Senza categoria — 12 Dicembre 2018

Sgomberata l’autostrada dalla neve Treni in ritardo Il maltempo ha concesso un po’ di tregua, soprattutto nell’Italia centro-settentrionale, ma molte città sono ancora nella morsa del gelo. Le temperature, all’una del pomeriggio di ieri, sono rimaste comprese fra i cinque gradi di Ancona e i nove di Roma. Qualche notizia confortante viene dalla Emilia, dove l’autostrada del Sole è stata sgomberata dalla neve ed è stato parzialmente ripristinato anche il traffico ferroviario, pur con fortissimi ritardo.

27 Novembre 1977 ore 00Z






Il traffico cittadino a Bologna è tornato normale, ma manca ancora l’acqua nella zona di San Ruffilio e di Monte Donato Alto. Squadre di operai stanno rimuovendo gli alberi abbattuti e i rami spezzati che intralciano le vie. Sull’autostrada, nel tratto Bologna-Firenze, si può viaggiare per il momento senza catene, ma si consiglia agli automobilisti di tenerle pronte: alcuni tratti del percorso di montagna, infatti, sono ghiacciati, e la temperatura tende ancora ad abbassarsi. Ieri il traffico si è mantenuto piuttosto intenso perché molti automobilisti bloccati dalla nevicata dell’altro giorno hanno ripreso il viaggio tutti assieme. Situazione critica in alcuni centri della provincia: manca la luce a Castelmaggiore, un centro di il mila abitanti. I valichi dell’Appennino sono riaperti al traffico, ma sono transitabili solo con catene.

A Roma le condizioni della rete elettrica rimangono d’emergenza: agli utenti si raccomanda di limitare al minimo indispensabile i prelievi di energia, per evitare sovraccarichi. Situazione critica in Calabria: alcuni villaggi di montagna sono isolati, le statali 108 bis, 170 del lago Arvo e 107 sono transitabili solo con catene. A Cosenza un nubifragio ha danneggiato tre dei quattro acquedotti. In Sicilia una frana ha interrotto per quattro ore la statale Palermo-Messina: lungo la costa meridionale della Sicilia imperversa una mareggiata che ha messo in difficoltà alcune navi ormeggiate a Gela.

27 Novembre 1977 ore 12Z






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CASTELFRANCO EMILIA — E’ la cronaca di un viaggio in automobile, verso una metà che non sarà mai raggiunta. La metà è Bologna, la base di partenza Milano. Centonovanta chilometri di autostrada, due ore e mezzo di percorso senza violare i Un iti di velocità. M a, nella notte fra sabato e domenica, Bologna è stata inavvicinabile, una fortezza che nemmeno Clausewitz sarebbe riuscito ad espugnare. Una città che sembrava appartenere ad un altro mondo, assediata dal ghiaccio e da interminabili colonne di camion, avamposto di una «frontiera bianca» in un’Italia dove la linea gotica l’avevavo voluta la tormenta e la neve. Dal casello di melegnano, il cammino, che diventerà un cammino speranza, comincia alle sei di sera. Il cielo è limpido, l’aria pulita. Paiono quasi irreali i drammatici bollettini che la radio manda in onda: centinaia di macchine bloccate sull’Appennino; soldati e agenti di pubblica sicurezza che ; portano cibi caldi ai prigionieri; traffico ferroviario sconvolto; tetti e tralicci crollati; paesi senz’acqua e senza luce manca il pane; c’è una gara per organizzare i soccorsi, come nelle grandi calamità.

