Disastri d'Italia — 17 Settembre 2016

TRECATE– La pioggia oleosa non c’è più ma nei trecatesi è rimasta rabbia, paura e voglia di eliminare subito ogni traccia del disastro.

Si sono perciò subito dati da fare immediatamente e hanno iniziato a lavare le auto, i cortili, i vialetti di casa i balconi, le finestre, le inferriate dei cancelli e tutto ciò che era possibile ripulire.

Ma l’impresa non è certo facile, anzi, risulta essere lunga e faticosa.

Siamo andati per le vie della cittadina a cogliere di persona alcuni commenti. “C’è petrolio dappertutto – ha dichiarato Roberto Manica – anche per chiedere i danni come possiamo quantificarli? Per esempio, non si sa cosa ne sarà delle piante e dei giardini, magari quest’anno sopravvivono ed il prossimo muoiono”. “Il petrolio penetra nel terreno, nelle radici – ha aggiunto la moglie virgina .

E poi dicono che non c’è pericolo per la popolazione però con questo sole il petrolio evapora e noi lo respiriamo.

I balconi poi, sono una cosa spaventosa.

Noi casalinghe vorremmo sapere se possiamo essere sicure quando stendiamo i panni fuori, non vorremmo ritrovarci il bucato inquinato.

L’importanza è che non rientri in funzione il pozzo, perchè noi, dai pozzi di petrolio non abbiamo avuto nessun vantaggio”. “Sembra, anzi, dalle dichiarazioni che sono state fatte – ha concluso Roberto Monica – che a essere di troppo sia la popolazione e non i pozzi”.

Con lui a pulire i vialetti del palazzo c’era Alberto Mazza. “Per ora facciamo tutto noi, a nostre spese, ci siamo messi di buona volontà tra condomini e facciamo un pezzo per sciascuno”. Giuseppe Saronne, che lavora in Svizzera, il colpo è stato durissimo. “Sono 38 anni che lavoro in Svizzera ed ogni tanto ritorno a casa; alla fine dell’anno andrò in pensione e tornerò definitivamente in questo “bel” paeseNel paese in cui lavoro è tutto pulito, le macchine sono tutte fornite di tubo catalitico. E’ da ieri, quando sono tornato, che sto pulendo le inferriate. Ne avremo per un bel pezzo. Chiedere i danni? E chi lo sa, dovrebbero pagarci il lavoro svolto per pulire, ma se ci sarà una richiesta di danni la farò”. È sicuramente un problema quello della stima dei danni.

