Il tifo, fatto di opinioni e di opinioni opposte, fa parte di ogni settore, che si tratti di sport, di politica e di altro. Certo che in scienza sa davvero di sgradevole e, in nessun caso, quando di scienza si tratta, dovrebbe esserci. La scienza non vive di opinioni, tanto meno di emotività, ma di fatti oggettivi e di prove. E la meteorologia è una scienza; ma, ahimé, intorno alla medesima fioccano opinioni da tifo che è una bellezza. C’è chi, ad es, poiché sostenitore di teorie, prive di prove, sull’arrivo di decenni di freddo e dell’era glaciale, parla di un inverno diverso dai precedenti e ben più freddo. Personalmente, da freddista, spero davvero in un inverno freddo, che, peraltro, nel caso si verificasse non dimostrerebbe, in termini di teorie e di quale futuro, alcunché (lo storico inverno del 1985 spinse non pochi a definirlo l’inizio dell’era glaciale, che, però, non mi sembra sia arrivata). Finora, però, questo inverno ha fornito i fatti oggettivi di un inverno un pò a metà del guado, né troppo mite e né troppo freddo, con qualche sbuffatina artica, moderata, di breve durata, e niente di più. La memoria di chi, per profonda passione, segue bene il tempo sin da bambino e dagli anni ’60, non può non sapere e ricordare a cosa corrispondono i veri duraturi afflussi freddi, ed ovvero quelli che producono, nelle pozzanghere di campagna delle, come nel mio caso, colline pisane di 100-150 mt di altitudine, quel ghiaccio che non fonde mai o che fonde solo in tarda mattinata o nel pomeriggio. In una delle mattine più fredde del recente afflusso freddo passeggiando in campagna non ho notato pozzanghere di acqua che fossero ghiacciate. Ed eccolo il grande afflusso artico che non si vedeva da decenni; ed eccoli i fatti, inconfutabili, naturalmente associati a temperature, si basse ma, di sicuro, non da vero grande afflusso freddo. Ed a proposito di grande inverno ci attende una fase più mite e umida, di quelle in cui giocano un ruolo in contemporanea il promontorio sub-tropicale e l’aria umida atlantica. Niente di più bello per i freddisti. Torneremo ad osservare qualcosa di interessante dopo metà mese o in dirittura di fine decade, quando prenderà quota una configurazione anticiclonica sull’europa nord-orientale, ibrida per la contemporanea sua affermazione in quota ed anche al suolo nelle vesti dell’anticiclone russo-siberiano. Detta affermazione, vista la partecipazione del sub-tropicale ramo afro-mediterraneo, troverà il modo di strutturarsi come il classico blocco ad omega, disposto tra una sacca oceanica che preme in senso meridiano ed una saccatura fredda sulla parte orientale del continente. Tutto questo ce lo racconta il disegno della situazione generale prevista intorno ai giorni 16/17 (frecce medie indicative della situazione a 500 hPa, frecce piccole indicative dei flussi nei bassi strati), che bene detta le condizioni di un gioco di forza tra i protagonisti suddetti, che può anche creare sogni freddisti, ma la cui evoluzione successiva è bene da valutare nel corso dei prossimi giorni, visto che, al momento, la stessa evoluzione appare assai incerta e, semmai, più favorevole alle componenti occidentali (frecce più grandi). Ma vedremo…
Pierangelo Perelli






