27 novembre 1977

Lungo ■ l’«Autosole» non c’è il movimento del week-end. Pochi fari a distanza, non occorre impegnarsi in sorpassi, nessuno chiede strada. Casalpusterlengo, Piacenza, Parma. Il tachimetro è sempre sui centotrenta, la media è alta. Ma dove sono gli ingorghi, dove sono le deviazioni? Non resta che attendere qualche attimo. Alle porte di Reggio Emilia, il paesaggio cambia di colpo e si piomba in una dimensione diversa. Campagne coperte di neve, asfalto bagnato, luci gialle intermìttenti. Le frecce indicano che l’autostrada è finita e che bisogna imboccare la vecchia «Emilia». Il tratto da Modena a Bologna è chiuso: ghiaccio, incidenti, tralicci dell’alta tensione sradicati. Hanno via libera solo carri-gru, bulldozer e pattuglie della «stradale». i La vecchia «Emilia» è una ! breve illusione. Ci sono TIR e autobotti, è un azzardo superarli, i fari di chi viene dalla parte opposta abbagliano e stordiscono. Si rallenta a sessanta-sessantacinque all’ora, ma non ci sono «nodi» e anche qui si va avanti. Si attraversano Masone, Rubiera, Clttanova. A Modena la neve è più alta, le strade si stringono come budelli e sono un pantano alcune macchlne lasciate in sosta sul ciglio non riescono a rimettersi in carreggiata. La colonna, ora, è più lunga, più lenta, ha qualche contorsione e ai semafori è più arduo districarsi. Si usano solo le marce basse, prima-seconda-prima. La periferia di M odena è ormai alle spalle, e ci si avvicina come conquistatori a Castelfranco Emilia. Sono le otto en ezzo. La coda si snoda per un paio di chilometri, nell’aria ammorbata dagli scarichi dei motori e nel fragore del Diesel che arrancano. Anche il traguardo di Castelfranco è superato, Bologna non sembra un obiettivo impossibile. M a, poco oltre, la carovana si blocca. Attese senza fine, riprese, ancora tutto fermo. Cinquanta minuti per percorrere un chilometro. Non ci sono notizie, né voci, né curiosità. La gente ha freddo ed è rassegnata. Tutti sono chiusi nella loro scatola di lamiere, cercando di mandare più forte il riscaldamento. Dalla parte opposta arriva una macchina Viene arrestata. Che cosa accade? «Non so, forse laggiù, al ponte di Lavino … E’ ghiacciato, i camion non riescono a passare …».

27 Novembre 1977

Fra i pochi che sono scesi dall’automobile, nascono solidarietà Improvvite. «Io devo andare a Roma, e lei?». «Io a Firenze». «Allora possiamo procedere di conserva. Farà lei da battistrada?». Si guadagnano ancora duecento-trecento metri. Un’altra sosta, un altro balzo. E cosi, in quattro ore, si rubano cinque chilometri. Poi, alle porte di Anzola, non ci simuove più. La colonna ora è lunga dieci chilo3i etri. Una notizia rimbalza da un’auto all’altra «A Lavino, due autobotti si sono incastrate …». Un carabiniere in motocicletta conferma. Qualcuno gli rivolge una domanda senza risposta: «Ma noi, come faremo?». Lui scuote la testa e allarga le braccia. Chi abita a Bologna abbandona la vettura e si avvia a piedi. «Di buona lena, In un paio d’ore saremo a casa». D’improvviso uno lancia un grido: -A tre o quattrocento metri c’è un bar». Decine di persone, padri e madri con i bambini in braccio corrono verso il «ristoro», verso un’oasi che sembra quasi la salvezza. Prendono d’assalto un telefono a gettoni. Ancora code, liti, voci concitate. Una donna afferra la cornetta, compone un numero: «Mamma non preoccuparti, siamo qua, ci rivedremo …». In tutti ormai c’è la consapevolezza che Bologna, per questa notte, è irraggiungibile. Si spengono i fari, ci si organizza per un bivacco disperato e gelido. Chi ha la macchina con una targa del Nord, fa una conversione e ritoma indietro. Gli altri restano tutti il, nella speranza che la fortezza-Bologna prima o poi si arrenda, e che l’assedio non sia senza domani.
Fabio Felicetti

27 Novembre 1977

Due giorni bloccati sull’autostrada . FIRENZE (Pian del Voglio) — Quasi due giorni rinchiusi nella cabina di un camion o nell’abitacolo di un’automobile, completamente isolati in mezzo alla tempesta di neve che ha devastato l’Appennino tosco-emiliano. Cosi hanno trascorso il fine settimana oltre mille automobilisti, prigionieri sull’autostrada FirenzeBologna, trasformata in una gigantesca trappola. E’ stata un’esperienza allucinante. Poteva essere una catastrofe, lo hanno evitato il concorrere di molte circostanze fortunate. Questo ora per ora. la cronacà del blackout Automobilistico. Ore 14.30 di venerdì 25 – Sul tratto appenninico dell’autostrada del Sole cade la prima neve. Il traffico fluisce regolarmente. La direzione della società Autostrade mobilita i mezzi a disposizione, come sempre avviene in casi del genere. Ventiquattro spazzaneve, tredici spargisale e quattro motopale entrano in funzione per mantenere sgombra la carreggiata.

