeterci e raccontare quanto già raccontato. Il grande flusso dominante occidentale continua e continuerà a fare i capricci, deviando il suo corso in direzione delle alte latitudini o mantenendo attiva una componente groenlandese tutt’altro che foriera di azzorre. Il che significa che eventuali fratture della fascia anticiclonica di media troposfera, che corre dall’atlantico alla scandinavia e che mantiene configurazioni non propriamente primaverili potrebbero non essere il segno di vere e proprie aperture all’occidente ma, piuttosto, il sintomo di una persistente condizione di pulsazioni positive destinate a mantenere elevati valori barici ai piani latitudinari alti. Il che non significa, naturalmente, bordate di autunno o di inverno. Significa semplicemente una stagione un pò sofferta, variabile, magari anche soleggiata, ma sempre con temperature non così elevate, e non priva di occasioni di destabilizzazioni variamente distribuite. Dal disegno della situazione prevista in quota per fine decade quanto detto lo possiamo facilmente estrapolare. E lo possiamo estrapolare osservando la disposizione di un sub-tropicale oceanico assai confinato a largo e spinto in meridiana, la presenza di una falla mediterranea e la presenza di una sorta di cut-off anticiclonico scandinavo. Per come si può ulteriormente dedurre osservando anche la simbologia delle frecce si tratta, nella sostanza, di una configurazione aperta alle sbuffate del nord-est continentale o del nord-atlantico, e, pertanto, a tutto ciò che non permette l’affermazione di una primavera stabile ed associata a quelle pacate ed atlantiche disposizioni sub-tropicali mediterranee nonché a quella variabilità che arriva da occidente e che la primavera la rendono per come dovrebbe essere. E’ pur vero che aperture della fascia anticiclonica del nord-europa come quella che si osserva nel disegno a livello di europa nord-occidentale, possono far pensare a qualcosa che si muove nella direzione di più franche aperture all’occidente, ma lo è altrettanto il fatto che tutto sembra muovere un pò troppo nel senso dei meridiani così da non permetterlo o da permetterlo solo in parte e per fasi temporanee. In questo modo, pertanto, diventa davvero complicato intravedere un momento di cambiamento nella direzione della stagione tipica auspicata, tant’è che una eventuale esplosione di clima caldo e stabile, non impossibile nel corso della terza decade, piuttosto che per merito delle azzorre, potrebbe subentrare per merito di retrogressioni o affondi ben a largo e conseguenti rimonte afro-mediterranee. Ma non andiamo troppo avanti…

Pierangelo Perelli

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Pierangelo Perelli

(2) Readers Comments

  1. buon articolo, anche se non ho ben afferrato la personale convinzione dell’autore nel descrivere le dinamiche atmosferiche attuali coinvolgenti l’areale euro mediterraneo come un qualcosa di anomalo nella stagione primaverile, ma perché qualcuno sa come dovrebbe essere ?

    • grazie per il “buon articolo”. La stagione è come è ma esistono dei criteri di noramalità che servono a definire, sulla base della osservazione del tempo di decenni e decenni ed oltre, le deviazioni, ad es. dalle T medie del periodo, ma anche le deviazioni rispetto a situazioni bariche non estreme ed ovvero non particolarmente lontane da un quadro stagionale di normalità. Ad es. un anticiclone delle azzorre distribuito da ovest in aprile o maggio sul mediterraneo non fa dire che si tratta di una situazione estrema o atipica, ma fa dire che siamo nella norma. Viceversa ad es. un blocco africano esteso sino sulla scandinavia non fa dire che si tratta proprio di una situazione tipica. Tutto qua. Se poi quanto oggi chiamiamo estremo dovesse nell’arco di un secolo diventare molto frequente la meteo potrebbe cominciare a considerarlo situazione normale. Nulla è di per sé estremo o normale, ma lo diventa sulla base di quanto accade e per effetto di analisi statistiche.

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