Editoriali Slider — 01 settembre 2018

La tendenza del sub-tropicale, ramo oceanico, a fare relativo muro allo zonale e a spingersi verso nord o nord-est, delinea un contesto euro-atlantico nel segno del dinamismo meridiano. In tale dinamismo diventano possibili fasi instabili, capaci di segnare decise e durevoli interruzioni degli ultimi scampoli di estate. L’affondo in corso, derivazione di una saccatura in discesa dal nord atlantico, in un disegno di blocco o semiblocco, con rimonta anticiclonica sull’europa nord-occidentale, può persino vorticizzare e, incastonato nonché non influenzato da apprezzabili forcing occidentali, ristagnare per qualche tempo sul nostro centro-nord. Il suo pigro spostamento verso levante, prevedibile nel corso della prima parte della settimana, potrà poi ridare forza all’estate dell’onda positiva a tergo, ma con tutti i dubbi previsionali che ulteriori spinte meridiane dall’oceano alla scandinavia, previste nel corso dei giorni successivi, possono creare. Il disegno riferisce sulla situazione prevista a metà settimana, mostra l’episodio depressionario in atto oramai tra grecia e turchia, e dà l’idea del ripristino stagionale in mediterraneo. Ma, ad ovest in oceano, mostra anche la ulteriore deviazione del flusso dominante atlantico in direzione dell’islanda, con una onda anticiclonica tuttaltro che favorevole a ripristini di matrice zonale e a mobilizzazioni della nuova saccatura a ridosso dell’iberia. La simbologia di frecce e linee, di fatto, delinea le possibilità di un trend del medio-lungo termine, evidenziato dai forecast attuali, che punta a configurare un disegno con fughe anticicloniche sino alla scandinavia e, per conseguenza, con il disporsi di aree cicloniche lungo un asse di saccatura nord-est/sud-ovest, dall’europa nord-orientale all’iberia, piuttosto stagnante, semi-retrogrado, dagli esiti non di facile previsione per le nostre regioni e, certamente, insidioso. Le correnti sud-occidentali che una siffatta situazione può attivare in sede mediterranea non sono estranee, infatti, alle possibilità di riprese o resistenze del ramo africano, ma neanche a quelle di persistenti infiltrazioni instabili che, sia per effetto della vorticità in sviluppo sull’europa centrale a ridosso delle alpi e sia per effetto della vicina ciclonicità iberica, possono minacciare le nostre regioni settentrionali o centro-settentrionali…

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Pierangelo Perelli

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