27 Novembre 1977

Ore 19 La situazione comincia a farsi critica. La neve cade con maggior intensità: visibilità ridotta, fondo scivoloso. Nonostante i cartelli lo prescrivono, sono pochissimi i veicoli muniti di catene. Nei due sensi il traffico rallenta, si procede incolonnati. Il lavoro degli spazzaneve diviene sempre più difficoltoso. I mezzi di soccorso sono imprigionati in un fiume di automobili e camion. La neve si accumula sull’asfalto.
Ore 21 – Continua a fioccare. Uno spessore di venti centimetri ricopre la strada. La guida, specialmente per i mezzi pesanti, e estremamente pericolosa. Ore 22 – In località Banzolle quattro autotreni si tamponano e finiscono di traverso sulla carreggiata, ostruendola. Per la corsia Sud, diretta a Firenze, è il collasso. E’ impossibile rimuovere l’ostacolo: dei due carri pesanti dell’ACI, uno è in avaria, l’altro rimane bloccato nel traffico. Ore 2 di sabato – I caselli di Bologna vengono chiusi al traffico. Sulla corsia per Firenze è immobilizzata una colonna lunga circa quindici chilometri. La neve, che continua a cadere, fa precipitare alcuni cavi dell’alta tensione sulla carreggiata, impedendo l’arrivo dei soccorsi provenienti dall’Emilia.

27 Novembre 1977

Ore 4 – Una serie di piccoli incidenti, blocca il traffico anche sulla corsia Nord, in direzione di Bologna sempre in località Banzolle. Ore 5.30 -Il casello di Prato dell’autostrada del Sole viene chiuso al traffico. Sulla corsia Nord è ferma una colonna di automezzi lunga dieci chilometri. Al comando della polizia stradale di Pian del Voglio, il brigadiere Alessandro Eredano e i suopi venti uomini iniziano le operazioni di soccorso. In loro aiuto è arrivato anche il capitano Sergio Romoli Venturi del centro operativo di Firenze. Molte auto della stradale sono bloccate nell’ingorgo. Alla caserma della Stradale di Pian del Voglio vengono trasportate nella giornata di sabato circa 600 persone, tra cui una quarantina di bambini. A chi resta bloccato in auto sono distribuiti, per quanto possibile, coperte e generi di conforto prelevati dallo spaccio del reparto Celere di Firenze. Molti però, in oltre venti ore di attesa, non vedono neppure un mezzo di soccorso. Ore 13 – La neve smette di cadere. In alcuni punti ha raggiunto il metro di altezza. Non gela; se gelasse, diventerebbe quasi impossibile districare dalla neve il groviglio di automobili viglio di automobili lungo chilometri. Per tutto il giorno e tutta la notte, mentre la Stradale presta soccorso alla gente intrappolata nelle auto, gli uomini della società Autostrade lavorano per sbloccare l’ingorgo. Gli spazzaneve liberano la carreggiata, le auto e i camion vengono rimorchiati fuori dalla trappola di neve, deviati verso passaggi nel guard-rail e rispediti nella direzione di provenienza. E’ una fatica estenuante. Per oltre quarantotto ore nessuno dei cento soccorritori circa, tra poliziotti e tecnici dell’autostrada, si concede un momento di pausa. Tutto è reso difficile dalla mancanza di energia elettrica. Il black-out è stato provocato dal cedimento dei tralicci d’alta tensione. Le pompe di benzina sono ferme. Gli addetti ie azionano a mano, girando le vecchie manovelle. Senza elettricità sono bloccati anche i forni. Per avere il pane da distribuire agli automobilisti, la Stradale deve fare arrivare quaranta litri di benzina al fornaio di Pian del Voglio, che può cosi attivare il gruppo elettrogeno autonomo. Nel pomeriggio di sabato arrivano i primi soccorsi da Bologna, anch’essajsepolta sotto la neve.

27 Novembre 1977

Nelle prime ore di domenica, finalmente, cominciano a giungere a Pian del Voglio le auto “liberate”. I guidatori riprendono a bordo le donne e i bambini che erano stati trasportati dalla polizia negli alberghi della zona. Lungo la strada si spengono i falò. I mezzi dell’ACI soccorrono le auto e gli autocarri che il gelo, la mancanza di benzina o qualche piccolo tamponamento hanno immobilizzato definitivamente. Gli spazzaneve finiscono di liberare le corsie. Alle 11,30 viene tagliato l’ultimo filo di alta tensione ancora pericolante, vicino all’area di servizio Cantagallo. Alle-12,15 si riaprono i caselli, il grande happening è finito. . . _ Andrea Bonanni

27 Novembre 1977

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Daniele Baroni

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