Editoriali Slider — 02 Gennaio 2026

Esemplare l’evoluzione in corso e che ci attende per i prossimi giorni, ancorata ad uno schema certamente invernale, che, si consideri bene, non è di gelo e né di particolari o marcati afflussi freddi artico-continentali, ma è, di sicuro, abbastanza in linea con il momento stagionale. Peraltro, a fronte di una situazione invernale ma non di gelo, e perfettamente normale per il periodo, mi domando cosa scriverebbero pagine e siti vari al posto degli attuali roboanti titoli su cicloni di neve e di freddo se tornassero gli inverni di una volta, e quelli in cui certe fasi ben più fredde dell’attuale erano la norma. Va beh. Dunque l’evoluzione in corso e che ci attende è, come detto, esemplare rispetto ad uno schema classico e di un certo tipo, ed è anche perfettamente in linea con quanto indicato ed argomentato in precedenza. La fuga dell’aria fredda verso occidente ad agganciare una falla in oceano riporta verso l’alto le temperature perché la stessa aria fredda viene ad essere sostituita da correnti occidentali. Da cui il rialzo termico e il contesto più perturbato. Tuttavia la persistenza, a seguire, del blocco in atlantico, può finire per rendere la medesima depressione, che si muove lenta da ovest alle latitudini del mediterraneo, una depressione che richiama aria da nord-est più fredda, in un quadro in cui tutta la dinamica, sia dei bassi strati che in quota, finisce per disegnarsi o ridisegnarsi come una sistema di segno settentrionale. Da cui la classica situazione con saccatura in quota disposta dai mari del nord al mediterraneo e con depressione sul mediterraneo centro-occidentale. Detto contesto ce lo racconta il disegno della situazione prevista da ECMWF intorno ai giorni 5/6 (colori della situazione in quota e linee bianche isobariche della situazione nei bassi strati).  Si tratta di una situazione figlia dell’aggancio della depressione atlantica, trascinata verso la nostra penisola. E si tratta della classica evoluzione in cui sussiste un peggioramento, inizialmente con rialzi termici e correnti occidentali, seguito da una fase generalmente più fredda o in cui si rifà strada il freddo assaggiato in precedenza. Tant’è che se osserviamo la simbologia indicativa della situazione di 48 ore dopo possiamo apprezzare la struttura di una estensione della saccatura in quota verso sud a costituire un vero e proprio nucleo freddo in quota (frecce blu) e la struttura della menzionata depressione al suolo (linee viola) ancora presente per quanto disposta più a nord o più verso nord-est. E’ il momento in cui la suddetta fase invernale, anche variabile e perturbata a tratti durante i giorni intorno all’epifania, in termini di basse temperature potrebbe raggiungere il suo apice, anche se una previsione dettagliata delle temperature e della distribuzione della instabilità sulla penisola è sempre, in casi come questo, assai difficile…

Pierangelo Perelli

Share

About Author

Pierangelo Perelli

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Informativa sui cookie. Continuando la navigazione ne accetti l'utilizzo maggiori informazioni

Non utilizziamo alcun cookie di profilazione. Sono utilizzati cookie legati alla presenza di plugin di terze parti. Se vuoi saperne di più sul loro utilizzo e leggere come disabilitarne l’uso, leggi la nostraINFORMATIVA

Chiudi