“Come vuole che chieda i danni; non so a quanto possano corrispondere – ha spiegato Angelo Torone – so che da ieri continuo a pulire. Ieri ho lavato tutto il cortile, oggi sto pulendo le finestre; mia nuora è quella che in famiglia ha avuto pià problemi per pulire la macchina, lavora vicino al pozzo che è saltato, in via Madonna delle Grazie, è tornata a casa con l’auto in uno stato pietoso. L’ha subito portata a far lavare; la mia e quella di mio figlio, invece, spero di poterle lavare con acqua e sapone qui a casa”. “Il danno maggiore che ho avuto riguarda la pulizia del marmo – ha riferito Luigi Ranieri – ieri ho pulito le finestre, le tapparelle, ora sto lavando per la seconda volta i marmi esterni con un’altro prodotto ma non riesco a farli venire puliti, se ci riuscissi non credo che chiederei i danni all’Agip. Il problema è che non si sa cosa usare per pulire”. “Abbiamo cominciato ieri con purte, finestre e balboni ora continuiamo a pulire – ha spiegato Cassiana Pedrinazzi – a poco a poco ogni trecatese pulirà il suo pezzetto. Cosa dobbiamo fare? I più danneggiati sono gli agricoltori, mio marito è fra questi”. “Per la bonifica occorreranno almeno due anni – ha dichiarato il marito Giuseppe Travaglino – poi, per i danni manderanno un tecnico”. Danni ingenti li hanno subiti anche le strutture sportive, ci siamo recati al Tennis Club dove uno dei soci, Luigi Locate, ci ha illustrato la situazione. “I palloni che ricoprono i campi da tennis sono ormai inutilizzabili, non siamo riusciti a trovare un materiale che li possa pulire senza danneggiarli, ovvero mantenendo la loro funzione di impermeabilità; ritirarli così come sono vuol dire, durante l’estate, far attaccare fra loro le parti che, in inverno al momento della riapertura si spaccherebbero. La pista per l’atletica è cosparsa di olio, anche dove non si vede è scivolosa, non si può pulire, è fatta di materiale plastico e forse sarà da rifare completamente. Si salvano i campi coperti, ma gli altri appena si bagnano diventano scivolosi e pericolosi. Nel nostro giro abbiamo incontrato il dottor Giorgio Neri, veterinario. “Non abito a Trecate e danni non ne ho avuti, tranne per la macchina da lavare e per la vetrina dell’ambulatorio da ripulire, comunque avrei qualche consiglio utile a chi possiede degli animali, che in questi giorni risultano essere molto più sottoposti all’inquinamento degli esseri umani, sia perchè stanno per terra, sia perchè solitamente stanno fuori. Bisogna comunque evitare gli allarmismi inutili, grossi problemi non ne ho nnotati, qualche cosa si vede, sintomatologie delle vie respiratorie, quali bruciori di gola, tracheiti, riniti, occhi infiammati, quasi mai sintomi di intossicazione da idrocarburi, mi è capitato un solo caso proveniente dalla zona più colpita, quella della Madonna delle Grazie. La raccomandazione che posso fare è quella di evitare di portare fuori gli animali, anche se l’emergenza è passata. Il problema può verificarsi nel caso in cui gli animali dopo essere usciti si lecchino, è opportuno quindi lavarli subito al rientro per eliminare i residui. Inoltre, l’errore che qualcuno sta facendo è di dare da bere del latte per disintossicarli, è un errore, è nocivo in questo caso perchè gli idrocarburi sono sulubili nei grassi, quindi anche nel latte, in questo modo l’intossicazione è più facile che si verifichi”. Altri cittadini hanno dimostrato la loro rabbia per l’accaduto: “E’ da ieri che stiamo lavando” hanno dichiarato Renzo Trombetta e la moglie Ivana Ferioli. “Sono rimasto a casa per pulire; – ha spiegato Antonio Coriolani mentre lavava la sua automobile – anche il furgone che uso per lavorare è da pulire. Per la casa e i mezzi ho usato dell’ammoniaca ma il prato e il giardino è rovinato, è tutto pieno d’olio. Ed è quello che mi interessa di più, ho dei bambini piccoli che tra un mese, con la bella stagione, vorranno uscire a giocare, su un prato così non potranno di certo. Oggi dovrebbe arrivare un tecnico che mi farà un preventivo; occorrerà rovesciare la terra, livellarla e seminarla nuovamente, ci vorranno due milioni. Certo la situazione è peggiore per chi ha un giardino coltivato”. O per chi, aggiungeremmo noi, vive sulle coltivazioni. E’ il caso di Maria Elisa Rosina, proprietaria dell’azienda agricola di Trecate la Garinina. “La situazione è difficile, i teloni che ricoprono le serre con la pioggia di catrame si sono oscurati, i fiori e le piante non ricevono più la luce necessaria per vivere; per le piante è indispensabile che si trovino in piena loce; inoltre i teli sono stati danneggiati irrimediabilmente, la plastica è colata, si sta sciogliendo curvandosi verso l’interno della serra ed il timore è che con la pioggia possano crearsi delle sacche che, rompendosi, lascino penetrare il petrolio. Sarebbe un danno notevole per le colture. Tra qualche tempo, poi quando il sole scalderà di più, la plastica diverrà porosa e i prodotti inquinanti, evaporando, creeranno qualcosa di simile ad una camera a gas”.

“Un altro problema riguarda la perdita di vendite – ha continuato il marito Martino Villani – Essendo ormai inquinato il terreno, e quindi non coltivabile, chi vorrà comprare queste piante? Noi abbiamo circa 15,000 – 20,000 piantine di verdura, 6,000 di gerani e 10,000 annuali. Noi viviamo con queste produzioni. Ora, indipendentemente dal fatto che ci pagheranno o meno, i teli dovremmo sostituirli e la spesa ammonta a circa 15 milioni, sono 5 i tali da cambiare. “In tanta disgrazia – ha concluso Maria Elisa Rosina – c’è di buono che i tecnici dell’Agip sono venuti subito per fare una perizia dei danni. Ho portato stamattina (giovedì) alle 9,30 la domanda di risarcimento in comune e alle 12,30 erano già qui”.

M.GABRIELLA DI GIOVANNI

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Daniele Baroni

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